Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’ Umbria (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro il Comune di di Perugia in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento con cui si è disposto in suo danno “la cessazione dell’attività di raccolta scommesse di cui alla licenza della Questura di Perugia n. 11/E del 2.2.2017, esercitata dal (…), sopra generalizzato, in qualità di titolare della ditta omonima, in violazione del vigente Regolamento comunale sui giochi leciti”; del Regolamento per i giochi leciti del Comune di Perugia, approvato con atto del Consiglio Comunale n. 179 del 12.09.2005 e modificato con atto del Consiglio Comunale n. 23 del 20.02.2017, e segnatamente dell’art. 8 (“Distanze minime e contingenti degli apparecchi”) co. 2; di ogni atto connesso, presupposto, coordinato e consequenziale.

Si legge: “1. Con atto di ricorso notificato il 26 giugno 2017 e depositato il 4 luglio 2017, il signor (…) ha impugnato il provvedimento prot. 2017/96355, con cui il Comune di Perugia gli ha intimato la cessazione dell’attività di raccolta scommesse, recentemente intrapresa nei locali posti alla (…), giusta licenza 2 febbraio 2017 ex art. 88 T.U.L.P.S., per violazione della distanza da luoghi sensibili ai sensi del pertinente regolamento comunale, il cui art. 8, come modificato dalla delibera c.c. n. 23 del 20 febbraio 2017, a sua volta impugnata, vieta detta tipologia di attività a distanze inferiori di 500 metri dai luoghi sensibili (nella fattispecie sopra tutto edifici scolastici).

2. L’impugnativa è stata affidata al seguente motivo:

I. Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 6, commi 1 e 2 della legge regionale n. 21/2004 “ratione temporis” vigente. Usurpazione di competenza da parte del Comune in relazione ad una normativa riservata alla legislazione concorrente di Stato e Regione. Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 3, comma 2 e 4, comma 1, delle Preleggi. Eccesso di potere per falsità del presupposto, difetto d’istruttoria, sviamento, abnormità.

Sostiene in sintesi il ricorrente che l’art. 6 della legge regionale n. 21/2004, recante il contestato limite distanziometrico, andrebbe riferito alle sole sale giochi in senso stretto e non anche alle sale di raccolta scommesse, avuto riguardo anche ai lavori preparatori della norma, tanto che solo con la recente novella, introdotta dalla legge regionale n. 7/2017, il divieto è stato ampliato alle sale scommesse.

L’estensione comunale alle sale scommesse costituirebbe dunque un atto esorbitante dai poteri civici ed una indebita applicazione retroattiva della recente disciplina regionale.

3. Il Comune di Perugia si è costituito in giudizio eccependo la tardività del ricorso per omessa tempestiva impugnazione della delibera comunale (c.c. n. 23 del 20 febbraio 2017) di modifica del regolamento comunale giochi e scommesse e concludendo nel merito per l’infondatezza delle censure di parte ricorrente.

4. Con ordinanza cautelare n. 145 del 6 settembre 2017, il Collegio ha respinto la domanda di sospensione del provvedimento impugnato ritenendo prevalente, nel bilanciamento dei contrapposti interessi, “l’interesse pubblico alla preservazione dalle ludopatie i soggetti, essenzialmente minori d’età, frequentanti detti luoghi, rispetto a quello, meramente patrimoniale, vantato dal ricorrente, il quale, se del caso, potrà trovare adeguato ristoro in sede risarcitoria”.

5. All’udienza del giorno 13 aprile 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto in videoconferenza, secondo quanto previsto dall’art. 25, del decreto legge n. 137/2020, come modificato dall’art. 6 del decreto legge n. 44/2021, la causa è passata in decisione.

6. Ciò premesso, ritiene in via preliminare il Collegio di poter prescindere dall’esame dell’eccezione di tardività del ricorso, attesa l’infondatezza, nel merito, della doglianza di parte ricorrente.

7. Osserva infatti il Collegio che “in ambito nazionale, ed in particolare ai fini della tutela della salute (art. 32 Cost.), l’attività di gestione delle scommesse lecite, prevista dall’art. 88 del r.d. n. 773 del 1931, è parificata alle sale da gioco invece disciplinate dal precedente art. 86” (cfr., Cons. St.,sez. V, 16.12.2016, n. 5327).

8. In tale contesto si pone quindi la legislazione attuativa della Regione Umbria, applicabile ratione temporis al caso di specie, alla stregua di un’interpretazione sistematica e logica che, malgrado le espressioni letterali impiegate – sale da gioco e/o sale scommesse – non può che essere riferita ad entrambe le attività, fonti entrambi di rischi di diffusione della ludopatia.

9. In particolare l’art. 6 della legge regionale n. 21/2004, oltre a fissare i limiti di distanza da determinati punti sensibili (comma 1), attribuisce appunto ai Comuni la facoltà di “individuare altri luoghi sensibili in cui si applicano le disposizioni di cui al comma 1, tenuto conto dell’impatto dell’apertura delle sale da gioco e della collocazione degli apparecchi per il gioco sul contesto e sulla sicurezza urbana, nonché dei problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica” (comma 2).

10. Per quanto precede, l’avversato provvedimento con cui il Comune di Perugia ha intimato al ricorrente la cessazione dell’attività di raccolta scommesse per violazione della distanza da luoghi sensibili, non può che ritenersi legittimo in quanto emanato in forza di normativa regolamentare locale coerente con la succitata normativa di cui al T.U.L.P.S. ed alla legge regionale n. 21/2004.

11. Le considerazioni che precedono impongono il rigetto del ricorso.

12. Le spese del giudizio seguono, come da regola, la soccombenza e si liquidano nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore del Comune di Perugia, che si liquidano nella misura di € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre oneri ed accessori di legge”.