A testa alta Viviana, direttrice di una gaming hall a Catania, racconta la sua storia.

“Sono Viviana, ho 38 anni, lavoro nel settore gioco da quando avevo appena 19 anni, ho compiuto all’interno delle sale bingo tutti gli scalini per trovarmi oggi impiegata come Direttrice di una gaming hall sita a Catania, mia città natia, città che purtroppo non ha mai offerto e non offre molti sbocchi occupazionali. Io e mio marito siamo tra i fortunati che quest’occupazione l’abbiamo e lavoriamo per un’azienda che ci ha permesso di poter assumere degli impegni, quali l’acquisto di una casa ma soprattutto la possibilità di costruire la nostra famiglia, che grazie appunto alla solida serenità concessa dall’azienda di cui ci onoriamo di far parte ci ha fatto prendere la scelta di mettere al mondo un terzo figlio (nato neanche due settimane fa). Ci sentiamo dire spesso che il nostro paese è un paese con bassissimo indice di natalità, un paese dove non si fanno figli e lo stato oggi che fa? Come sta tutelando i nostri figli? Sono figli discriminati rispetto a tutti gli altri lavoratori come quasi fossero insieme a noi degli appestati, dei delinquenti; ad oggi lo stato ci sta trattando peggio dei veri delinquenti, quelli che si sono macchiati di reati gravissimi, loro sono stati esentati dal carcere, noi invece non veniamo esentati da ingiurie, diffamazioni, discriminazioni e non c’è politico che ascolta il nostro appello di aiuto, non c’è destra o sinistra, sono tutti finti, ipocriti, tutti in campagna elettorale e nel frattempo noi ogni giorno che passa e passerà metteremo a repentaglio il futuro dei nostri figli per cui ci batteremo, perché i figli hanno uguali diritti”.

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