A testa alta Mauro pone alcune giuste domande sulla validità costituzionale dell’operato del governo sul tema delle riaperture e conseguenti discriminazioni verso il settore del gioco.

“Buonasera, premetto che non sono un avvocato o un costituzionalista ma vorrei segnalare un fatto riguardante il nuovo decreto, il 20 del 2020 firmato dal Presidente del Consiglio; secondo quanto è scritto al punto ‘L’, l’attività delle sale gioco scommesse è sospesa. Nel capoverso M viene invece indicata la data di riapertura per cinema e teatri. Nel decreto precedente ossia il 19 del 2020 nel punto ‘I’ le categorie sospese erano sia le sale gioco e scommesse nonché i cinema e i teatri. Questa divisione apportata da un decreto all’altro non è spiegata ne tantomeno spiegabile attraverso i soli meccanismi di opportunità di salvaguardia della salute e sicurezza delle persone ai quali si ispira il lavoro del governo dal momento che vengono indicate date per la riapertura (in base ai parametri osservati e monitorati nei prossimi giorni), ma che riguarderanno alcuni settori e non altri, fatto salvo che sia dalle tabelle di rischio Inail che dai protocolli che possono essere applicati a tutela dei clienti e del personale non vi è nessuna ragione apparente di fornire una “corsia preferenziale” per stabilire che i cinema e i teatri debbano ripartire, curve epidemiologiche permettendo, in una data preventivata sin da ora mentre le sale da gioco vengono spostate in un altro paragrafo appositamente creato per tenerle in stand by da un decreto all’altro. Tutto questo rientra nella costituzionalità dell’operato del governo?”.

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