A testa alta Giovanni, lavoratore nel settore dell’ippica, racconta la sua storia.

“Spero con tutto il cuore che qualche ministro legga e cerchi di capire e fare qualcosa anche per questo settore. Sono le ore 7.15 e mi sono fermato in pausa dal mio amato lavoro. Dopo una notte in dormiveglia per assistere una mia cavalla al parto fino alle 5. Come ogni mattina comincia la giornata di noi ippici, pulizia dei cavalli, allenamento, per poi finire verso mezzogiorno con il partire per i rispettivi ippodromi italiani a correre e questo fino a sera. Al ritorno prima di pensare a noi dobbiamo sistemare e dare da mangiare a loro, dunque noi ci sediamo a tavola per la cena quando compagne e figli sono già a dormire ma questa è una nostra scelta e va bene così. A volte non possiamo seguirei i nostri cavalli per gli ippodromi, per altre cose e ora per le nuove regole causa virus. Ci dispiace non vederli correre, vedere il nostro lavoro in pista, capire se è stato fatto bene. Fino a prima del virus esistevano le sale giochi dove ci si poteva recare a vedere le corse, a giocare e tifare sia per i nostri cavalli sia per la nostra squadra di calcio o per qualsiasi altro sport. Ora non capisco perchè questo governo e la rispettiva commissione sono incapaci di valutare, non consentendo la riapertura. Caro comitato le sale sono luoghi più sicuri e puliti di quei bar che avete già fatto ripartire e dove la sera si riversano migliaia di giovani sensa mascherine, non rispettando nessuna distanza, alcuni per bere, altri per ubriacarsi, c’è addirittura chi si droga. E voi sareste in grado di decidere? Viva gli ippodromi e le sale, luoghi fraquentati da gente più adulta, lavoratori seri e che a voi caro Stato danno ogni anno parecchi soldini”.

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