Otto mesi, non consecutivi, di sospensione della attività sono troppi per gli oltre cento lavoratori delle due sale bingo di Cagliari e Quartu. Un breve periodo di riapertura a ottobre, e poi di nuovo la sospensione. Tutto chiuso almeno fino al 5 marzo quando scadrà il DPCM attuale. La società che gestisce le sale a Quartu e Cagliari è in seria difficoltà. I numeri li snocciola Massimiliano Orlandini, 52 anni, amministratore: “Meno dell’uno per cento della perdita di fatturato, del 2019, di tre milioni di euro. E si tratta di oltre il sessanta per cento, anno su anno sarebbe del cinquanta ma siamo già arrivati a febbraio”. Numeri choc, che lasciano davvero poco spazio alle interpretazioni. “E pensare che abbiamo sempre garantito la massima sanificazione e distanziamento possibile, proprio per una questione di sicurezza”. Non è però bastato a evitare la chiusura. “I nostri cento dipendenti sono in sofferenza – dichiara Orlandini a CastedduOnline -, hanno solo una misera cassa integrazione che copre il 40 per cento dell’intero stipendio mensile”. E i clienti? “Molti mi stanno chiamando, chiedendo quando riapriremo: da noi ha sempre prevalso la socialità, non certo le scommesse. Chi cerca quelle le fa online, spesso dando soldi a siti esteri. Il bingo è sempre stato strutturato per le famiglie. Siamo molto preoccupati soprattutto di non poter ripartire, quando sarà possibile, perchè i nostri ragazzi stanno davvero soffrendo. Abbiamo anche bloccato i mutui, ma solo perchè noi siamo un’azienda privata: lo Stato, invece, non l’ha fatto”.