“In Canada c’è una sorta di ibridazione tra gambling e gaming, non siamo di fronte ad una  dicotomia, ma piuttosto di un passaggio tra dimensione all’altra. Quando si parla di gambling siamo nell’ambito dell’azzardo, negli altri casi dei videogiochi. In Canada siamo intenzionati a svolgere una ricerca concentrata sui giocatori free to play. Quello che ci interessa è capire la soggettività dei giocatori”. E’ quanto spiega la dottoressa Annie-Claude Savard, dell’Università di Laval, Canada oggi a Roma per la presentazione di uno studio transnazionale sul gioco d’azzardo online. “Vogliamo trovare i punti di convergenza tra il free to play e il gambling anche a livello del vissuto dell’individuo. Dal punto di vista del giocatore qual è il gioco perfetto? Come si crea nel suo immaginario? Qual è lo scopo e il piacere del giocare? Nel 2019 il rapporto con l’elettronica grazie a internet è completamente cambiato rispetto al passato e vogliamo tenere conto delle dinamiche che si innescano. Perchè dovremmo regolamentare il gioco libero per tutti, ossia il free to all? Al momento ci sono carenze normative, si tratta di giochi che hanno un grande impatto per la popolazione giovanile e possono essere fuorvianti, anche perchè vengono lanciati a livello pubblicitario in modo molto aggressivo. Si possono sviluppare componenti collegate al gioco d’azzardo, pensiamo alle loot boxes. Si richiede quindi una regolamentazione. Serve poi un sistema di prevenzione efficace, servirebbe una normativa specifica al riguardo. Per non parlare dei dati personali, che rappresentano una fonte di ricchezza enorme nella nostra società e pertanto bisognerà stabilire delle regole di utilizzazione definite per legge. Servirebbe istituire un organo normativo indipendente e imparziale. Uno dei punti chiave dovrebbe essere la garanzia di  trasparenza, informare la popolazione più debole come i bambini, fare in modo che gli interessi del settore economico non vadano a discapito della protezione della salute dei cittadini. Serve poi prevenzione, responsabilità collettiva. Le difficoltà stanno nella presenza delle lobby e degli stakeholders, che spesso hanno obiettivi opposti. Poi stiamo parlando di internet, c’è quindi un processo di deterritorializzazione, internet infatti elimina il concetto stesso di frontiera, siamo in un ambiente difficile da regolamentare”.