“Il rischio in positivo è eccitazione, adrenalina, coraggio, fortuna: se non c’è patologia il rischio è sempre calcolato e consapevole… “il rischio è quanto tu puoi metterti in gioco a livello materiale stabilendo dei limiti”. In questo senso i limiti appaiono essenzialmente autoimposti in un contesto in cui la capacità di autocontrollo e di muoversi sul confine è essa stessa parte del gioco e della sua piacevolezza. Dall’altra parte, però c’è ampia consapevolezza che il rischio ha anche una parte decisamente negativa: è vizio, perdita di controllo, paura, follia”. E’ quanto si legge nello studio “Giocare da grandi – Le rilevazioni dell’Osservatorio sul gioco pubblico 2020-2022”, realizzato da SWG in collaborazione con IGT.

“Da questo punto di vista – prosegue la ricerca – il tema del gioco compulsivo è un fantasma che aleggia su tutti i giocatori: per i più controllati è qualcosa di ben noto, ma distante che riguarda persone diverse da loro, con cui sentono di non avere niente a che fare e di cui non condividono approccio e modalità di partecipazione ai giochi. Per i giocatori descritti in precedenza come grandi spenditori, invece, la compulsività riguarda tutti ed è essenzialmente una questione di intensità e consapevolezza: diversamente da loro, il giocatore patologico ha perso il contatto con la realtà. Nell’immaginario dei non giocatori, il giocatore compulsivo è più spesso associato a situazione di marginalità (povertà, disoccupazione, bassa istruzione), mentre tra i giocatori assidui, a prescindere da quello che è il gioco giocato, l’immagine è molto più indifferenziata.

All’interno del campione intervistato, in ogni caso, il problema delle ludopatie è decisamente sentito, tanto da essere considerato al terzo posto per pericolosità rispetto alle diverse forme di dipendenza presenti nel nostro Paese. Considerata molto pericolosa e in crescita dal 90% degli intervistati, similmente alla dipendenza da alcool e da Internet (Fig. 10). Nonostante sia considerato molto pericoloso da quasi il 90% degli intervistati, siano essi giocatori e non giocatori, il mondo delle ludopatie viene percepito con incertezza, nella difficoltà di comprenderne le dimensioni e con il timore che la tendenza all’aumento delle modalità di gioco online possa aumentarne la diffusione. Tutti gli intervistati ritengono che la rete fisica di gioco sia più protettiva, in quanto la persona non è totalmente isolata ed estraniata dalla realtà, ma è collocata in un contesto in cui le altre persone presenti (in primo luogo operatori e gestori) possono intervenire per aiutarlo.

Similmente a quanto accade per il gioco patologico – si legge ancora nella ricerca -, anche il gioco illegale spaventa e preoccupa, soprattutto i non giocatori. La visione del gioco illegale è fortemente condizionata dalla narrazione cinematografica, oltre che dai racconti e dalle testimonianze dirette raccolte dal proprio intorno relazionale. La percezione sulla diffusione del gioco illegale è massima tra i non giocatori e minima tra chi pratica con costanza scommesse e poker (ovvero i due giochi generalmente più associati alla narrazione sul gioco illegale), ma è molto difficile per gli intervistati darne una dimensione concreta, segno di mancanza di informazioni specifiche su questo tema. La rete del gioco illegale, nella visione dei giocatori che hanno partecipato ai focus group, esiste ed è vicina, inserita nelle realtà cittadine. È percepita come presente su tutto il territorio nazionale anche se al Sud si pensa sia più diffusa.

Il ruolo dello Stato è colto come particolarmente ambiguo e per certi versi incoerente. Proprio per questo il suo ruolo di garante della salute pubblica appare indebolito e molti giocatori chiedono maggiore attenzione per garantire un gioco corretto e soddisfacente per tutti. Dai focus group, composti dai soli giocatori, emerge come gli intervistati non abbiano la percezione di una effettiva volontà da parte dello Stato di proteggere, arginare e controllare gli aspetti più pericolosi connessi ai giochi con vincita in denaro”.

Di seguito tutti i dettagli dello studio:

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