Il Tar Lazio ha respinto il ricorso di alcuni operatori del gioco pubblico legale contro il DPCM che impone la sospensione delle attività di sale gioco, scommesse e bingo a causa dell’emergenza COVID.

Per il Tribunale Amministrativo si tratta “di un provvedimento dettato e ispirato dall’intendimento di garantire il necessario distanziamento sociale con sacrificio di alcun attività economiche individuate. Non tanto sulla base di un giudizio di intrinseca non meritevolezza degli interessi, ma in considerazione del fatto che non sono idonee a fornire agli utenti i beni o i servizi di oggettiva primaria importanza”.

Il Collegio “considerato che i Decreti della Presidenza del Consiglio oggetto di impugnazione nel presente giudizio, laddove in concreto individuano le attività economiche oggetto di sospensione totale nonché le misure limitative e le prescrizioni da adottarsi da parte delle attività non sospese è espressione di una lata discrezionalità che, al sommario esame proprio della fase cautelare, non risulta affetto da manifesta irragionevolezza, illogicità o sproporzionalità;

considerato, infatti, che nella materia di che trattasi viene certamente in considerazione, a tutela della salute pubblica, il principio di precauzione, in ossequio al quale l’individuazione delle attività economiche oggetto di sospensione totale – comunque per un periodo di tempo limitato – può ragionevolmente fondarsi, oltre che sulla possibilità di assicurare il rispetto dei protocolli di sicurezza e sulla opportunità di trattare in modo uguale situazioni identiche, anche sulla capacità delle attività economiche di soddisfare fabbisogni primari degli utenti, risultando così recessivo l’interesse, di natura prettamente economica, dei titolari di quelle attività che, come le sale giochi e scommesse, oggettivamente non sono dirette a soddisfare un fabbisogno primario dell’individuo;

ritenuto che il provvedimento impugnato, valutato nel complesso, appare precisamente ispirato dall’intendimento di garantire il necessario distanziamento sociale con sacrificio di alcune attività economiche individuate, non tanto sulla base di un giudizio di intrinseca non meritevolezza degli interessi da esse perseguiti, quanto piuttosto in considerazione del fatto che non sono idonee a fornire agli utenti beni e/o servizi di oggettiva, primaria, importanza;

considerato, infine, che, quantomeno con provvedimenti più recenti lo Stato ha assicurato un ristoro economico, a compensazione del periodo di sospensione, anche per l’attività economica esercitata dalla ricorrente;

ritenuto, conclusivamente, che l’interesse di cui è portatrice la ricorrente risulta, all’esito di una bilanciata valutazione, recessivo, e che peraltro la fondatezza dei motivi di ricorso non appare, allo stato, manifesta;

considerato che può disporsi la compensazione delle spese relative alla presente fase monitoria, in considerazione della complessità e particolarità delle questioni trattate” respinge la domanda cautelare  e compensa  le spese della fase monitoria.