A testa alta Tommaso, dipendente in una sala bingo di Lodi, racconta la sua storia.

“Salve ho donato al gioco 20 anni della mia vita. Mi chiamo Tommaso ed ho iniziato come tecnico nelle tabaccherie Lotto, 10eLotto ecc.ecc. Un lavoro molto stressante, territori di circa 200 km con tempi di interventi dalle 2 alle 4/6 ore, per un totale di ore giornaliere variabili dalle 6 di pochissimi giorni alle 10 di tantissimi giorni, km e km di strade! E nonostante lo stipendio mai oltre i 700/800 € quel settore entra nel cuore e vi trovavo soddisfazione, piacere nel farlo, nel vedere tutto funzionare perfettamente. Poi l’anno scorso ho chiuso un capitolo della vita e mi sono trasferito a Milano, nuova compagna nuovo lavoro! E riiniziare non è mai semplice, specie alla mia età. Sì, ho 58 anni. Così dopo mesi di ricerca e di tante porte in faccia un colpo di fortuna mi ha portato alla sala bingo di Lodi, da lì è ricominciata la mia vita pur non essendo direttamente collegato al gioco. Presso la sala mi occupo di sicurezza ma va bene, pur di lavorare va bene fare dalle 21 alle 4, 6 giorni su 7. Portare a casa 600€ al massimo ogni mese! Sì, va bene! Ma dopo quasi 3 mesi di lavoro ecco che tutto parte da lì (da noi vengono tantissime persone da Codogno) e così dal 23 febbraio siamo a casa. Ho percepito 600€ a marzo e 83 € ad aprile e fortuna la mia compagna ha uno stipendio fisso altrimenti saremmo già morti. A questo punto sono stanco, sì, stanco di dare ad una società che si vergogna e discrimina un settore dal cui tanta gente riceve sostentamento. Credetemi essendo 20 anni che ci lavoro so che il gioco può far male alle persone ma è cosi anche per fumo, alcol ecc.ecc. Probabilmente a questo punto perché non mollare e mettersi a casa facendo ciò che fanno in molti? Ossia cercare di recepire un reddito di cittadinanza, sul quale credetemi ci sarebbe molto da dire! Ad oggi niente cassa integrazione, niente pacche sulle spalle. Se non si riparte credetemi non saprei come fare, non avrei nemmeno i soldi per mettere la benzina e a 58 anni mi sento quasi sfortunato per il fatto che il Coronavirus non mi abbia rivolto lo sguardo! Non si può sempre vivere una vita sul filo del nulla, sempre in bilico e con la paura di un imprevisto! Questo solo perché amo il mio lavoro a cui ho donato tutto il mio cuore! Mi auguro che tutto torni presto alla normalità”.

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