“Considerato che le censure dell’appellante sono indirizzate alla costituzionalità, di cui esso dubita, della normativa regionale sopravvenuta, e la valutazione richiesta deve essere compiuta collegialmente e nel contraddittorio tra le parti; rilevato che in ogni caso il primo giudice ha correttamente riconosciuto il diritto dell’appellante all’indennizzo per la revoca oggi impugnata, il che attenua fortemente, fino ad escluderla, la ipotizzata irreparabilità del danno dedotta in questa sede; respinge l’istanza. Fissa per la discussione collegiale la camera di consiglio del 30 luglio 2020”.

E’ quanto ha stabilito il Consiglio di Stato in merito al ricorso di una società contro la Questura di Aosta e il Ministero dell’Interno, in cui si chiedeva la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Valle D’Aosta n. 20/2020, resa tra le parti, concernente la revoca della licenza relativa ad una sala giochi di Aosta.