Campione (CO) si risolleverà con gli utili del gioco d’azzardo, ne sono convinti in Comune e per questo è stato presentato ricorso contro la decisione della Corte dei Conti che nelle scorse settimane aveva bocciato il bilancio pluriennale del municipio ritenendolo troppo sbilanciato sulle previsioni d’incasso della sua casa da gioco. “Ridotta la spesa per il personale, e con la riapertura del Casinò, il cui piano industriale, valutato come attendibile dal Tribunale di Como, prevede consistenti flussi in entrata – si legge nella memoria depositata dai legali incaricati dal Comune – non soltanto è prevista, a partire dal 2022, la ripresa della corresponsione di contributi in favore del Comune in via progressivamente crescente, ma i proventi da gioco saranno destinati dopo il pagamento dei creditori privilegiati e di quelli chirografari, al pagamento del credito del Comune. Infine, una volta pagata la massa dei creditori, l’incremento dei proventi del Casinò darà luogo, a concordato chiuso, all’incremento dei contributi da devolvere al Comune”. La prova secondo i legali è nella storia stessa della casa da gioco che negli ultimi anni prima del fallimento deciso nel luglio del 2018, “registrava in maniera sostanzialmente stabile ricavi intorno o superiori ai 90 milioni di euro”. E’ quanto si legge su ilgiorno.it.

“Il Casinò ha sempre rappresentato la principale azienda del Comune di Campione d’Italia, arrivando a generare nel 2017, ultimo esercizio completo, oltre 96 mln. di euro di ricavi complessivi, registrando un afflusso di ingressi pari a 672.000 unità e dando lavoro a ben 492 dipendenti”. In base alla relazione tecnica sottoposta al vaglio della Corte dei Conti la casa da gioco può contare una “posizione di assoluto vantaggio nei confronti dei competitors, sia nazionali, sia svizzeri sia europei, in ragione delle sue dimensioni, si tratta infatti del casinò più grande d’Europa”.

A determinare la crisi, secondo il relazione, sono stati i trasferimenti al municipio, slegati dai risultati economici del gioco. In particolare dal 2013 al 2017 il contributo al Comune è stato di 105 milioni di euro a fronte di un margine operativo lordo di 77, generando una differenza negativa di 26 milioni. “A ciò si è aggiunto dal 2014 in poi l’aumento progressivo del costo del lavoro che è arrivato a superare il 50% dei ricavi”, conclude la relazione “ma il piano concordatario in forte discontinuità con il passato e la forte riduzione di organico”, garantiscono sui risultati futuri.