azzardo
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(Jamma) – “Nel 2016 i soldi spesi dai giocatori – tra quelli arrivati al Cereso – ammontano ad oltre tre milioni di euro. Numeri pazzeschi anche in virtù della condizione sociale ed economica degli stessi. Infatti, oltre la metà dei giocatori in trattamento è monoreddito”.

È quanto denuncia il Centro reggino di solidarietà (Cereso) rispetto all’impatto del gioco d’azzardo sul territorio di Reggio Calabria. Dal 2009 il Cereso ha strutturato un percorso specifico e diversificato per il gioco d’azzardo patologico, rilevando che chi ne veniva coinvolto era “gente che non aveva mai avuto contatto con il mondo delle dipendenze e che si è trovata sovrastata da un problema capace di fare implodere tutto il sistema familiare e sociale”. Nel 2016 gli utenti che si sono rivolti al centro sono stati 51; i trattamenti in corso sono 18, mentre i pazienti dimessi sono stati 11. “Finanziarie, usurai e prestiti bancari sono i principali strumenti utilizzati dai giocatori per far fronte ai debiti”, prosegue il Cereso, evidenziando che “dai dati in possesso, emerge che il 70% dei giocatori in trattamento ha un’età media di 55 anni”.

“La somma maggiore è stata giocata negli apparecchi (slot e vlt), seguono i gratta e vinci, il loto e le scommesse sportive”, prosegue la nota, rilevando che “il giocatore è prevalentemente maschio, ha un diploma di scuola media superiore e spesso usa tabacco”.

“A Reggio Calabria siamo ben al di sopra le 4mila slot”, rileva Luciano Squillaci, presidente nazionale della Fict, chiedendo che “i fondi siano investiti in modo prioritario per la valorizzazione dei servizi pubblici e delle comunità terapeutiche e nella prevenzione indirizzata ai giovani e over 65”.

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