Avrebbero grattato i tagliandi “gratta e vinci” per quel che bastava a metterli sotto al lettore ottico e scoprire, tramite la lettura del codice a barre, se fossero biglietti vincenti o meno. Quelli perdenti venivano messi in vendita, i vincenti erano invece incassati da loro: in contanti per vincite inferiori a mille euro, con l’accredito sul conto corrente per vincite di somme superiori. Questa la presunta truffa per la quale sono stati processati due coniugi sulmonesi. Il Tribunale ha condannato entrambi alla pena di venti giorni di reclusione, risarcimento del danno alla parte civile per 8mila euro e al pagamento delle spese processuali per 1.500 euro. A scoprire i fatti fu un’indagine della Guardia di Finanza che portò al sequestro di 178 biglietti “gratta e vinci” e delle apparecchiature informatiche, oltre alla revoca dell’autorizzazione alla vendita.

I due si sono difesi sostenendo che gli sarebbero stati forniti biglietti che apparivano abrasi anche nella parte numerica. Loro però non se ne sarebbero accorti, tanto da metterli in vendita, fino alla segnalazione arrivata da un cliente. A quel punto i due esercenti provvedettero a comunicare il tutto per far ritirare i biglietti abrasi ma nel frattempo una denuncia alla Finanza portò al sequestro del plico che li conteneva. In seguito al blitz non sarebbe però emerso nulla di anomalo, come ha tenuto a precisare il loro avvocato, e neppure dai conti correnti degli imputati, dai quali “non è stata sequestrata alcuna somma”. La sentenza sarà appellata, sostenendo la difesa che non vi siano prove per la condanna dei due coniugi.

Lo riporta reteabruzzo.com.