Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro Roma Capitale, Atac Spa, l’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli, Dc Gestione Accise e Monopolio Tabacchi e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Monopoli di Stato – Ufficio Regionale Lazio – Roma in cui si chiedeva l’annullamento della determina dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, DT IV – Lazio e Abruzzo, Ufficio dei Monopoli per il Lazio, del seguente oggetto: “Revoca Gestione Riv. N. (…) – Provvedimento chiusura”, con cui è stata disposta la decadenza della società ricorrente dalla gestione dell’esercizio di Rivendita Speciale n. 4 con annessa Ricevitoria del Lotto n. (…).

Si legge: “1. La ricorrente è titolare della rivendita speciale di generi di monopolio n. 4 e della concessione di ricevitoria del gioco del lotto presso la stazione ferroviaria regionale (…).

Con istanza del 26 aprile 2015, ha chiesto il rinnovo dei predetti titoli ai sensi dell’art. 16 della legge n. 1293/1957 dichiarando di avere la “piena disponibilità del locale” in cui venivano svolte le attività in virtù di un contratto di locazione stipulato con ATAC.

Con comunicazione mail del 23 gennaio 2020 l’ADM ha chiesto ad ATAC “autorizzazione” per l’emissione di “gerenza precaria per la Riv. n. 8 in (…)” ed ATAC ha riscontrato la richiesta con nota del 10 marzo 2020.

Con lettera del 28 febbraio 2020, l’ADM ha comunicato all’istante che ATAC, nella qualità di locatore dell’immobile in cui insiste la rivendita speciale n. 4, aveva comunicato la scadenza del contratto di locazione (del 10 febbraio 2004) alla data del 31 dicembre 2015 e la morosità in alcune indennità di occupazione e che pertanto non aveva concesso il “nulla osta” al proseguimento temporaneo della gestione di detta rivendita (c.d. gerenza provvisoria).

Nella stessa nota si preannunciava che la mancata disponibilità del locale, sede della rivendita, “fa venire meno il requisito della gestione personale, richiesto dall’art. 63 del Regolamento di esecuzione della legge 22712/1957, n. 1293” e si invitava l’istante a presentare osservazioni al riguardo.

A seguito del contraddittorio instauratosi, la ricorrente non ha presentato osservazioni in merito.

Non ricevendo riscontro, l’ADM con il provvedimento in data 31 marzo 2021 ha constatato che l’istante ha perso la disponibilità del locale adibito a rivendita speciale e ricevitoria “mancando il nulla osta dell’ATAC al proseguimento temporaneo della gestione dell’esercizio per omessi pagamenti di indennità di occupazione” e per l’effetto ha disposto la decadenza dalla rivendita speciale e dalla ricevitoria del gioco del lotto.

La ricorrente ha impugnato il predetto provvedimento contestandone, con tre motivi, il presupposto di fondo ossia che: a) “la ricorrente ha sempre corrisposto il canone di cui all’immobile de quo, alla stregua di specifica volontà in termini di ATAC circa la disponibilità dell’immobile da parte della ricorrente. A comprova di ciò si produce comunicazione email del 21.4.201 (All. 6) di ATAC s.p.a. … con cui si trasmette … il riepilogo contabile relativo al pagamento dei canoni di indennità in discorso, dal quale è agevole desumere – come del resto si legge nel testo della email – che alla data del 21.4.2021 e, quindi, successivamente alla notifica via PEC del 31.3.2021 della Determina di decadenza impugnata, la ricorrente è regolare nei pagamenti, residuando l’esigua somma di euro 46,58”; b) “la ricorrente possiede il correlativo nulla osta di ATAC tanto che continua a pagare il canone de quo, dove è esercitata l’attività di bar – tabacchi”.

Nel costituirsi in giudizio la difesa dell’ADM conferma la legittimità del proprio operato.

La difesa di ATAC invece afferma che: a) “non ha mai negato il nulla osta al proseguimento della gestione precaria della rivendita speciale n. 4 da parte della ricorrente, contrariamente a quanto indicato nella determina impugnata”; b) “Atac, con una semplice email [del 10 febbraio 2020], si è limitata a chiedere le ragioni per le quali non le veniva domandato alcun nulla osta per la rivendita in questione [la n. 4] a differenza di quanto avveniva per le analoghe rivendite situate presso la stessa tratta ferroviaria”; c) in realtà la Regione Lazio con nota del 27 luglio 2012 “diffidava Atac dall’intraprendere alcuna iniziativa afferente tutti i locali situati presso le stazioni delle linee ferroviarie concesse in gestione ad Atac, tra cui quella di interesse”, precludendole pertanto la possibilità di indire una gara per l’affidamento a terzi degli spazi commerciali siti presso le stazioni delle ferrovie regionali; d) “non può non confermare una temporanea morosità della ricorrente, che comunque veniva gradualmente sanata nel corso del 2020, per poi definitivamente risolversi ad aprile 2021”; e) “se l’Ufficio avesse chiesto il nulla osta ad Atac prima della emissione del provvedimento di revoca, l’odierna resistente lo avrebbe concesso”; f) “Atac non ha mai negato il nulla osta necessario per prosecuzione della gestione del servizio di rivendita, in quanto tale nulla osta – dalla data di scadenza della convenzione de qua ad oggi – non le è mai stato richiesto”.

2. All’udienza 23 giugno 2021, la causa veniva trattenuta in decisione.

3. Il fondamento normativo del provvedimento di decadenza della rivendita speciale è rappresentato dagli artt. 63 e 93 del d.p.r. 1074/1985 che trovano applicazione anche con riferimento alla ricevitoria del gioco del lotto ai sensi dell’art. 6 della legge n. 85/1990. L’art. 63 prevede che “le rivendite comunque assegnate, salvo le eccezioni di cui appresso, debbono essere gestite personalmente dagli assegnatari. A tal fine si richiede che il rivenditore … abbia la disponibilità in proprio nome, per regolare atto avente, data certa, del locale o della porzione di locale occupato dalla rivendita”. L’art. 93 stabilisce che “la gestione delle rivendite … speciali cessa per le cause di cui ai nn. … 4)” della medesima disposizione ossia in caso di “decadenza”.

Il provvedimento di decadenza della rivendita speciale (e conseguentemente della ricevitoria del gioco del lotto) ha natura pubblicistica. In quanto tale, come di recente ha affermato la giurisprudenza, dà luogo ad “vicenda pubblicistica estintiva” di una posizione giuridica di vantaggio e si caratterizza: “a) per l’espressa e specifica previsione, da parte della legge, non sussistendo, in materia di decadenza, una norma generale quale quelle prevista dall’art. 21nonies della legge 241/90 che ne disciplini presupposti, condizioni ed effetti; b) per la tipologia del vizio, more solito individuato nella falsità o non veridicità degli stati e delle condizioni dichiarate dall’istante, o nella violazione di prescrizioni amministrative ritenute essenziali per il perdurante godimento dei benefici, ovvero, ancora, nel venir meno dei requisiti di idoneità per la costituzione e la continuazione del rapporto; c) per il carattere vincolato del potere, una volta accertato il ricorrere dei presupposti” (cfr., Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, 11 settembre 2020, n. 18).

Alla luce del predetto quadro normativo di riferimento le censure sollevate, che per la loro stretta connessione possono essere esaminate contestualmente, non meritano accoglimento e ciò a prescindere, come sarà esposto, dall’interlocuzione istruttoria tra ADM e ATAC.

In effetti, va rilevato che l’ADM non ha correttamente inteso la risposta che ATAC in data 10 febbraio 2020 ha fornito alla richiesta istruttoria formulata in data 23 gennaio 2020 che, peraltro, riguardava una rivendita speciale, la (…), diversa da quella di cui è titolare la ricorrente che è la (…). Tanto emerge pacificamente dal tenore della risposta di ATAC e trova conferma, in via indiretta, negli scritti difensivi di quest’ultimi.

Tuttavia, l’ADM ha accertato che la ricorrente non è più titolare del contratto di locazione stipulato con ATAC in data 10 febbraio 2004 (successivamente rinnovato fino al 2015) e quindi non ha più la disponibilità “per regolare atto” del locale in cui vengono svolte le attività oggetto della rivendita e della ricevitoria del gioco del lotto.

Nel corso del giudizio non solo tale circostanza è risultata acclarata documentalmente (nota ATAC di disdetta del contratto del 21 luglio 2014), ma è per giunta emerso che ATAC non potrebbe rinnovare il contratto di locazione con la ricorrente attesa la diffida che ha, a sua volta, ricevuto in tal senso dalla Regione Lazio con nota del 27 maggio 2012 a seguito delle procedure di trasferimento, “in corso”, delle infrastrutture relative alle stazioni ferroviarie regionali.

Poiché il provvedimento di revoca ha natura vincolata, al ricorrere dei suoi presupposti non è possibile per l’amministrazione giungere ad una conclusione diversa rispetto a quella predeterminata dal legislatore che, nel caso di specie, coincide inesorabilmente con la decadenza dei titoli giuridici rilasciati dall’amministrazione.

Né invero, un eventuale accoglimento del ricorso per difetto di istruttoria, potrebbe avere un effetto di vantaggio per il ricorrente poiché, come emerge dalla documentazione versata in giudizio, è “palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato” (art. 21-octies, comma 2, legge n. 241/1990).

4. Rimane tuttavia ferma la facoltà dell’ADM di attivare il procedimento di “gerenza provvisoria delle rivendite” previsto dall’art. 29 del r.d. 22 dicembre 1957, n. 1293, nel contraddittorio delle parti, attesa peraltro l’acquisita disponibilità di ATAC a che l’attività di rivendita da parte del ricorrente si svolga presso il locale concesso a suo tempo in locazione.

5. In conclusione, il ricorso è infondato e va, pertanto, respinto.

La peculiarità della controversia e la natura delle censure sollevate giustificano la compensazione delle spese di giudizio tra tutte le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge nei termini di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.