A testa alta Ida, dipendente in un’agenzia di scommesse Goldbet ad Angri (SA), esprime tutto il suo sconforto per la continua discriminazione che subisce il settore da parte dello Stato.

“Lavoro in un’agenzia di scommesse da più di 10 anni, questa situazione ci ha tolto la speranza di poter continuare ad esistere. Siamo additati come il male, dicono che se non riapriamo è meglio per i ludopatici, non ci toccano sgravi e sostegni dallo Stato. Quello che io non capisco è perché boicottare un settore dal quale provengono tanti guadagni per lo Stato italiano e perché allora non stigmatizzare il Lotto, SuperEnalotto e tanti altri giochi.

Lo Stato, come d’altronde le persone, non comprendono che in un’agenzia di scommesse ci sono persone che lavorano come altre, nessuno va a chiamare le persone a casa propria, né tanto meno chiede di giocarsi lo stipendio. Il gioco, se fatto in maniera responsabile, è un divertimento e tale deve rimanere. Allora chiudiamo tutti i luoghi di divertimento, così evitiamo che la gente perda la retta strada, ma non lamentiamoci poi se il gioco, quello cattivo, continuerà per strade meno legali. Noi intanto avremo perso il lavoro e la dignità e faremo parte dei prossimi disoccupati”.

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