Il Tar Lazio si è espresso nel merito di un ricorso contro il regolamento del Comune di Ardea, Roma, su offerta di gioco e contrasto alla ludopatia.

Con sentenza del 4 dicembre 2020 il Collegio chiarisce che:

dal raffronto delle diverse fonti che concorrono a disciplinare la materia delle distanze delle sale da gioco rispetto ai cd. “luoghi sensibili”, emerge chiaramente la volontà legislativa di ricomprendere all’interno di questi ultimi gli istituti scolastici primari e secondari (cfr. art. 7 del D.L.13 settembre 2012, n. 158, conv. in legge nr. 8 novembre 2012, n. 189), ovvero gli istituti scolastici di qualsiasi grado, i centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani (cfr. art. 4 comma 1 L.R. Lazio nr. 5/2013).

La potestà normativa primaria a livello statale e regionale, pertanto, ha compendiato le esigenze di prevenzione della ludopatia tra i giovani ed il diritto di iniziativa economica privata ricomprendendo, all’interno dell’obbligo di distanza minima, gli istituti scolastici di qualsiasi grado, primari o secondari e gli istituti frequentati da giovani.

La potestà regolamentare del Comune – autorizzato dall’art. 4 comma 1 bis della L.R. Lazio nr. 5/2013 ad individuare altri luoghi sensibili nel rispetto della normativa statale (e con i limiti della valutazione dell’impatto sul territorio, della sicurezza urbana, dei problemi connessi con la viabilità, dell’inquinamento acustico e del disturbo della quiete pubblica) – risulta aver ampliato l’elenco dei loghi sensibili, includendovi anche “le scuole d’infanzia, nonché i nidi d’infanzia”.

Tale scelta, laddove riferita ai nidi di infanzia, non appare al Collegio coerente con la ratio sottesa alla normativa primaria, statale e regionale, in tema di contrasto alla ludopatia, arrecando altresì un sacrificio eccessivo al principio di libertà dell’iniziativa economica privata, nella parte in cui tali servizi educativi vengono posti sullo stesso piano degli istituti scolastici e degli altri istituti frequentati dai giovani. Ed infatti, la necessità di rispettare una distanza minima dei centri scommesse rispetto a tali ultimi luoghi risponde all’esigenza di evitare che i soggetti più giovani vengano a contatto con il fenomeno del gioco d’azzardo. Tale esigenza non può certo riguardare i frequentatori dei nidi d’infanzia, che non possono essere considerati “giovani”.

Peraltro, anche su di un piano ordinamentale, i nidi d’infanzia non possono essere ricompresi nell’ambito degli istituti scolastici.

Ed infatti, ai sensi dell’art. 2 della legge nr. 53/2003 “d) il sistema educativo di istruzione e di formazione si articola nella scuola dell’infanzia, in un primo ciclo che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado, e in un secondo ciclo che comprende il sistema dei licei ed il sistema dell’istruzione e della formazione professionale;

e) la scuola dell’infanzia, di durata triennale, concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale delle bambine e dei bambini promuovendone le potenzialita’ di relazione, autonomia, creativita’, apprendimento, e ad assicurare un’effettiva eguaglianza delle opportunita’ educative; nel rispetto della primaria responsabilita’ educativa dei genitori, essa contribuisce alla formazione integrale delle bambine e dei bambini e, nella sua autonomia e unitarieta’ didattica e pedagogica, realizza la continuita’ educativa con il complesso dei servizi all’infanzia e con la scuola primaria”.

Dalla disposizione normativa emerge che, mentre le scuole d’infanzia sono integrate nel sistema educativo di istruzione e di formazione, potendo pertanto essere ricomprese quantomeno all’interno degli “istituti scolastici di qualsiasi grado” presi a riferimento dall’art. 4 della L.R. Lazio nr. 5/2013, non altrettanto può dirsi per i nidi d’infanzia.

Questi ultimi infatti – denominati anche “asili nido” – nel rispetto della legge istitutiva n. 1044 del 6 dicembre 1971, costituiscono un servizio educativo e sociale che accoglie i bambini da tre mesi a tre anni di età, integrando l’opera della famiglia, in modo da favorire un equilibrato sviluppo psico-fisico del bambino e non vengono integrati dalla normativa statale all’interno del sistema educativo di istruzione e formazione.

Pertanto la ricomprensione degli asili nido nel novero dei luoghi sensibili, oltre a esorbitare dalla ratio giustificatrice della normativa primaria statale e regionale in tema di contrasto alla ludopatia, non si giustifica nemmeno alla luce della normativa del settore scolastico, che non consente di ricomprenderli nel novero degli “istituti scolastici”.

Di tali considerazioni risulta del resto essersi avveduto lo stesso Comune di Ardea, che con nota del 10.09.2019 prot. 2019-0051417, successiva al Regolamento impugnato ed avente ad oggetto “integrazione alla relazione alla nota prot. 49230 del 27.8.19”, ha dichiarato che “l’attività di asilo privato si differenzia dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado, in quanto trattasi di un servizio sociale educativo per la prima infanzia a carattere pre-scolastico e non obbligatorio, quindi, non soggetto agli obblighi di rispetto della distanza minima richiesta dalla norma ….”.

Tale precisazione non è stata tuttavia ritenuta comunque sufficiente dalla Questura di Roma a consentire l’apertura della sala scommessa richiesta dal ricorrente, in quanto l’amministrazione statale ha ritenuto prevalente la previsione contenuta nell’art. 8 del Regolamento Gioco Lecito e Ludopatia”, che invece andava a ricomprendere espressamente i “nidi d’infanzia” nel novero dei luoghi sensibili.

Sotto altro profilo deve rilevarsi che, pur a voler prescindere dalle assorbenti considerazioni che precedono, la scelta di includere i nidi d’infanzia tra gli i luoghi sensibili ai fini del rispetto delle distanze minime dalle sale scommesse appare viziata anche sotto il profilo del difetto di istruttoria. Ciò in quanto il Comune di Ardea non ha valutato l’impatto di tale determinazione sul territorio e sulla sicurezza urbana, né l’ha comparata con i problemi connessi con la viabilità, con l’inquinamento acustico e con il disturbo della quiete pubblica, come era suo preciso obbligo ai sensi dell’art. 4 comma 1 bis della L.R. Lazio nr. 5/2013.

Alla luce delle considerazioni che precedono devono essere annullati sia il provvedimento impugnato (decreto della Questura di Roma, prot. Div. III- CAt. 11^/E, datato 17.09.2019), sia l’art. 8 del Regolamento Gioco Lecito e Ludopatia, approvato dalla Deliberazione del Consiglio comunale di Ardea nr. 28 del 23 maggio 2019, limitatamente alle parole “nonché i nidi d’infanzia”.