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(Jamma) – Il Tar Veneto ha accolto, tramite sentenza, il ricorso presentato da due società contro il Comune di Battaglia Terme (PD) in cui si chiedeva l’annullamento dell’ordinanza del sindaco con cui è stato disposto il divieto di utilizzo di apparecchi automatici da gioco con vincite in tutti gli esercizi commerciali e in tutti i pubblici esercizi con sede nel territorio comunale ad esclusione delle seguenti fasce orarie: dalle ore 11.00 alle ore 14.00 di martedì, giovedì, venerdì e domenica; dalle ore 18.00 alle ore 20.00 di martedì, giovedì, venerdì e domenica.

Per il Tar “Il ricorso è fondato e merita accoglimento. Dall’esame degli atti si evince che la limitazione degli orari di funzionamento delle apparecchiature per il gioco lecito è stata disposta dal Sindaco con ordinanza contingibile e urgente. Osserva il Collegio che, ai sensi degli artt. 50, comma 5, e 54, comma 4, del d.lgs. n. 267/2000 il Sindaco può adottare, con atto motivato, provvedimenti contingibili e urgenti al fine di fronteggiare emergenze sanitarie o prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana.

La possibilità di ricorrere allo strumento dell’ordinanza contingibile e urgente è, quindi, legata alla sussistenza di un pericolo concreto che impone di provvedere in via d’urgenza con strumenti extra ordinem, per fronteggiare emergenze sanitarie o porre rimedio a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile di pericolo attuale e imminente per l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, non fronteggiabili con i mezzi ordinari apprestati dall’ordinamento (cfr. TAR Lazio-Roma, Sez. II Ter, 18 febbraio 2015, n.2773; Cons. Stato, Sez. V, n. 904/ 2012 e n.820/2010).

Il presupposto indefettibile per l’adozione di siffatte ordinanze sindacali è la necessità di intervenire urgentemente con misure eccezionali di carattere “provvisorio” e a condizione della “temporaneità dei loro effetti” (Corte Cost., sentenze 7 aprile 2011, n. 15 e 1 luglio 2009, n.196 e Consiglio di Stato, Sez.IV, 31 ottobre 2013, n. 5276, cfr. TAR Toscana, Sez. 1, 13 aprile 2015, n.576).

Il ricorso all’ordinanza di necessità ed urgenza si configura quale extrema ratio dell’ordinamento, ossia quale rimedio straordinario che l’amministrazione ha a disposizione per fronteggiare situazioni eccezionali cd imprevedibili, non altrimenti governabili. Questa fisionomia peculiare dell’ordinanza rende necessaria la fissazione di un termine finale di efficacia del provvedimento allo scopo evidente di non istituzionalizzare situazioni emergenziali (TAR Puglia, Lecce, con sentenza n. 797 del 12 maggio 2016).

Trattandosi di uno strumento extra ordinem, il potere di ordinanza ha un carattere residuale, nel senso che non può essere esercitato in luogo di poteri tipici previsti dalle norme vigenti idonei a far fronte a quel tipo di situazione.

Ciò posto, l’ordinanza contingibile e urgente sottoposta al vaglio del Collegio è chiaramente illegittima in quanto:

a) non dà adeguatamente conto degli elementi qualificabili come “emergenze sanitarie” o “gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica o la sicurezza urbana” posti a base della sua adozione;

b) non prevede un termine finale di efficacia, ma detta una disciplina degli orari di esercizio del gioco lecito applicabile sine die; disciplina, a carattere ordinario e a tempo indeterminato, che si sovrappone arbitrariamente agli ordinari strumenti che la legge attribuisce al Comune per contrastare il fenomeno della ludopatia (es. ordinanze ex art. 50, comma 7, del T.U.E.L.).

Per le ragioni sopra sinteticamente illustrate, assorbita ogni altra questione, il ricorso deve essere accolto, con conseguente annullamento dell’impugnata ordinanza extra ordinem: le spese di lite seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo”.

E’ stato inoltre condannato il Comune a rifondere alle ricorrenti le spese di lite, liquidate in € 2000 (euro duemila/00), oltre accessori di legge e restituzione del contributo unificato.

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