“Con il precedente lockdown, quello della primavera, abbiamo notato un sensibile calo degli accessi al servizio, segnale evidente che quando non c’è l’offerta di questo tipo di ‘attrazioni’, non c’è nemmeno la domanda, o almeno quest’ultima risulta essere molto più affievolita. Una considerazione, questa, che ci viene confermata dal fatto di non aver notato un travaso di giocatori dalla rete fisica, a quella virtuale come sarebbe stato logico aspettarsi. A metà marzo, ancor prima del lockdown totale, le Videolottery e gli altri punti per il gioco scommesse sono stati chiusi e poche settimane dopo abbiamo potuto notare che più o meno il 50% dei giocatori assidui ha colto l’occasione per smettere di giocare”.

Lo ha detto a lanazione.it Fabio Falorni, responsabile dell’unità funzionale dipendenze dell’area distretto Amiata grossetana-Grosseto-Colline Metallifere.

A oggi l’Unità funzionale dipendenze dell’area distretto Amiata grossetana-Grosseto-Colline Metallifere segue circa 70 persone, un dato più o meno in linea con quello del 2019 e con la media del quinquennio 2015-2019.

“Si è visto bene che se si riducono le opportunità di gioco in spazi fisici, si riduce parimenti anche il numero di giocatori. Ci sono persone che riescono a smettere da sole, spinte dalla mancanza di luoghi ove potersi rifugiare per dare sfogo alla propria compulsività”.