asteriti
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(Jamma) – Con una recente sentenza, il Tar della Campania ha respinto il ricorso presentato da un esercente di gioco contro un provvedimento approvato dal Comune di Napoli, recante limitazioni per le sale da gioco, compreso l’orario di apertura delle medesime.

La sentenza assume particolare importanza perché (ri)afferma il principio, della cui esistenza non abbiamo mai dubitato, della piena autonomia normativa da parte dei Comuni in materia di distanze minime delle sale gioco dai luoghi sensibili e di orari di apertura delle stesse.

La sentenza opera un collegamento tra l’esercizio di tale potere da parte delle Amministrazioni locali con le esigenze di tutela della salute degli amministrati, soprattutto dei soggetti maggiormente vulnerabili, mettendo correttamente in correlazione la libertà di iniziativa economica con la tutela della salute.

Non sono del tutto convinto, invece, che la sentenza finirà col travolgere la bozza governativa di riordino del settore giochi, presentata dal sottosegretario all’Economia, ma certamente la conferenza Stato – Regioni dovrà tenerne conto, così come pure i Comuni. La bozza di accordo proposta resta, comunque, un ulteriore passo falso del Governo in materia di disciplina del gioco d’azzardo di Stato, che nonostante le esternazioni e le roboanti promesse di riduzione dell’offerta, viene considerato e rimane un comodo sistema di far cassa sulla pelle degli italiani, peraltro ignorando, cosa ancora più grave, le conseguenze sulla loro salute che un eccesso di offerta può causare.

D’altronde, il reale orientamento del Governo in materia di gioco d’azzardo emerge in maniera chiara dalla attività normativa con cui viene regolata la materia, come dimostra il provvedimento ADM del 2 maggio, con cui sono state introdotte modifiche al Win for life – Vincicasa. Il provvedimento prende atto del calo della raccolta di questa formula di gioco, per i monopoli e il concessionario, “dovuta sostanzialmente alla scarsa frequenza delle estrazioni (una sola estrazione a settimana) e all’elevato importo della giocata (5 euro)”.

Questa la premessa. Ma in che modo i monopoli tengono conto della flessione della domanda, rispettando le promesse, contenute anche nella bozza presentata in sede di conferenza unificata, di una riduzione dell’offerta di giochi d’azzardo. “Considerata dunque la necessità di garantire il costante adeguamento dell’offerta dei giochi numerici a totalizzatore nazionale all’evoluzione della domanda dei giocatori” (ma la domanda non era diminuita?), ovviamente con “l’esigenza di salvaguardare le entrate erariali…” i monopoli hanno deciso di accogliere la proposta del concessionario di una diminuzione del costo della giocata e, soprattutto, di un aumento della frequenza delle estrazioni.

Insomma spendere meno, ma giocare di più, finendo così per spendere anche di più. E le esigenze di tutela dalla salute dei giocatori? Rimandate ad un’altra occasione, magari con l’apertura delle sale gioco di tipo A. Mi auguro che Regioni e Comuni comprendano bene il pericolo della proposta governativa e agiscano di conseguenza.

Avv. Osvaldo Asteriti

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