Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima) ha respinto – tramite sentenza – il ricorso contro Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento prot.n. -OMISSIS- del Direttore generale dell’Ufficio dei Monopoli per la Campania – sezione operativa territoriale di Salerno avente ad oggetto “-OMISSIS-”;  adottato successivamente alla revoca della concessione del gioco del lotto “per omessi versamenti lotto” (prot. n. -OMISSIS-).

Si legge: “1.1. – Espone il ricorrente di essere titolare della ditta individuale con sede in -OMISSIS-alla -OMISSIS-per l’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio di cartolibreria, ricevitoria lotto, superenalotto e totocalcio, nonché di rivendita ordinaria di tabacchi e che, <vittima di una serie di raggiri posti in essere ad opera di ignoti e non segnalati, per sua stessa ammissione>, in data -OMISSIS-, riceveva l’indicata comunicazione di revoca della ricevitoria lotto n.-OMISSIS-, disposta per omessi versamenti lotto per € 45.049,32, provvedimento oggetto di impugnazione innanzi al T.A.R. Lazio di Roma con separato ricorso.

Seguiva la revoca della concessione di rivendita n. -OMISSIS-, oggetto di impugnazione innanzi a questo Tribunale.

2. – A sostegno del gravame il ricorrente ha dedotto eccesso di potere, violazione del principio di affidamento e di ragionevolezza, violazione dell’art. 34, l. n. 1293/57 e del D.M. n. 38/2013, difetto di istruttoria e di motivazione, violazione dell’art. 6, l. n. 241/90 (motivo sub I); falsa e/o erronea applicazione dell’art. 34, l. n. 1293/57 con riferimento all’art. 94, D.P.R. n. 1074/1958, eccesso di potere per contraddittorietà (motivo sub II); falsa ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto per la revoca della rivendita e della ricevitoria, superficialità e carenza di motivazione, difetto di proporzionalità nell’esercizio del potere sanzionatorio (motivo sub III); violazione dell’art. 34, l. 1293/57 e 94, D.P.R. n. 1074/58, in relazione all’art. 6, punto 9, in combinato disposto con l’art. 18, l. n. 1293/57 e dell’art. 6, l. n. 85/90, illegittimità derivata (motivo sub IV).

3. – Costituitasi in giudizio, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha chiesto la reiezione del gravame, argomentandone l’infondatezza sul presupposto del carattere fiduciario del rapporto concessorio per la rivendita di generi di monopolio, il quale deve ritenersi compromesso per effetto della decadenza nella quale è incorso il ricorrente, che ha omesso i dovuti versamenti per il gioco del lotto.

4. – Con ordinanza n. -OMISSIS-, confermata in appello (-OMISSIS-), l’istanza cautelare del ricorrente è stata respinta in ragione <dei riflessi automatici prodotti dalla revoca della ricevitoria lotto alla luce dell’orientamento della giurisprudenza di seconde cure (Cons. Stato, Sez. IV, 15/09/2015, n. 4313), secondo cui si configura la perdita delle condizioni soggettive della concessione nel caso di mancato o ritardato versamento dei proventi del predetto gioco>.

5. – In vista dell’udienza di merito il ricorrente e l’Agenzia hanno depositato memorie.

L’amministrazione ha insistito per il rigetto del ricorso, siccome infondato; il ricorrente, dal canto suo, senza recedere da quanto dedotto con il ricorso introduttivo, ha sollevato questione di legittimità costituzionale <per violazione dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza sanciti dall’art. 3 della Costituzione> degli artt.6 e 18 della Legge del 22 dicembre n. 1957, n. 1293, sul rilievo che essi, interpretati in conformità al <diritto vivente>, darebbero vita a un <meccanico automatismo legale>, connotato da <assoluta rigidità applicativa>, che alla decadenza dalla concessione del gioco del lotto fa conseguire, necessariamente, la decadenza dalla titolarità della rivendita, senza rendere possibile alcuna <valutazione in relazione al caso concreto e alla gravità o meno delle infrazioni commesse>.

5.1. – Osserva al riguardo parte ricorrente che <le conseguenze decadenziali (definitive) dalla titolarità della rivendita di tabacchi (peraltro, latu sensu sanzionatorie), legate al venir meno della concessione del lotto, e, a fortiori, l’impedimento a mantenere la titolarità della rivendita in presenza di una autonoma concessione, ai sensi del più volte citato art. 34 della Legge del 22 dicembre n. 1957, n. 1293, appaiono alla difesa (e, si auspica, al Tribunale) irragionevoli e incostituzionali, contrastando con il principio di proporzione, che è alla base della razionalità che, a sua volta, informa il principio di uguaglianza sostanziale, ex art. 3 della Costituzione>.

6. – Il Collegio è dell’avviso che il provvedimento impugnato -OMISSIS-trovi conferma e fondamento negli artt. 6, punto 9), e 18 della legge n. 1293/1957, secondo i quali (art. 6, punto 9) non può gestire una rivendita chi “sia stato rimosso dalla qualifica di gestore, coadiutore o commesso di un magazzino o di una rivendita, ovvero da altre mansioni inerenti a rapporti con l’Amministrazione dei monopoli di Stato (…)” e (art. 18) “Alle rivendite si applicano le disposizioni degli artt. 6, 7, 12 e 13”.

6.1. – L’art. 13, lett. a) della menzionata legge n. 1293/1957 dispone quale causa di decadenza dalla gestione il ricorrere “nei di lui confronti (n.d.r. del magazziniere) di uno dei casi di esclusione previsti dall’art. 6”. Detta norma trova applicazione anche ai rivenditori in virtù della previsione espressa di cui all’art. 18 della medesima legge.

In altri termini, la rimozione “da altre mansioni inerenti a rapporti con l’Amministrazione dei monopoli di Stato”, prevista dal citato articolo 6, punto 9), qual è appunto la revoca della ricevitoria, integra una fattispecie di perdita delle condizioni soggettive della concessione per la vendita al pubblico dei tabacchi lavorati, tale da determinare le condizioni per la decadenza dalla gestione della rivendita (T.A.R. Lazio, sez. II, 9 aprile 2021, n. 4205; Id., 7 maggio 2020, n. 4800; Id. 1 giugno 2020 n. 5759).

6.2. – Nello specifico, la ratio della disposizione, relativa al provvedimento impugnato, è da rintracciarsi nel venire meno del rapporto di fiducia nei confronti del ricevitore-rivenditore, a causa della reiterata violazione delle norme di legge aggravata dalla qualità che il titolare della rivendita ricevitoria assume, con l’affidamento della concessione in gestione della ricevitoria, di agente contabile per conto dell’Amministrazione.

6.3. – La compromissione del rapporto fiduciario rifluisce con effetto automatico anche sulla licenza per la vendita dei generi di monopolio, il ché trova, come sopra illustrato, titolo normativo nelle disposizioni di cui agli artt. 6, punto 9), e 13 della legge n. 1293/1957, la cui applicazione esclude dalla gestione di rivendite chi sia stato rimosso da altra concessione.

6.3.1. – In tal senso è fermamente orientata la giurisprudenza, che ha posto in rilievo il carattere <totalmente vincolato> della decadenza dalla titolarità della concessione della rivendita di generi di monopolio rispetto alla disposta revoca della concessione della ricevitoria del lotto (Cons. Stato, Sez. IV, 15 settembre 2015, n. 4313; si v. T.A.R. Lazio, sez. II, n. 4205/2021; Id., n. 4800/2020; Id. n. 5759/2020, cit.).

La decadenza della titolarità della rivendita ordinaria dei generi di monopolio disposta ai sensi degli artt. 6, 13, 18, della legge n. 1293 del 1957 si pone quale atto conseguenziale rispetto all’atto presupposto rappresentato dalla decadenza della concessione della ricevitoria del lotto (ricorrendone i presupposti di legge), la quale ultima comporta il venire meno del rapporto di fiducia con l’amministrazione che costituisce causa di per sé idonea a recidere anche il rapporto di fiducia in ordine al diverso rapporto relativo alla rivendita e quindi a cagionare la decadenza della titolarità della stessa, venendosi a determinare la “perdita delle condizioni soggettive della concessione, legittimando, in ragione del venir meno dell’elemento fiduciario, alla revoca del titolo di gestione” (Cons. Stato, Sez. IV, n. 4313/2015 cit.).

6.4. – Sulla base di tali coordinate esegetiche, venendo in rilievo in questa sede l’impugnazione di un atto totalmente vincolato, non risultando scalfita l’efficacia dell’atto a monte (è omessa, al riguardo, qualsiasi indicazione da parte del ricorrente), cadono evidentemente tutte le censure contenute nel ricorso, imperniate su una non condivisa lettura dell’ordito normativo di riferimento, sementita dalla giurisprudenza sopra richiamata, ovvero su inconfigurabili vizi propri, quali asserite carenze motivazionali o inesistenti lacune istruttorie dell’impugnato provvedimento, meramente dichiarativo della decadenza dalla concessione di rivendita.

7. – Nell’ultima memoria il ricorrente, come accennato, ha sollevato questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli artt. 6 e 18 della legge n. 1293/1957 <per le conseguenze decadenziali (definitive) dalla titolarità della rivendita di tabacchi […] legate al venir meno della concessione del lotto>, censurando la <assoluta rigidità applicativa> del descritto <meccanico automatismo legale>, idoneo a obliterare qualsivoglia <valutazione in relazione al caso concreto e alla gravità o meno delle infrazioni commesse>.

7.1. – Senonché il Collegio ritiene che la suindicata questione, genericamente prospettata con riferimento ai principi di <ragionevolezza, proporzionalità e uguaglianza sanciti dall’art. 3 della Costituzione> e imperniata sullo specifico caso della decadenza dalla concessione per la gestione della ricevitoria in conseguenza della rimozione “da altre mansioni inerenti a rapporti con l’Amministrazione dei monopoli di Stato se non siano trascorsi almeno cinque anni dal giorno della rimozione” (art. 6, n. 9 cit., nel quale si deve sussumere la revoca della concessione per il gioco del lotto verificatasi nel caso di specie), sia da ritenersi palesemente infondata, rivelandosi, all’opposto, nella sua discrezionalità, congrua (si veda la limitazione temporale) e scevra da vizi logici o da profili di abnormità la scelta legislativa in contestazione, che ricollega alla decadenza dalla ricevitoria lotto quella dalla rivendita dei generi di monopolio, tenuto conto, sopra tutto, che l’attività del gestore di una rivendita (e di una ricevitoria del lotto) è connotata da un particolare dovere di fedeltà, sicché la decadenza dalla concessione del lotto costituisce causa di per sé ragionevolmente idonea a rompere anche il rapporto di fiducia in ordine al diverso rapporto relativo alla rivendita dei generi di monopolio e quindi a cagionare la decadenza della titolarità della stessa.

Il ricevitore, infatti, è <tenuto ad osservare precisi obblighi di custodia, di rendicontazione e di versamento, delle somme riscosse dal pubblico che devono essere tenute appunto in custodia per conto dell’Erario per poi essere riversaste tempestivamente in suo favore per il tramite del concessionario della rete del gioco. Le somme raccolte dal ricevitore sono infatti i proventi del gioco del lotto affidato in concessione ed hanno natura erariale, sicché il loro mancato versamento potrebbe in ipotesi configurare il reato di peculato> (T.A.R. Lazio, sez. II, n. 4800/2020 cit.).

7.2. – La norma che dispone la decadenza si giustifica, allora – anche sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalità nell’esercizio del potere sanzionatorio – sul presupposto che le rivendite tabacchi e le ricevitorie lotto sono concessioni di natura traslativa, rilasciate intuitu persona, il cui rapporto nasce ed è regolato a mezzo di concessione-contratto funzionale all’esclusiva realizzazione dell’interesse pubblico, in settori, in particolare quello dei tabacchi, sottratti ai principi della concorrenza e del libero mercato.

8. – Il ricorso, alla luce di quanto precede, si rivela infondato e va rigettato.

9. – Sussistono giusti motivi, vista la complessiva situazione di fatto sottesa al ricorso, per disporre la compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese compensate”.