La Commissione Tributaria Regionale (CTR) per la Toscana ha accolto le tesi di un operatore, difeso dagli avvocati Cino Benelli e Niccolò Cianferotti, e respinto il primo e fondamentale motivo di appello dell’Ufficio dei Monopoli, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la Toscana.

Un esercente, rappresentante di un’Associazione Sportiva Dilettantistica, ha ricorso avverso l’avviso di accertamento con il quale l’Ufficio dei Monopoli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli per la Toscana, a seguito di verifica da parte della Guardia di Finanza, recuperava a tassazione per l’anno 2013 l’Imposta Unica sulle scommesse di cui al D.Lgs.504/1998, oltre ad interessi e sanzioni, relativamente a sette apparecchi per la raccolta di gioco a distanza posti nei locali dell’associazione.

L’Associazione ha sostenuto la non applicabilità dell’imposta unica sui concorsi pronostici e sulle scommesse di cui al D.Lgs.504/98 in quanto gli apparecchi in questione non svolgevano attività di raccolta di scommesse e la normativa all’epoca prevedeva esclusivamente una sanzione penale in caso di esercizio abusivo dell’attività di gioco e delle scommesse, mentre l’imposta unica sugli apparecchi per l’esercizio del gioco con vincite in denaro era stata introdotta con la L.190/2014 entrata in vigore in data 1.1.2015 e ritenuta espressamente applicabile ai totem dall’art.1, comma 923, della L.208/2015 in vigore dall’1.1.2016, inoltre in sede penale era stata esclusa la sussistenza del reato di gioco d’azzardo e non è stata provata dall’Ufficio la raccolta di scommesse, trattandosi di apparecchi da qualificare come “promotional games”, o giochi diretti all’acquisto via Internet di spazi per annunci commerciali su un sito Internet, per questo ha chiesto l’annullamento dell’avviso opposto e, in ipotesi, la non debenza delle sanzioni.

L’Ufficio con proprie controdeduzioni sosteneva che dall’accertamento risultava la raccolta delle scommesse attraverso sette apparecchi “totem” tutti muniti di accettatore di banconote i quali, mediante un collegamento Internet, indirizzavano gli avventori del circolo verso appositi server e/o giochi remoti afferenti a soggetti sprovvisti di autorizzazione alla raccolta del gioco a distanza rilasciata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato – pertanto non collegati al totalizzatore nazionale, e sull’applicazione della normativa vigente e chiedeva pertanto il rigetto del ricorso.

La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze aveva accolto il ricorso con compensazione delle spese, ritenendo che i totem sono stati assoggettati all’imposta unica a decorrere dal 2015 e che questa non è pertanto applicabile alle annualità precedenti, ed inoltre che non era stata provata l’effettiva realizzazione presso tali apparecchi di scommesse non consentite o di gioco d’azzardo e che è stata dimostrata l’infondatezza dei rilievi in sede penale.

L’Ufficio ha ricorso in appello per tale sentenza sostenendo che l’applicazione dell’imposta unica agli apparecchi in questione, risultanti da un’apposita perizia tecnica punti fisici volti alla raccolta del gioco a distanza era stata effettuata ai sensi del D.Lgs.504/98, come interpretato dall’art.1, c.66, della L.220/2010 e non della successiva L.190/2014, che gli agenti hanno verificato l’idoneità degli apparecchi all’accettazione di scommesse e che il contribuente non ha fornito la prova contraria, nonché l’irrilevanza degli esiti del procedimento penale e chiesto pertanto la riforma della sentenza appellata con conferma della legittimità degli atti opposti.

Nicolò Cianferotti
Avv. Nicolò Cianferotti

La CTR ha ritenuto «dirimente ai fini della definizione della presente controversia l’accertamento in merito alla effettiva natura dei giochi gestiti, o comunque gestibili mediante collegamento telematico con piattaforme online, mediante gli apparecchi oggetto di contestazione, definiti totem, e consistenti in punti fisici per la raccolta di gioco a distanza, e precisamente se si trattava di concorsi pronostici o scommesse, di giochi con vincite in denaro o di giochi promozionali.
Si ritiene che sia assolutamente da escludere la prima fattispecie, la quale è oggetto della disciplina di cui al D.Lgs.504/1998, risultando trattarsi di giochi consistenti in roulette, poker o similari, non destinati alla raccolta di scommesse per conto di un bookmaker, e pertanto risultando inconferente l’ampia giurisprudenza di legittimità formatasi in materia di CTD e di ricevitorie per l’effettuazione di scommesse, ed anche le successive modifiche normative, quali l’art.1, comma 66, della L.220/2010, richiamata dall’Ufficio, si riferiscono peraltro esclusivamente alla raccolta del gioco consistente in concorsi pronostici e scommesse.
Il DL 98/2011, convertito nella L.111/2011, all’art.24, comma 8, recante “Norme in materia di gioco”, richiamato dall’avviso di accertamento opposto, parrebbe aver esteso l’applicazione dell’imposta unica anche agli apparecchi che consentono più in generale l’effettuazione del gioco con vincite in denaro, ma non vi è in ogni caso in atti la prova che gli apparecchi in questione consentissero vincite in denaro.

benelli
Avv. Cino Benelli

Il fatto che tali apparecchi fossero dotati di sistemi di accettazione di banconote non comporta automaticamente che gli stessi consentissero vincite in denaro, la stessa simulazione operata dai verificatori si limitava a constatare che al termine del gioco un apparecchio emetteva un ticket riportante un numero, ritenuto “verosimilmente riconducibile alla rimanenza dell’importo inserito”, ma non con certezza riconducibile ad una vincita in denaro, ed anche il procedimento penale, ancorché relativo alla diversa fattispecie penale, non ha tuttavia accertato “l’eventuale possibilità per il giocatore di commutare in denaro o in altre utilità economicamente apprezzabili le partite vinte, ovvero, in altri termini, la possibilità di monetizzare le stesse in qualsivoglia modo presso il gestore” (Sentenza Tribunale di Pistoia n.1354/18), e peraltro anche nel PVC dal quale ha tratto origine l’accertamento si afferma che “le vincite sono convertibili in crediti utilizzabili per ulteriori giocate o per acquistare i servizi presenti sul sito web”.
Tale ultima affermazione induce quindi a ritenere che gli apparecchi in questione consentissero lo svolgimento di giochi promozionali, di cui al D.Lgs.70/2003, aventi la finalità di promozione di beni o servizi ed in cui eventuali pagamenti servono unicamente ad acquisire i beni o i servizi promossi, fattispecie disciplinata dall’art.1, comma 923, della L.208/2015, entrata in vigore l’1/1/2016 e pertanto in epoca successiva al periodo d’imposta di cui si controverte.
Si ritiene pertanto di dover respingere il primo e fondamentale motivo di appello dell’Ufficio, ritenuto assorbente nei confronti dei rimanenti residuali motivi, e di dover conseguentemente confermare la sentenza appellata.
Si ritiene tuttavia che la complessità dell’evoluzione normativa della materia giustifichi la integrale compensazione delle spese di giudizio».