tar lazio
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(Jamma) L’applicazione del distanziometro come forma di prevenzione sui rischi del gioco d’azzardo patologico è legittima anche nel caso di sale scommesse, non solo per le slot. Lo ha stabilito il Tar Puglia, sez di Lecce, respingendo il ricorso di un concessionario contro il provvedimento del Comune di Aradeo.

‘Esaminato il secondo motivo di ricorso, con il quale il ricorrente eccepisce l’illegittimità costituzionale dell’art. 7 L.R. n. 47/13, per contrasto con gli artt. 3, 32, 41 e 97 Cost. In particolare, ad avviso del ricorrente, l’estensione del divieto distanziometrico anche ai centri di scommesse ippiche e sportive, oltre che a quelli di apparecchi da gioco ex art. 110 co. 6 TULPS, sarebbe in contrasto con il principio di ragionevolezza, intaccando anche la libertà di impresa. Ciò in quanto nelle scommesse ippiche e sportivi da un lato sarebbero rinvenibili profili di abilità assenti invece nell’utilizzo degli apparecchi da gioco, e sotto altro profilo vi sarebbe la prudente e diretta attività di intermediazione svolta dal personale nel riguardi dei consumatori-giocatori, assente invece nell’utilizzo di apparecchi da gioco.

Ad avviso del ricorrente, inoltre, l’ampiezza del raggio di interdizione (500 metri) determinerebbe, in comuni di non particolare ampiezza, quale quello di Aradeo, il sostanziale divieto di rilascio di autorizzazioni all’apertura di sale da gioco, essendo praticamente impossibile ubicare i relativi esercizi ad una distanza conforme a quella legale.

4. La proposta questione di legittimità costituzionale è manifestamente infondata.

4.2. Ai sensi dell’art. 7 L.R. n. 47/13, “L’esercizio delle sale da gioco e l’installazione di apparecchi da gioco di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, emanato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, nonché ogni altra tipologia di offerta di gioco con vincita in denaro sono soggetti al regime autorizzatorio previsto dalle norme vigenti”.

Dispone poi il successivo 2° comma che: “Fuori dai casi previsti dall’articolo 110, comma 7, del r.d. 773/1931, l’autorizzazione all’esercizio non viene concessa nel caso di ubicazioni in un raggio non inferiore a cinquecento metri, misurati per la distanza pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, oratori, impianti sportivi e centri giovanili, centri sociali o altri istituti frequentati principalmente da giovani o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio-assistenziale e, inoltre, strutture ricettive per categorie protette”.

4.3. Scopo della norma è chiaramente quello di tutela di soggetti deboli (in primis i giovani), che trovandosi a frequentare luoghi di ordinaria aggregazione sociale (scuole, oratori, impianti sportivi, ecc.), potrebbero essere indotti dalla vicinanza dei luoghi di gioco, a facili e illusorie tentazioni di guadagno, divenendo in tal modo vittime del gioco.

5. Tanto premesso, rileva il Collegio che la Corte costituzionale (sent. n. 108/17), investita della q.l.c. dell’art. 7 L.R. cit, in riferimento all’art. 117, commi secondo, lettera h), e terzo, della Costituzione, ne ha già dichiarato la manifesta infondatezza. Ciò essa ha affermato in base al rilievo che dalla legislazione statale si ricava il principio della legittimità di interventi di contrasto della ludopatia basati sul rispetto di distanze minime dai luoghi “sensibili”, non anche quello della necessità della previa definizione della relativa pianificazione a livello nazionale: la legge regionale che introduce una disciplina immediatamente operativa al di fuori del procedimento di pianificazione, pertanto, non viola alcun principio fondamentale in materia di tutela della salute.

6. Orbene, assumendo a parametro di riferimento il bene-salute, costituzionalmente garantito, è evidente l’assoluta conformità della norma in esame agli evocati parametri costituzionali. Invero, per quel che attiene alla denunciata irragionevolezza (art. 3 Cost.), la stessa deve senz’altro ritenersi insussistente, posto che la salute di fasce deboli della popolazione è suscettibile di essere minata sia dall’utilizzo di apparecchi da gioco, sia da scommesse ippiche e sportive. In entrambi i casi è infatti ravvisabile la tentazione ad un guadagno facile e illusorio, a nulla rilevando la fonte (apparecchi da gioco, da un lato; scommesse ippiche e/o sportive, dall’altro) di tale sperato guadagno.

Alla stessa stregua, l’intermediazione del personale addetto ai centri sportivi è un elemento che non va esaltato, essendo sin troppo evidente che, in fasce deboli della popolazione, l’illusione di un guadagno facile è potenzialmente tale da travolgere ogni profilo di deterrenza.

Per tali ragioni, deve ritenersi del tutto conforme al principio di ragionevolezza la previsione di limiti distanziometrici anche per le scommesse ippiche e sportive.

7. Per quel che attiene poi alla libertà di impresa (art. 41 Cost.), essa non viene in alcun modo vulnerata dalla disposizione in commento, posto che il legislatore non ha previsto un divieto, ma semplicemente un’inibizione all’esercizio di determinate attività a ridosso di centri di aggregazione giovanile (scuole, oratori, centri sportivi, ecc.). E l’eventuale limite sussistente nei comuni di piccoli dimensioni (che potrebbero non garantire il rispetto del limite di 500 metri) da un lato è un elemento di mero fatto, come tale irrilevante, e in secondo luogo, è comunque generico e indimostrato, ben potendo in astratto tali esercizi essere ubicati in periferia, e pertanto a debita distanza dai suddetti centri di aggregazione’.

 

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