A testa alta Daniele e Nazareno, titolari di una nuovissima agenzie di scommesse Goldbet a Veglie (LE), raccontano il proprio sogno svanito a causa del Covid-19 proprio quando stava per iniziare, con la speranza che nel prossimo futuro la situazione possa finalmente sistemarsi.

“Salve, mi chiamo Daniele, e proverò a raccontare la storia che sto vivendo… a fine ottobre io e un mio grande amico, Nazareno, decidiamo di tuffarci in un’avventura tanto nuova quanto sconosciuta, infatti proviamo di aprire un’agenzia di scommesse sportive nel nostro paese d’origine, Veglie, una località salentina a pochi chilometri da Lecce.

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In poche settimane ci mettiamo in moto con grande passione ed entusiasmo: troviamo un commercialista, ci incontriamo con amici cari che già hanno realtà di questo tipo, cerchiamo con successo un locale commerciale al centro del paese che rispetti tutti i parametri. Insomma, in poco tempo riusciamo a metter su una bellissima agenzia targata Goldbet (grazie al nostro amico Michele e al mitico Gabriele); e finalmente, venerdì 6 marzo, dopo alcuni imprevisti, riusciamo ad ottenere la tanto desiderata licenza dalla Questura.

Pieni di gioia e versando anche qualche lacrima di soddisfazione, con la sala ormai ultimata, con pc, casse esterne, tv e tutte le utenze sistemate, contattiamo il responsabile di zona che ci fissa l’appuntamento per poter installare tutto ciò che serve al fine di iniziare ufficialmente l’attività: si doveva inaugurare giovedì 12 marzo, una data storica che avrebbe sancito l’inizio di una nuova vita, per due ragazzi non ancora trentenni vogliosi di coronare un sogno diventato realtà in tempi record.

Ma, nemmeno il tempo di rendercene conto e ad un tratto, come un fulmine a ciel sereno, sono arrivati il Covid-19 e i vari decreti che, dall’8 marzo, ci impediscono di iniziare a lavorare…

La situazione diventa sempre più grave, giorno dopo giorno… per lo Stato italiano non esistiamo (la partita iva ovviamente è ancora inattiva), e quindi non abbiamo la possibilità di usufruire di ciò che lo Stato ha messo a disposizione; in più, come se non bastasse, continuiamo inesorabilmente a pagare, mese dopo mese, di tasca nostra e con l’essenziale aiuto delle nostre famiglie, tutte le spese che avremmo dovuto saldare lavorando: spese per l’impianto elettrico, spese per arredamento e tecnologia, oltre che le solite utenze e l’affitto…

Noi nonostante tutto, per ora, nelle nostre quotidiane telefonate, non abbiamo perso l’entusiasmo, la passione e lo spirito che avevamo all’inizio di questo incubo, siamo convinti che prima o poi (speriamo più “prima” che “poi”), tutto si sbloccherà, e anche noi potremo iniziare finalmente un’attività che ormai è pronta da tre mesi.

Andrà tutto bene”.

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