A testa alta Mirko, dipendente nel settore giochi, racconta la sua storia.

“Salve a tutti, sono Mirko, un dipendente del settore intrattenimento, giochi, scommesse e sala slot-vlt, concessionario Snai in provincia di Salerno. Ebbene, sinceramente non si sa da dove poter iniziare, visto come già dichiarato e letto da molti partecipanti del settore che la situazione, di questo passo, sta diventando alquanto insostenibile. Non è possibile che al 18 maggio, dopo ben oltre 60 giorni di lockdown, imprenditori e dipendenti del nostro settore vengano denigrati dallo Stato, non è tollerabile. Stanno aprendo tutti e con le dovute precauzioni del caso, a tutela della salute di lavoratori e clienti, e noi invece? Neanche le linee guida hanno voluto prendere in considerazione di preparare. Non capisco come il Governo privi della possibilità a tutti noi di assaggiare un pizzico di quotidianità e permettere a migliaia di lavoratori e famiglie di potersi rigarantire un po’ di sopravvivenza. Così rischiamo in tanti di vivere in una situazione di forte precariato e non possiamo permettercelo e non è neanche giusto. Avrebbero potuto tranquillamente indirizzarci con protocolli simili ai bar, ad esempio, ma invece ci considerano un settore peccaminoso, quando in realtà noi lavoriamo e produciamo un prodotto che è appartenente allo Stato e a livello erariale fatturiamo una buona porzione di guadagno. Sabato è iniziata la Bundesliga e facendoci restare chiusi hanno dato adito all’escamotage del gioco illegale, con abusivi, e ciò non accadeva dal 1998. È mai possibile che non se ne rendano conto? Stanno distruggendo non solo un settore intero, ma soprattutto migliaia di lavoratori che, accompagnati da tanti imprenditori, svolgono egregiamente il proprio lavoro e rispettano ogni tassello del buon senso del gioco responsabile. Io mi auguro che il Governo apra gli occhi e alla svelta, altrimenti sarà la fine per il gioco legale e così contribuiranno ai tanti evasori fiscali e a distruggere tutti coloro che introducono passione e amore verso quello che fanno e hanno costruito con anni e anni di sacrifici. Il mio grido è quello di tanti miei colleghi sparsi in tutta Italia e lo Stato non può e non deve ignorarci”.

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