Il Tar Puglia ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno – Ufficio Territoriale del Governo Foggia e Questura di Foggia in cui si chiedeva l’annullamento del silenzio formatosi in data 7 giugno 2019 sulla richiesta di rilascio della licenza ex art. 88 T.u.l.p.s.

Si legge nella sentenza: “I – La ditta -OMISSIS- – svolgente in Lucera (Fg) attività di Centro trasmissione dati, in forza di un contratto di prestazione di servizi datato -OMISSIS- con la società “-OMISSIS-”, operatore comunitario che opera nel settore delle scommesse su eventi sportivi e di altro genere – presentava al Questore di Foggia, in data -OMISSIS-, istanza ai sensi dell’art. 88 T.u.l.p.s., al fine di ottenere l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di raccolta scommesse. La ricorrente ditta riceveva dalla Questura notifica del provvedimento prot. -OMISSIS-, datato -OMISSIS-, avente a oggetto l’ordine di cessazione dell’attività di raccolta scommesse. Tale provvedimento, in data -OMISSIS-, veniva da essa impugnato dinanzi a questo T.a.r., con autonomo ricorso.

Nondimeno, la ditta, ritenendo tuttora inevasa l’istanza di licenza ex art. 88 T.u.l.p.s., insorge, con il ricorso notificato il 22.11.2019 e depositato il 23.12.2019, per impugnare il silenzio a suo dire formatosi sulla richiesta di licenza inviata a mezzo raccomandata alla Questura in data -OMISSIS-. Deduce i seguenti motivi: 1) violazione e falsa applicazione del R.D. 773/1931, dell’art. 1, 2, 3 e 20 della l. 241/90; del D.P.C.M. 10 ottobre 2012 n. 214; dell’art. 88 T.u.l.p.s.; eccesso di potere; travisamento dei presupposti di fatto e di diritto; irragionevolezza; contraddittorietà e antigiuridicità della condotta dell’Amministrazione.

Si costituisce l’Amministrazione intimata, per resistere nel giudizio.

Nella camera di consiglio del 16 aprile 2020, la causa è introitata per la decisione.

II – Il ricorso è inammissibile e infondato.

III – E’ evidente che il provvedimento del Questore di Foggia prot. -OMISSIS-, datato -OMISSIS-, con il quale si ordina alla ricorrente la cessazione dell’attività di raccolta scommesse (per mancanza del requisito della distanza minima da una chiesa parrocchiale, quale previsto dall’art. 7, comma 2, L.R. n. 43/2013) costituisca ex se implicito diniego all’istanza di rilascio della licenza, ex art. 88 T.u.l.p.s., poiché esso si fonda sull’accertamento negativo del medesimo requisito fattuale e giuridico necessario ai fini dell’autorizzazione.

Pertanto, non può dirsi che il Questore sia rimasto inerte e silente dinanzi alla richiesta della ricorrente, atteso che il provvedimento di chiusura fa riferimento, nelle premesse, a una richiesta “di essere autorizzato ad esercitare l’attività di Centro trasmissione dati inerenti a giochi di abilità rappresentati esclusivamente da scommesse a quota fissa” che costituisce, se non l’idem petitum, quantomeno il presupposto per il rilascio della licenza, ex art. 88 citato.

Ad ogni buon conto, sarà l’eventuale accoglimento del ricorso proposto dalla ricorrente ditta dinanzi a questo T.a.r. avverso il citato provvedimento del Questore di Foggia datato -OMISSIS-, a soddisfare – in caso di esito positivo – l’interesse della medesima a ottenere, in simultanea o in seconda battuta (su eventuale nuova istanza), la licenza richiesta. Viceversa, se quel gravame dovesse essere respinto resterà preclusa per la ricorrente ogni possibilità di ottenere la licenza.

Non sussistendo un vero e proprio silenzio della P.A., il ricorso è da ritenersi inammissibile. Nel processo amministrativo, presupposto, ai sensi dell’art. 117 c.p.a., della condanna della Amministrazione, per il silenzio dalla stessa illegittimamente serbato sull’istanza dell’interessato, è che al momento della pronuncia del giudice, perduri l’inerzia dell’Amministrazione inadempiente (cfr.: T.a.r. Sicilia Palermo II, -OMISSIS-).

In ogni caso, il ricorso è infondato poiché le dedotte censure avverso il comportamento della resistente Amministrazione, qualificato come silente e inerte, sono inattendibili in presenza di un provvedimento espresso che manifesta la volontà dell’Amministrazione di impedire lo svolgimento dell’attività di centro-scommesse in capo alla ricorrente ditta.

IV – In conclusione, il ricorso deve essere respinto. Le spese del giudizio possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge, perché inammissibile e infondato.

Compensa tra le parti le spese del giudizio”.