Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) ha respinto – tramite ordinanza – il ricorso di una serie di operatori del gioco contro Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, in cui si chiedeva l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del D.P.C.M. del 14 gennaio 2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 2021, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Salute limitatamente all’articolo 1, comma 10, lett. l) e all’articolo 14 laddove è stata disposta la sospensione dell’attività di “ … sale scommesse …” fino al 5 marzo 2021; del D.P.C.M. del 2 marzo 2021, pubblicato sul supplemento ordinario n. 17 alla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo 2021, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Salute, limitatamente all’articolo 20, comma 1, del seguente tenore “Sono sospese le attività … sale scommesse …” fino al 6 aprile 2021.

Si legge: “Rilevato che le disposizioni del DPCM impugnato – la cui efficacia è formalmente spirata – tra cui quella oggetto di doglianza, continuano ad applicarsi in forza del D.L. 1 aprile 2021, n. 44 (art. 1, comma 1) che a tale atto espressamente rinvia, di tal che le statuizioni in questione risultano allo stato recepite da fonte di rango legislativo;

Considerato che, in ogni caso, questa Sezione si è già espressa su questioni sovrapponibili a quella oggi in esame (v., tra le molte, le ordinanze nn. 1202/2021 e 847/2021), osservando che anche il d.P.C.M. di data 2.3.2021 (le cui disposizioni “si applicano dalla data del 6 marzo 2021, in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 gennaio 2021, e sono efficaci fino al 6 aprile 2021”), a mente del quale “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente”, nella parte in cui individuava, fra le attività economiche oggetto di misure limitative e prescrizioni a tutela della salute pubblica, quelle di interesse della parte ricorrente, non risultava palesemente illogico o irragionevole, avendo l’amministrazione effettuato una valutazione inerente al grado di essenzialità dell’attività cui imporre il sacrificio, sulla base delle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico e prevedendosi comunque un ristoro economico a compensazione del periodo di sospensione;

Ritenuto che, in ragione di quanto sopra, non sussistono i presupposti per la concessione della misura cautelare;

Ritenuto che ricorrono le ragioni che giustificano la compensazione delle spese della presente fase;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima) respinge l’istanza cautelare.

Compensa le spese della presente fase”.