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“Mettete flipper nei vostri bar. Non slot machine“. La proposta di Luigi Di Maio suscita un certo dibattito sui social e fa definitiva giustizia di un malinteso passato riappacificando la politica coi flipper.

Interessante in merito l’aneddoto riportato dall’agenzia Dire. Era il 1959 quando alla Camera il missino Franco Servello interroga il ministro dell’interno, Oscar Luigi Scalfaro per sapere “quali quantitativi di flipper siano stati importati in Italia, con quali provenienze ed a favore di quali ditte e quali criteri abbiano ispirato il ministro competente, e quale sia stato il gettito fiscale. E infine in base a quale norma taluni questori abbiano inibito l’uso dei flipper”.

Tra il 1957 e il 1958 il governo si era diviso sulla liceita’ del ‘bigliardino automatico’. Prima lo aveva consentito, non ritenendolo gioco d’azzardo. Poi, nel 1958, lo aveva vietato con apposita circolare per i suoi effetti “pregiudizievoli” in particolare sui giovani. Dalla risposta si percepisce la personale inclinazione, non certo molto favorevole a quegli apparecchi che dal primo luglio 1957 al 30 giugno 1958 erano entrati in Italia attraverso le dogane producendo un gettito erariale nel 1958 di circa 270mila lire.

In relazione ai divieti ordinati dai questori, Scalfaro spiega che il divieto dei flipper “è stato adottato ai sensi del primo comma dell’articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza in base al quale le autorità di polizia hanno la facoltà di includere nell’elenco dei giochi proibiti oltre ai giochi d’azzardo anche quelli che si ritengono di vietare nel pubblico interesse”.

I flipper hanno infatti “effetti pregiudizievoli sui giovani derivanti dal dilagare nei pubblici esercizi”. Un “deprecato fenomeno“, questo, reso ancor piu’ grave per il fatto che offrono “ritrovo a persone non dedite al lavoro”, portate “a frequentare ambienti malsani, a spendere oltre le loro possibilità e che vengono distratte dai loro compiti di lavoro o di studio”. I flipper esercitano su questi animi sensibili “una morbosa attrazione“. Se il governo non li ha in precedenza vietati, osserva pero’ Scalfaro, e’ per la “forte opposizione della categoria degli esercenti ma anche e soprattutto da parte di numerosi interessati alla importazione, fabbricazione, montaggio, manutenzione e noleggio degli apparecchi”.

Di qui, pur con l’impegno ad affrontare “i riflessi morali che scaturiscono dall’esercizio del gioco specie sui giovani”, l’esecutivo ha preferito percorrere la strada della proroga: una prima fino al 28 febbraio dell’anno e una seconda fino al 30 giugno. Servello, pur soddisfatto dalla risposta del sottosegretario, chiedeva che si stabilisse un “contenimento di questo fenomeno”, attraverso una disciplina ad hoc, oppure si sarebbe andati verso “una liberalizzazione completa, che potrebbe coincidere in un futuro non molto lontano con un fenomeno di stanchezza da parte dei giovani e anche degli anziani. Perché anche gli anziani sostano davanti ai flipper e confesso che qualche volta mi diletto a passarvi una mezz’ora anch’io”.

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