“L’ISS agisce su tre filoni: ricerca, formazione e informazione. Come istituto abbiamo condotto diverse ricerche sul gioco d’azzardo: una sulla popolazione maggiorenne, una sulla minorenne e una sugli internauti”. Lo ha detto Adele Minutillo (Istituto Superiore della Sanità), intervenendo al convegno “A che gioco giochiamo” organizzato dall’Università di Salerno con la collaborazione dell’Osservatorio internazionale sul gioco e della città di Fisciano.

“Negli adulti abbiamo raccolto 12.000 interviste, il che ci permette di fare un test sulla popolazione generale. Il 33 percento degli italiani ha giocato d’azzardo (almeno una volta in 12 mesi). I giocatori sono più uomini che donne, tra 25 e 60 anni, si gioca più al centro e al sud, piuttosto che al nord.

Abbiano cercato anche di capire i problemi dei giocatori. Nella porzione di chi gioca il 3% è problematico, cioè ha perso la dimensione del divertimento, trascura le attività quotidiane per dedicarsi al gioco. In questa percentuale prevalgono gli uomini, hanno una età tra 35 e 60 anni. Nel centro Italia c’è il 42% dei giocatori. La quantità di gioco non corrisponde ad una più alta percentuale di problematicità.

E’ stata fatta un’analisi anche tra gli adolescenti, 15.000 ragazzi in età in cui non possono giocare. Il 70% non ha giocato. 670.000 ragazzi sul territorio italiano hanno giocato, meno i 14enni e più i 17enni. Giocano più al sud che al nord. C’è un 3% che ha problemi con il gioco d’azzardo. Tra i giocatori problematici prevalgono i ragazzi, e non è casuale, i maschi sono più vulnerabili in termini di dipendenza. Il giocatore è più problematico tra i 17enni che tra i 14 anni. Abbiamo chiesto informazioni ai ragazzi anche sullo stile di vita. I risultati ci dicono che tra i problematici sono più quelli che fumano cannabis, assumono alcol e fumano, insomma si può parlare di polidipendenza.

‘IGames’ invece è un progetto di nicchia. Indaga sull’online. Abbiamo utilizzato un panel di 21.000 persone circa. In questa ricerca il focus era anche sul gioco non a vincita, c’è un gruppo di persone che pratica entrambe le attività. I risultati ci dicono che nel gruppo tra chi pratica il gambling online c’è un 40 per cento che lo fa per divertimento. Per chi gioca ad entrambe le attività la quota problematica sale. Il comportamento problematico insomma si concentra su chi pratica entrambe le attività.

A breve ci sarà una ricerca qualitativa su chi ha problemi con il gioco d’azzardo, interessa un tessuto sociale debole, chi soffre ad esempio di solitudine”.