Il Tar Calabria ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso presentato contro Ministero dell’Interno e Questura di Cosenza in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento con il quale è stata respinta la domanda di autorizzazione per l’esercizio di raccolta delle scommesse ex art. 38, comma 2, del d.l. 4 luglio 2006, n. 223 conv. con mod. dalla l. 4 agosto 2006, n. 248, presso i locali siti in Corigliano-Rossano (CS), (…); del parere negativo reso dal Comune di Corigliano-Rossano trasmesso con nota dell’11 novembre 2019, prot. n. 95419; della nota della Questura di Cosenza del 25 ottobre 2019, prot. n. 0040020, recante comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza ai sensi dell’art. 10-bis l 7 agosto 1990, n. 241; dell’art. 6 del Regolamento per la prevenzione del gioco d’azzardo del Comune di Corigliano-Rossano, adottato con Deliberazione consiliare del 4 aprile 2019, n. 27; di ogni altro atto provvedimento ad essi preordinato, presupposto, preparatorio, connesso o consequenziale, allo stato anche non conosciuto.

Per il Tar: “Osservato che la giurisprudenza amministrativa consolidata (Cons. Stato, Sez. IV, 10 luglio 2018, n. 4199; Cons. Stato, Sez. III, 10 febbraio 2015, n. 578) considera in generale legittima l’adozione, da parte dei Comuni, di misure di pianificazione delle ubicazioni consentite alle sale giochi e scommesse basate su distanze minime da rispettare (prevenzione logistica delle ludopatie);

Osservato che l’art. 16, comma 3 l.r. 26 aprile 2018, n. 9, vieta la collocazione in locali che si trovino a distanza inferiore di m. 500 da luoghi sensibili degli apparecchi di c.d. videolottery, ma non vieta ai Comuni, nel contesto delle loro competenze, di adottare una regolamentazione più restrittiva, che estenda il divieto anche alla raccolta delle scommesse;

Ritenuto, pertanto, che il regolamento comunale impugnato non si ponga in contrasto con la normativa regionale, di cui piuttosto condivide la finalità di combattere la ludopatia;

Ritenuto che le assorbenti considerazioni sin qui svolte consentano di escludere, alla valutazione sommaria tipica della presente fase cautelare, l’illegittimità del diniego di autorizzazione oggetto di impugnativa, giacché giustificato quanto meno dal mancato rispetto della distanza di sicurezza stabilita dal Comune di Corigliano-Rossano;

Ritenuto, peraltro, che anche il periculum viene dedotto in termini probabilistici, tenuto altresì conto che l’interesse fatto valere in giudizio ha natura pretensiva;

Ritenuto, pertanto, che l’istanza di tutela cautelare debba trovare rigetto e le spese della presente fase di giudizio debbano essere regolate secondo il principio della soccombenza;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) rigetta l’istanza di tutela cautelare.

Condanna -OMISSIS- alla rifusione, in favore del Ministero dell’Interno, in persona del Ministro in carica, e del Comune di Corigliano-Rossano, in persona del Sindaco in carica, delle spese della presente fase di giudizio, che liquida nella misura di € 950,00 per ciascuno oltre ad accessori di legge”.