A testa alta Cinzia, dipendente in sala giochi, racconta il suo ritorno al lavoro.

“#atestaalta ho cominciato il mio lavoro in una sala giochi, due anni fa, senza pregiudizi. #atestaalta l’ho sempre svolto. #atestaalta l’ho difeso quando siamo stati dimenticati, o meglio messi da parte, perchè l’opinione pubblica per ignoranza demonizza il nostro onesto lavoro e lo considera la piaga dell’umanità, mentre la politica per convenienza finge di esserci contro, tacendo però alla stessa opinione pubblica gli oltre 10 miliardi che gli entrano in tasca ogni anno e che “noi delle macchinette e scommesse rovinagente” valiamo il 4% del PIL, senza dimenticare che in 18 mesi il Preu (prelievo erariale unico, alias tasse) ha subito tre aumenti. #atestaalta sono rientrata ritrovando i miei clienti felici di vedermi e con la voglia di riabbracciarci ma senza poterlo fare, sentendomi dire che gli sono mancata, io e le mie colleghe, le chiacchiere e battute quotidiane, quella mezz’ora rubata allo stress di ogni giorno al di là del gioco, ritrovando grazie a loro una parvenza di normalità che chi avrebbe dovuto assicurarmi non ha fatto. Ecco, tutto ciò mi è stato d’aiuto. Molto più di quanto la carità, che qualcuno chiama cassa integrazione, abbia fatto, quell’aiuto che un’altra volta mi hanno assicurato per mesi ma non è arrivato e mi sono per forza dovuta accontentare della carità e dell’ansia di come uscire da quella situazione. Oggi sono stanca per le accortezze in più per far fede ai protocolli, ma finalmente felice di aver ricominciato, sempre #atestaalta. #atestaalta mi rivolgo all’opinione pubblica: mai giudicare senza conoscere. Saranno parole al vento, per stare in tema ci scommetterei, ma #atestaalta ve le dico. Perchè io mai mi permetterei di giudicare situazioni che non conosco e vivo, o non ho vissuto. #atestaalta continuo a stare al fianco di chi, al contrario di me, senza un solo motivo, una valida ragione… per il nulla, insomma, ancora non ha avuto il permesso di riaprire, o chi ha riaperto ma vive mille difficoltà ogni giorno e null’altro fa, in fondo, che chiedere di ritornare a lavorare, legalmente, con dignità, e come sempre ha fatto, #atestaalta. Perchè noi, #atestaalta, possiamo permetterci di stare”.

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