Chiuse le sale scommesse, le sale bingo e tutte le attività di gioco ‘terrestre’ per l’emergenza Coronavirus c’è il concreto rischio che la domanda si sport verso l’illegale. Che sia più di una ipotesi ne è convinto anche Moreno Marasco presidente di LOGiCO, associazione che rappresenta i principali operatori legali del gioco online con vincita in denaro: “L’allarme lanciato dal Capo della polizia – dice a La Stampa– trova la nostra piena condivisione. Purtroppo la preoccupazione è molto concreta, visto che tra febbraio e marzo, il segmento online non ha rilevato alcuna crescita significativa di volumi, il che lascia pensare che molte persone siano incappate nella rete illegale».

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Per giocare online è necessario aprire un conto di gioco, registrarsi e giocare ‘secondo le regole’ imposte dalla normativa italiana. Nessuna pubblicità, poi, contrariamente a quello  che possono fare operatori esteri non autorizzati in Italia.

«Io – dice ancora Marasco, che parla a nome di 10 big del settore quali Bet365, Betfair, bwin, Kambi, Kindred Group, StarCasinò, SportPesa, Tombola, the Stars Group, William Hill – mi auguro che gli italiani utilizzino il “tempo ritrovato” per sé stessi, magari seguendo dei corsi di aggiornamento online o anche solo leggendo libri, tuttavia se pensiamo che il gioco legale online in Italia rappresenta solo il 9% del totale, con la chiusura dei locali fisici, avremmo dovuto registrare un sensibile aumento». Invece no, il fatturato è fermo. Nessun incremento di rilievo. Segno inequivocabile che la massa dei giocatori chiusi in casa o ha cessato di spendere, e per molti che si sono ritrovati in ristrettezze è sicuramente così, oppure è scivolata nell’illegalità. Magari senza nemmeno accorgersene.

«In questo momento siamo l’unico presidio di legalità e gli unici a garantire una serie di tutele verso i cittadini. Chi opera in regime di concessione deve ottenere una certificazione molto stringente, verificabile sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ma a causa del divieto di pubblicità introdotto dal precedente governo nel decreto Dignità, chi va su Internet a cercare il gioco, in questo momento troverà ben visibili soltanto operatori illegali che si fanno beffe di questo divieto. Vale citare il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Federico Cafiero de Raho: “Vietare il gioco legale spalanca le porte all’illegale” e “la repressione deve riguardare l’illegalità, e in proposito la politica dovrebbe intervenire dotando le Forze dell’ordine e gli inquirenti di strumenti più avanzati. Una cosa è certa: il proibizionismo, in questo come in altri settori, ha sempre dimostrato di non essere una soluzione” e “Le mafie intervengono nei giochi con canali illegali ma che al giocatore possono sembrare leciti. Importante la distinzione tra gioco legali e illegali”».
Marasco si rende conto che non è proprio il momento di sollevare il problema della pubblicità. «Ma quando potremo finalmente tornare alla vita ordinaria, proveremo con ancor più forza a chiedere al governo il superamento del divieto di pubblicità emanato 2 anni or sono. Noi non vogliamo tornare nella medesima situazione di due anni fa, ma una seria disciplina, che regoli fortemente la qualità degli spot. È ciò che serve nell’interesse di tutti».