Il Tar Lazio ha accolto il ricorso di Betclic Limited contro il provvedimento di esclusione dalla gara per il rilascio della concessione per il gioco online.

“Secondo il costante orientamento della giurisprudenza l’obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi non è diretto solo rendere conoscibile e, quindi, trasparente l’azione amministrativa, ma costituisce anche il corollario dei principi di buon andamento e d’imparzialità della Pubblica amministrazione e consente al destinatario del provvedimento, che ritenga lesa una propria situazione giuridica, di far valere la relativa necessaria tutela giurisdizionale” , si legge nella pronuncia.

“Nel caso di specie parte ricorrente non è stata messa in condizione di esercitare il proprio diritto di difesa, non essendo possibile desumere dagli atti gravati le ragioni poste a fondamento della sua esclusione dalla selezione alla quale aveva partecipato onde aggiudicarsi una delle 120 concessioni per l’esercizio a distanza dei giochi pubblici di cui all’art.1, comma 935, della legge n. 208/2015”.

Per i giudici del Tar Lazio “non è necessario disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutte le società incluse nella graduatoria gravata in quanto la selezione è stata bandita per 120 concessioni, hanno partecipato solo 80 operatori e, pertanto, la presente decisione non è in alcun modo lesiva della posizione degli stessi, sia perché nessuno ne verrebbe escluso a seguito della eventuale inclusione della ricorrente, all’esito della riedizione del potere dell’amministrazione, sia perché non si tratta di una graduatoria di merito con assegnazione di punteggi differenti e con conseguente possibile perdita della posizione acquisita. Tanto premesso, è fondata e meritevole di accoglimento la censura di illegittimità degli atti gravati per carenza di motivazione in quanto da nessuno di essi è dato comprendere le ragioni poste a fondamento della esclusione della società ricorrente dalla graduatoria di aggiudicazione provvisoria delle concessioni in favore degli operatori che avevano presentato apposita istanza”.

L’Amministrazione delle Dogane e dei Monopoli è stata condannata alla rifusione in favore della ricorrente delle spese di lite, liquidate in euro 1.500.