La Cassazione ha confermato la condannaper truffa emessa della Corte di appello

di Genova nei confronti di un sessantenne che si presentava “ai clienti

vantando di essere persona autorizzata dai Monopoli di Stato a proporre
l’acquisto dei beni che stava loro cercando di vendere e che poi sono stati
acquistati, addirittura sventolava, al riguardo della vantata autorizzazione, una
sorta di tesserino in merito. Trattandosi di giochi d’azzardo da installare in un
pubblico esercizio si comprende come esso elemento, del tutto inesistente, abbia
avuto significativa efficacia decettiva in una con la garanzia dei facili guadagni”, secondo quanto stabilito dalla Corte di Appello di Genova.
Per la difesasi trattava di un semplice inadempimento contrattuale, mancando gli artifici e i raggiri edesistendo un contratto commerciale parzialmente eseguito.
La tesi è stata respinta dal Collegio della Seconda sezione, che pure ha ritenuto irrilevante che l’ingiusto profitto fosse incassato dal coimputato, suo socio.