Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno – U.T.G. Prefettura di Mantova, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione cautelare, del provvedimento avente ad oggetto “Informazione antimafia interdittiva ai sensi dell’art. 84, comma 4 del D.Lgs 159/2011 nei confronti di (…), con sede a Mantova.

SI legge nella sentenza: “1. Il signor -OMISSIS-, quale amministratore unico della società -OMISSIS-semplificata (che si occupa tra l’altro anche di gestione di sale da gioco), con il ricorso introduttivo del presente giudizio ha impugnato l’informazione interdittiva antimafia in epigrafe compiutamente individuata, emessa nei suoi confronti, ai sensi del combinato disposto degli articoli 84, 89 bis e 91D.Lgs. n. 159/2011, dalla Prefettura di Mantova.

2. Le ragioni giuridico-fattuali esposte dalla Prefettura a sostegno del provvedimento adottato sono così sintetizzabili:

– il signor -OMISSIS- è stato coinvolto nell’indagine di polizia giudiziaria denominata “Uova del drago” con applicazione della misura della custodia cautelare, e anche se al termine del processo è stato assolto, nondimeno dalle intercettazioni effettuate nel corso dell’indagine medesima è emersa la sua vicinanza al clan -OMISSIS-;

– le indagini hanno rivelato frequentazioni abituali, estese e consolidate nel tempo da parte del signor -OMISSIS- di pregiudicati, in particolare di appartenenti al clan -OMISSIS-, al quale è anche legato da vincoli di parentela/affinità;

– nel 2013 il Comune di (…) ha revocato al signor -OMISSIS- la licenza per l’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande relativa a un locale insistente nel territorio comunale per ragioni di pubblica sicurezza in relazione ai legami con il clan -OMISSIS-;

– il clan -OMISSIS- è solito reimpiegare i proventi delle proprie attività illecite in imprese insediate nel nord-Italia (come la società -OMISSIS-S.r.l.), gestite da persone ritenute affidabili (come per l’appunto il signor -OMISSIS-).

3. Il ricorrente, ritenendo che l’interdittiva sia illegittima, ne ha chiesto l’annullamento, previa sospensione cautelare dell’efficacia, per i seguenti motivi di impugnazione:

– superficialità della istruttoria svolta dalla Prefettura, che non si è avveduta che il ricorrente è uscito assolto dal processo denominato “Uova del drago” (primo motivo di ricorso);

– risalenza nel tempo e non attualità delle frequentazioni di appartenenti al clan -OMISSIS-, assenza di qualsivoglia automatismo tra rapporti di parentela/affinità con appartenenti al clan e affiliazione al clan medesimo (secondo motivo di ricorso);

– difetto di motivazione in relazione al quadro indiziario dal quale dedurre l’infiltrazione mafiosa (terzo motivo di ricorso);

– assenza di elementi indiziari sintomatici di una connessione e ingerenza mafiosa (quarto e quinto motivo di ricorso).

4. Si è costituita in giudizio la Prefettura di Mantova, a mezzo della Avvocatura Distrettuale dello Stato, con atto di mera forma seguito da memorie difensive, opponendosi alla prospettazione avversaria e concludendo per la reiezione azione del ricorso.

Ha evidenziato in particolare la difesa erariale come gli indici rivelatori della contiguità mafiosa individuati nel provvedimento qui impugnato abbiano poi trovato conferma nelle circostanze sopravvenute, e, in particolare, nel fatto che il signor -OMISSIS- sia stato nuovamente arrestato per reati inerenti il traffico di stupefacenti, e che altre interdittive antimafia siano state emesse nei confronti di società allo stesso riconducibili.

5. Respinta dal Tribunale la domanda cautelare, la causa è stata introitata per la decisione all’udienza del 17 giugno 2020, tenutasi con le modalità di cui all’articolo 84, commi 5 e 6, D.L. n. 18/2020.

6.1. Preliminarmente il Collegio ritiene opportuno riassumere gli approdi cui è giunta la giurisprudenza sulla informativa interdittiva antimafia:

– si tratta di una misura preventiva che si esplica nei confronti di imprese suscettibili di patire infiltrazione o condizionamenti da parte delle consorterie di stampo mafioso (cfr., T.A.R. Campania – Napoli, Sez. I, sentenza n. 970/2020, T.A.R. Emilia Romagna – Bologna, Sez. I, sentenza n. 980/2019);

– attuando una logica di difesa sociale anticipata e di tutela avanzata alla criminalità organizzata, l’adozione della misura non presuppone accertamenti penali definitivi, essendo sufficiente un quadro indiziario e sintomatico rivelatore di un concreto pericolo di condizionamento e/o di infiltrazione (cfr., C.d.S., Sez. III, sentenza n. 1348/2020; T.A.R. Emilia Romagna – Parma, sentenza n. 36/2020);

– conseguentemente, il ragionevole convincimento dell’Amministrazione della sussistenza di una situazione di pericolo va vagliato sulla scorta della regola causale del più probabile che non (cfr., T.A.R. Puglia – Bari, Sez. II, sentenza n. 275/2020; T.A.R. Calabria – Catanzaro, Sez. I, sentenza n. 1241/2019).

6.2.1. Orbene, alla luce delle suesposte coordinate ermeneutiche, il ricorso si rivela infondato.

6.2.2. Con riferimento al primo motivo di ricorso, va osservato che, contrariamente a quanto ivi sostenuto, la Prefettura era perfettamente a conoscenza che l’indagine denominata “Uova del drago” non si era conclusa con una condanna a carico del ricorrente, tanto è vero che ne dà atto nella interdittiva.

Nondimeno, come ricordato in precedenza, la condanna penale non è di per sé necessaria, ben potendosi dedurre la contiguità con il sodalizio criminale da altri elementi, così come ha fatto nel caso di specie la Prefettura.

6.2.3. A tale riguardo, diversamente da quanto dedotto nel secondo motivo di ricorso, l’Amministrazione non ha operato alcun automatismo tra gli esistenti rapporti di parentela e affinità con appartenenti al clan -OMISSIS- e la permeabilità all’influsso della consorteria mafiosa della società -OMISSIS-di cui il ricorrente è amministratore unico.

Piuttosto, il provvedimento qui gravato dà atto di una costante, continua e mai interrotta frequentazione, documentata dalle indagini svolte dalla polizia giudiziaria (compresa quella denominata “Uova del drago”), da parte del signor -OMISSIS- di appartenenti al clan -OMISSIS- sin dal 2003, dell’esistenza di rapporti economici con gli stessi (i.e. la cessione di un ramo d’azienda riguardante l’attività pubblicitaria), dell’esistenza di un provvedimento di revoca di licenza commerciale (per attività economica analoga a quella esercitata dalla società -OMISSIS-S.r.l.) per ragioni di infiltrazione mafiosa.

6.2.4. Si tratta di una pluralità di elementi che, secondo il canone del più probabile che non, supportano sul piano fattuale e motivazionale, contrariamente a quanto affermato dal ricorrente nel terzo, quarto e quinto motivo di ricorso, l’informativa interdittiva adottata dalla Prefettura di Mantova, che si appalesa ragionevole e non frutto di un travisamento.

7.1. In conclusione, il ricorso è infondato e per questo viene respinto.

7.2. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate a favore dell’Amministrazione resistente nella misura indicata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il signor -OMISSIS-, quale amministratore unico della società -OMISSIS-S.r.l., a rifondere al Ministero dell’Interno le spese di giudizio, che liquida in complessivi €uro 3.000,00”.