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(Jamma) – Un balzello inutile e costoso, i tabaccai dichiarano guerra al canone del Superenalotto. La cifra non è irrisoria, si tratta di circa 2mila euro all’anno per ogni ricevitore. Sisal, la società che il Superenalotto lo gestisce, dal canto suo ritiene questa riscossione fondamentale.

La questione, che era stata già affrontata circa sei anni fa, è tornata al centro dell’attenzione in questi giorni, in vista dell’approvazione della legge di Bilancio per il 2017. Un articolo, il numero 73, è interamente dedicato alla gara per il Superenalotto che si terrà l’anno prossimo. In poco meno di una pagina – scrive Il Fatto Quotidiano – vengono stabiliti con precisione i criteri per l’assegnazione del gioco: durata 9 anni, base d’asta 100 milioni di euro con offerte al rialzo, versamento dell’importo in due rate, aggio del 5 per cento sulle giocate con offerte al ribasso. Il punto controverso è il comma ‘e’, secondo cui il canone per il Superenalotto resta e dovrà essere pagato almeno fino al 2027.

La versione dell’articolo per il Superenalotto approvata dal governo con inclusa la reintroduzione del canone è completamente diversa da quella originaria preparata dall’Agenzia dei Monopoli. Il testo dei Monopoli fissava un aggio per il concessionario uguale a quello del Lotto, cioè 6 per cento, con un incremento del 2,25 per cento rispetto a quello riconosciuto oggi a Sisal, ma aboliva il canone facendo riferimento a quanto disposto da una legge del 2010. Proprio la legge, cioè, che aveva innescato la prima fase della guerra del canone. Facendosi forti di quella norma i tabaccai allora avevano dato battaglia chiedendo al Tar del Lazio l’abolizione immediata dell’odioso balzello e il Tar aveva accolto la domanda. Senonché il Consiglio di Stato qualche tempo dopo aveva in parte modificato il senso della sentenza sostenendo che il canone del Superenalotto doveva sopravvivere, ma solo fino al 2018, anno di scadenza della concessione, onde evitare che fossero alterati i contenuti della concessione stessa mentre era in essere.

Quando il testo preparato dai Monopoli è arrivato sui tavoli del ministero dell’Economia e delle finanze è stato stravolto. I tabaccai sostengono che ciò sia avvenuto per effetto di un’efficace azione di lobby di Sisal. Mentre alla Sisal ritengono che il repentino cambio in corsa sia dovuto al fatto che al ministero si sarebbero fatti due conti constatando che senza canone, con un aggio al 6 per cento e una previsione di raccolta del gioco simile a quella attuale, ci avrebbero rimesso la bellezza di più di 350 milioni di euro in nove anni. A quel punto al ministero avrebbero deciso di smontare la proposta dei Monopoli accantonando l’aggio del 6 per cento e rimettendo il canone.

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