Centodue dipendenti a rischio licenziamento e disoccupazione. Sono quelli di quattro sale bingo su scala regionale che forse il prossimo sedici giugno, se non arriveranno notizie diverse, col fallimento della società che le gestisce rischiano di finire sulla strada. E la loro situazione si è aggravata con la chiusura forzata da Covid 19. Portavoce di una iniziativa che ha fatto arrivare la questione al governatore Emiliano è Michele Fioretti, lavoratore di una sala Bingo.

“Lavoro, anzi lavoravo sino a tempo fa, in una sala Bingo di Bari. Siamo in totale 102 dipendenti per 4 sale. Chi ne è titolare, insomma chi guida la società, a torto o ragione, è incappato in un provvedimento giudiziario e siamo in amministrazione giudiziaria. Il prossimo sedici giugno davanti al Tribunale fallimentare di Bari ci sarà la relativa udienza e rischiamo il fallimento. Temiamo la beffa, che chi ci ha condotto in questa situazione possa ricomprare il tutto e riapparire sotto altre forme, insomma il vecchio titolare”.

A tutto questo si aggiunge la chiusura imposta dal COVID-19.

“Saremmo stati chiusi come tutti sino alla riapertura. Noi al contrario non sappiamo che cosa accadrà dopo. Quella nostra è una situazione particolare. Da tempo non percepiamo reddito e invochiamo che ci sia corrisposto il Fis, cioè la cassa integrazione dei mesi di marzo, aprile e maggio, quanto ci spetta e inoltre ci spettano altre 4 settimane. Molti di noi, come il sottoscritto, sono monoreddito e con famiglie a carico. Ci rendiamo conto che qui il problema è più giudiziario che politico”.

Questo l’accorato appello, rivolto via facebook, a Michele Emiliano.

Le scrivo con gli occhi lucidi dalla rabbia perché oggi, dopo 18 anni di lavoro presso una sala bingo titolare di una concessione dello Stato, a casa in virtù del Dpcm causa Covid e in attesa (dall’8 Marzo) del Fis, ripeto dopo 18 anni anche se fosse disposta dal governo una data di riapertura, io molto probabilmente resterò a casa.

Adesso mi ritrovo insieme ad altre 101 famiglie di miei colleghi a dover sperare di proseguire se il giudice della Sezione fallimentare del Tribunale di Bari lo riterrà opportuno.
La società, che fa capo alla sala in cui ho lavorato per 18 anni, ha gestito 4 sale il cui fatturato annuo è di milioni di euro, ma nonostante questo, oggi siamo oggetto di una amministrazione giudiziaria in attesa che si svolgano i procedimenti penali.

PRESIDENTE
sento vicine le famiglie dei miei colleghi, capisco cosa provano perché lo sto vivendo sulla mia pelle e non auguro a nessuno di vivere questa incertezza che ti fa tremare l’anima, è un momento storico buio, ma noi lavoratori di questa azienda (mal gestita e ringrazio la Guardia di Finanza che ha fatto emergere questa situazione) siamo ancor più penalizzati.
Le mie domande sono: chi ha consentito che si arrivasse a questo punto? Chi avrebbe dovuto vigilare sull’operato di un detentore di una concessione dello Stato?

In preda a queste domande generatrici di delusione e rabbia Le presento la mia situazione
-quarantena dall’8 Marzo senza aver percepito lo stipendio di gennaio e febbraio (nonostante questo fosse un obbligo di legge in capo al datore di lavoro, mai rispettato);
-assegno Fis non ancora percepito;
-risparmi familiari (4 componenti) dopo 3 mesi, completamente esauriti.

Lei è il nostro Presidente e lo sarà per i prossimi 5 anni, chiedo con la presente di incontrarLa anche solo per 5 minuti, affinché possa trasmettermi quella serenità che un padre e un lavoratore onesto necessita in questo momento.

Non resti indifferente, non meritiamo questo.