Occorre in fretta una riforma: “Abbiamo competenze che non ha nessun altro Tar in Europa”. Servono rinforzi: “non so fino a che punto potrà essere garantita la giustizia”. Così il presidente del Tar Lazio Carmine Volpe in occasione della Inaugurazione dell’anno giudiziario 2019. Relativamente ai tempi medi di definizione dei ricorsi con sentenza e ordinanza -che comprende sia gli appalti, che vengono definiti in pochi mesi, sia i riti abbreviati e quelli ordinari -volpe ha ricordato che  si attestano su 1.123 giorni (poco più di 3 anni), circa 6 mesi in più di quanto richiesto nel 2017 (due anni e mezzo circa). Ma il tempo di definizione dei ricorsi con sentenza si riduce a 822 giorni (poco più di due anni) se non si considerano i ricorsi definiti nel 2018 in occasione di udienze dedicate allo smaltimento dell’arretrato (circa 900 ricorsi).

Occorrono riforme, ripete Volpe, capaci di rendere più snello l’intero sistema, più rapida la risposta di giustizia avanzata dai cittadini. Ma il Tar del Lazio è differente da tutti gli altri Tribunali Amministrativi d’Italia. Perché ha alcune competenze esclusive. Infatti, funziona da giudice amministrativo di primo grado per il Lazio e svolge le competenze di Tar centrale: decide sugli atti dei ministri e del Governo, degli organi a rilevanza costituzionale, come il Csm, e delle Autorità indipendenti.

Tra le pronunce maggiormente rilevanti nel corso dell’anno Volpe ha ricordato la pronuncia della Sezione II, 4 ottobre 2018, n. 9730 che affronta il tema delle concessioni in materia di giochi e del loro regime normativo. “Nella fattispecie, la società ricorrente ha impugnato la determinazione con la quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoliaveva invitato la controinteressata L.N. S.r.l. –gestore del servizio fino al 30 settembre 2019 -ad accettare la prosecuzione della concessione relativa alla raccolta, anche a distanza, delle lotterie nazionali ad estrazione istantanea, fino al 30 settembre 2028.Nel ricorso si sosteneva che si sarebbe dovuto procedere alla previa “selezione concorrenziale per l’aggiudicazione delle concessioni”, basata sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, e all’aggiudicazione di più “concessioni”, eventualmente rinnovabili per non più di una volta, in ossequio a quanto stabilito dai commi 3 e 4 dell’art. 21del d.l. n. 78 del 2009, espressamente richiamati dall’art. 20del d.l. n. 148 del 2017.Il Collegio, ricostruendo il quadro normativo che regola la materia in questione, ha ritenuto che l’art. 20del d.l. n. 148 del 2017, ove si “provvede ad autorizzare la prosecuzione del rapporto concessorio”, dovesse essere letto in combinato disposto con l’art. 21del d.l. n. 78 del 2009.Tale ultima norma prescrive l’affidamentodella gestione delle attività ad una pluralità di soggetti scelti mediante procedure aperte (sistema “multiproviding”), prevedendo altresì la rinnovabilità per non più di una volta di tali concessioni, per una durata massima di nove anni, rispettivamente suddivisi in due periodi di cinque e quattro anni.La Sezione ha rilevato come, a seguito dell’espletamento della procedura ad evidenza pubblica, come prescritto dall’art. 21del d.l. n. 78 del 2009, la controinteressata, unica partecipante alla stessa, fosse risultata aggiudicataria della concessione oggetto di controversia. A fronte della situazione derivante dall’esito della gara suindicata ed in presenza del rapporto concessorioche ne è derivato, l’Amministrazione si è limitata a prevedere la prosecuzione di quest’ultimo, in ossequio a quanto previsto dal quarto comma dell’art. 21del d.l. n. 78 del 2009” .