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E’ arrivato il momento di aprire un serio confronto al fine di estendere la protezione dello Stato in favore di tutti i soggetti danneggiati dal reato di usura ed estorsione. L’applicazione della normativa di protezione nei soli confronti delle attività imprenditoriali prevista dall’art. 14 L. 108/96, che esclude le famiglie e tutti coloro che non sono operatori economici, non può continuare a persistere. Una limitazione in favore delle sole imprese ha i tratti dell’incostituzionalità.

È quanto emerso dalla giornata seminariale del Comitato di Solidarietà organizzata dal Prefetto Domenico Cuttaia, Commissario Straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative in favore delle vittime delle richieste estorsive e dell’usura, che si è tenuta nella giornata dell’11 aprile presso il Ministero dell’Interno.

Significativi per contenuto sono stati gli interventi del Vice Ministro Bubbico, del Prefetto di Roma Dr.ssa Paola Basilone, della dott.ssa Fontana per il MEF, mentre la relazione del Dott. Gianni Capuzzi, Viceprefetto Aggiunto della Prefettura di Roma – UTG di Roma, ha messo in luce i pro e i contro della legge antiusura. Il dirigente prefettizio ha denunciato come la normativa antiusura non consenta di aiutare le persone che non siano imprenditori e che si siano indebitati ad usura perché affetti da gioco d’azzardo patologico oppure come conseguenza della crisi economica.

“E’ una posizione che apre a scenari di cambiamenti molto importanti, tutti a favore delle vittime di usura, quella presa dalla Prefettura di Roma – ha dichiarato l’Avv. Attilio Simeone nel suo intervento – componente del Comitato di Solidarietà in rappresentanza della Consulta Nazionale Antiusura. L’apertura dell’assistenza alle famiglie, ai disoccupati, ai giovani e ai pensionati che si indebitano ad usura a causa della crisi economica o perché affetti da gioco d’azzardo patologico, magari per aver perso il lavoro, è diventata urgente. Sono oltre un milione le famiglie sovraindebitate a rischio usura che non riescono ad emergere dallo stato di povertà, a discapito anche della tanto agognata crescita economica che il nostro Paese non riesce ad agganciare realmente. Migliaia di queste persone finiscono nella morsa dell’usuraio e da questo momento sono lasciate sole dallo Stato. In moltissimi casi il destino di queste persone trova l’unico sfogo possibile nel suicidio. Tutto questo a 20 anni dall’approvazione della legge antiusura è inaccettabile”.

L’avv. Attilio Simeone, in rappresentanza della Consulta Nazionale Antiusura e delle 29 Fondazioni Antiusura, ha espresso alle Istituzioni la necessità di provvedere ad una modifica legislativa che consenta a tutti i soggetti senza alcuna distinzione di poter usufruire dei benefici economici messi a disposizione dallo Stato con l’art. 14 L. 108/96. In occasione della giornata seminariale ha, inoltre, fatto presente alle Istituzioni presenti il modello virtuoso delle Fondazioni antiusura che, pur assistendo soggetti sovraindebitati a rischio usura, una volta erogato il beneficio presentano sofferenze decisamente fisiologiche a volte al di sotto del 10% differentemente da quanto accade alle banche che presentano sofferenza oltre l’80% pur assistendo soggetti c.d. bancabili. L’avv. Simeone ha ricordato che una seria lotta all’Usura e all’Estorsione deve necessariamente passare attraverso un potenziamento della Prevenzione ex art. 15 L. 108/96 con un modello di finanziamento costante.

Anche l’intervento della dott.ssa Isabella Fontana, in rappresentanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è stato rivolto in questa direzione. La dirigente pubblica ha dichiarato che attualmente il finanziamento del Fondo di Prevenzione è prevalentemente assicurato dai proventi delle sanzioni amministrative irrogate nei confronti di quegli Istituti di credito che non fanno le doverose comunicazioni ai fini della normativa dell’antiriciclaggio.

“Il mio auspicio – ha dichiarato Mons. Alberto D’Urso – è che tutte le prefetture d’Italia e i rappresentanti delle istituzioni e della politica prendano atto della necessità di aprire il Fondo di Solidarietà ex art. 14 L. 108/96 in favore di tutte le persone vittime di usura indistintamente, senza fare discriminazione tra gli imprenditori e non. Tutti i cittadini hanno pari dignità nonché lo stesso diritto alla solidarietà”.

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