A testa alta Paola, lavoratrice nel settore del gioco, racconta la sua storia.

“Mi chiamo Paola e lavoro per una società concessionaria nel comparto del gaming, del gioco legale, sicuro e regolamentato. Lavorare in questo settore significa far parte di una realtà dinamica, giovanile, competitiva, fortemente tecnologica. La nostra società investe da tempo nella formazione continua, nel benessere organizzativo, nel contrasto alle dipendenze. Personalmente ho una esperienza ventennale, che comprende anche altri settori considerati più “etici o virtuosi” dalla collettività e a questo punto devo dire anche dalle istituzioni, sebbene larga parte degli introiti venga versata regolarmente e puntualmente come prelievo erariale e tassazione correlata.

Posso dire, però, che solo negli ultimi anni, entrando in questo settore tanto oggi demonizzato e penalizzato da questa pandemia e conseguente crisi mondiale, ho potuto apportare il mio know how in un contesto dinamico, stimolante, fatto di persone giovani, nel quale molte neo famiglie si sono formate e nel quale è piacevole confrontarsi, collaborare, partecipare anche attivamente alle tante iniziative che l’azienda mette in campo per i dipendenti, penso per esempio a delle campagne di screening sanitario o di team building, tanto per citarne alcune.

Con questa mia vorrei esprimere il dolore mio e di tanti miei colleghi, lo sconforto nel farci sentire, come in questo momento, lavoratori di Serie B, non meritevoli di considerazione e attenzione. Ci sentiamo abbandonati. Siamo un settore importante per il Paese e come tanti altri lavoratori desideriamo riprendere il nostro lavoro con onestà, professionalità e con entusiasmo, certi che tanto c’è da fare per ripartire, ma non spegnete questa nostra voglia, questa grinta.

Tutti insieme, tutti i lavoratori di ogni settore, ciascuno meritevole di considerazione, possiamo fare la differenza per superare questo difficile momento, per il bene della collettività e della nazione”.

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