“Già nei miei due precedenti articoli, “lettera aperta alla sindaca Raggi” e “Riflessione sulla figura del gestore”, avevo evidenziato il ruolo che gioca l’opinione pubblica nell’indirizzamento delle scelte della politica. In un certo senso sembra che la politica moderna disegni i propri programmi guidata non certo da ideali incrollabili ma da principi ben più fluttuanti e furbi come quelli della popolarità e del gradimento. Gli esempi in questo senso sono infiniti e abbiamo tutti ben chiara la deriva verso la quale è incamminata la politica nel nostro paese. Tra i casi più freschi balza agli occhi la recente crociata di personaggi equivoci come Matteo Salvini che per un pugno di like e di consensi statistici inonda i social network dei frutti della sua ultima crociata: aver protestato e bloccato la riapertura delle attività del gioco pubblico. Ovviamente non c’è nessuna idea di paese, e neanche la traccia di un’etica dietro certe guerre (chissà su quale slot machine sono stati giocati i 49 milioni che la Lega deve all’Italia…), ma l’opportunismo del momento, uffici marketing che lavorano a pieno ritmo, la macchina della propaganda sempre in azione”. E’ quanto scrive in una nota inviata alla nostra redazione, Luca Marconi (gestore).

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“Sono profondamente convinto che intraprendere trattative con il governo di turno o con qualsiasi rappresentante delle forze politiche di qualunque schieramento, allo stato attuale, sia poco producente, se non addirittura inutile, e questo fintantoché l’opinione pubblica, – che a quanto pare è l’ago della bilancia dei destini del mondo e, come abbiamo detto, l’ispiratore incontrastato delle campagne politiche di chicchessia – stilando la lista dei grandi mali dell’universo, continuerà a collocare al secondo posto, tra le sciagure dell’umanita, le slot-machine, subito dopo il Coronavirus.

Per altro verso l’informazione… pardon, la disinformazione e la manipolazione mediatica hanno raggiunto una tale forza ed efficacia che la piazza sarà sempre più portata a “preferire” ciò che le faranno credere di scegliere come risultato di un atto di libertà. In realtà c’è al lavoro una potentissima macchina che non lascia nulla al caso e ci obbliga ad una prigionia ben più sottile e pericolosa di una quarantena. La piazza finirà (anzi già lo fa) per venerare i politici a seguito di una dinamica politica trasformata pericolosamente in tifoseria calcistica nella quale dietro le grida e gli slogan verranno, una volta ancora, soffocate le nostre aspettative di rivalsa e di giustizia. E i politici, loro sì, sapendo di poter fare quel che vogliono di noi, non si preoccuperanno minimamente degli effetti dannosi delle loro decisioni. A loro interessano i nostri like, non i nostri destini. Lo abbiamo capito?

Tutto questo somiglia molto a quanto succede per questo terrificante virus che sta spegnendo migliaia di vite e che all’orizzonte, per chi riesce a vederlo, rappresenta una grandissima opportunità per tutte le case farmaceutiche. Oggi queste si affannano nel tentativo di raggiungere per prime la scoperta di una terapia. È chiaro, la soluzione che cercano non è un farmaco che possa curare dal virus. Il covid-19 deve continuare a far paura. L’obiettivo è un vaccino, quello che renderà il Coronavirus un servo delle multinazionali farmaceutiche. Così, anno dopo anno, i signori della Salute potranno incrementare i loro profitti, con la solita giostra delle campagne di vaccinazione di massa. Non c’è nessuno spirito filantropico alla base di tutto questo ma il denaro, e molto.

Allo stesso modo, la politica combatterà contro le slot-machine, e fintantoché la gente considererà il gioco una malattia, (ed è da anni al lavoro una macchina potentissima della disinformazione e della manipolazione in questo senso) lo stato sarà giustificato nel procrastinare la cura, perpetrando il delitto perfetto. E proprio come accade per il virus, come servi soggiogati da un “vaccino di stato”, noi gestori faremo la nostra parte, tornandocene a lavoro, e come al solito produrremo quell’inchino che ormai somiglia sempre più ad un cedimento strutturale e ad una resa.

Questo è il prezzo che paghiamo per l’attività della macchina del fango che da anni viene usata contro di noi, da politici senza scrupoli e da lobby intestine al nostro settore dei giochi. Coadiuvati da mercenari dell’informazione hanno screditato mortalmente la nostra professione. Hanno innescato un meccanismo di odio nei nostri confronti ormai a tutto campo che ci costringe ad una posizione di debolezza su tutti i fronti. Un’offensiva che raggiunge il culmine quando le nostre aziende si vedono chiudere il conto corrente persino da quegli istituti bancari non certo famosi per i loro trascorsi limpidi, che si nascondono dietro la solita etica a due facce: la prima che strizza l’occhio a salvifici aiuti di stato per riparare un passato di sconsiderate scelleratezze; e la seconda che rifiuta i soldi di quello stesso stato che del gioco lecito ha il monopolio.

Questo credo rappresenti molto bene il risultato più eclatante della gogna mediatica a cui siamo quotidianamente sottoposti. Eppure di argomenti per poter contrastare questa macchina del fango ne abbiamo molti. Ne cito alcuni, cominciando dagli studi che dimostrano l’inefficacia delle misure di contrasto adottate contro il gioco d’azzardo, passando per i tanti appelli inascoltati delle autorità di pubblica sicurezza, che denunciano un incremento delle attività illecite di gioco d’azzardo, favorite da misure sempre più restrittive nei confronti del gioco pubblico. Per non parlare del continuo abbassamento del pay-out delle slot che rende questi giochi sempre più esasperati, trasformandoli da attività d’intrattenimento a fenomeno dai costi sociali sempre più alti.

In questo contesto già da tempo lo Stato ha perso di vista il suo ruolo, che non è certo quello del biscazziere, ma di vigilanza nei confronti di un fenomeno che da sempre attira gli interessi della malavita, motivo per cui il gioco deve rimanere monopolio di stato. Ma la domanda di più stretta attualità quindi è: in quale modo perseguire l’obiettivo di far conoscere la verità sul mondo dei giochi? Ormai non basta più il passaparola, la volenterosa condivisione di contenuti su facebook. Il gioco si è spostato su altri tavoli ben più professionali, potenti e, ahimè, spietati. Bisogna capire che se nel passato i mezzi d’informazione comprendevano qualche giornale e pochi canali radio e tv dove un numero limitato di persone aveva accesso alle informazioni, e quindi alla conoscenza, e dove quindi, in poche parole, era enormemente più facile il controllo e la salvaguardia dell’informazione veritiera, oggi tutto il nostro mondo di conoscenze sono dati che viaggiano alla velocità della luce. Computer, smartphone. Interagiamo con le informazioni in maniera diversa. Abbiamo vite virtuali ormai consolidate e ci relazioniamo prevalentemente tramite social network. In questo frangente la censura agisce in modo differente, non togliendo ma, al contrario, inondandoci d’informazioni irrilevanti e di fake news. Non potendo filtrare il diluvio di dati, ci arrendiamo alla superficiali verità delle masse. C’è chi su questo principio sta costruendo governi, mode, linee di pensiero, guerre.

Eppure ciò nonostante, o in alcuni casi cavalcando certe dinamiche, alcune organizzazioni, avvalendosi di professionisti del settore informatico e della comunicazione e dell’informazione digitale, esperti in grado d’implementare algoritmi capaci di arrivare al bersaglio, hanno raggiunto traguardi enormi. Sono riusciti a influenzare elezioni politiche di nazioni, fomentare rivoluzioni e rovesciare dittature. Persino portare una ragazzina al cospetto dei più grandi leader mondiali a parlare di clima ed ambiente in modo nuovo e vincente, a dispetto dei tanti scienziati da sempre inascoltati.

Venendo alla nostra categoria del comparto dei giochi, gli scarsi risultati ottenuti fino ad oggi, ci impongono un cambio di strategia. Bisogna ribattere, colpo su colpo, le falsità che da sempre affondano le nostre speranze di sopravvivenza ed umiliano le nostre ragioni. Perchè le nostre ragioni le abbiamo, sono solide e in molti casi potrebbero mettere con le spalle al muro le nostre controparti. Ritengo che se la verità sul settore dei giochi fosse affidata ad esperti della comunicazione e informazione digitale, capaci di sabotare il castello di menzogne che ci attanaglia, potrebbe emergere la nostra voce in modo forte e chiaro e cambierebbe il vento. Sono profondamente convinto che se la nostra volontà comune fosse quella di creare un gruppo di controinformazione all’altezza, capace di contrastare quei media asserviti a certi interessi politici, potremmo ribaltare totalmente la situazione.

Questa a mio avviso dovrebbe essere la nostra priorità, la nostra missione: portare alla ribalta il concetto che il nostro mestiere rappresenta l’argine su cui si infrange l’illegalità, la barriera che respinge la malavita e il filo spinato su cui inciampa il disonesto. In questo modo, ad alta voce, ed utilizzando strumenti adeguati al livello di scontro in atto, la politica sarà costretta ad ascoltarci, senza poter nascondere più la polvere sotto il tappeto. Anche se alle persone comuni prevedibilmente non dovesse interessare il destino specifico delle nostre aziende e del nostro segmento di mercato, sicuramente sarebbero più sensibili e attente ad un’ennesima rappresentazione della mala-politica, della connivenza, degli intrighi di palazzo. Questo basterebbe ad innescare un cambiamento di prospettiva capace di produrre anticorpi in grado di proteggerci dai soprusi di una certa politica, rendendoci finalmente liberi o, se non altro, di nuovo in gioco e ad armi pari.

Questi tempi ci stanno insegnando, nostro malgrado, che i nemici, siano essi visibili o invisibili, vanno combattuti non soltanto con un’astratta voglia di combatterli, ma con strategia, intelligenza e professionalità. Che lo vogliamo o no, il nostro scontro per i prossimi mesi si troverà a quel livello. Lo capiamo? In questo momento delicatissimo per il nostro settore, una strategia non può non passare per una nuova consapevolezza del campo di battaglia e delle nuove armi per combatterla. Ma prima di ogni altra cosa, ognuno di noi deve maturare la piena coscienza che da soli siamo meno di uno, mentre insieme possiamo moltiplicarci“.