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(Jamma) La Diregione Generale per il gioco ha pubblicato sul sito ufficiale il testo dello studio presentato al Consiglio consultivo del gioco responsabile spagnolo relativo ad una indagine sulla popolazione clinica con disturbi da Gap.

Si tratta di una ricerca sui fattori di rischio del gioco d’azzardo condotta attraverso 28 centri direcupero e 512 interviste. Davvero troppo poche, osservano gli operatori dell’industria di settore, per garantire il carattere scientifico di una ricerca che così condotta non può essere considerata uno strumento efficace per combattere i problemi di alcune persone “con il gioco e che semmai rappresenta un’arma molto pericolosa che danneggia in modo significativo l’ industria”. 

La ricerca è stata coordinata da Dr. Susana Jimenez Murcia, capo unità Patologica gioco d’azzardo Ospedale Universitario de Bellvitge in collaborazione con il Dipartimento di Statistica dell’Università Autonoma di Barcellona. “ I 512 individui che sono stati utilizzati come campione non possono rappresentare nessuno, ma solo sè stessi” osservano gli operatori del gioco . “Uno dei principali obiettivi di questo lavoro era sapere quali sono i prodotti più “rischiosi”. La risposta dei 512 rispondenti era per il 75% le slot, 65% e 50% Quinielas Loterías. La cosa davvero strana è che nelle conclusioni il coordinatore della ricerca ha voluto precisare che Loteria e Quininiela sono giochi passivi e quindi poco adatti a creare una dipendenza puntando l’indice sulla pericolosità delle macchine da gioco e il gioco d’azzardo on-line, anche se risulta chiaro che i giocatori in questo caso sno davvero pochi.

Per la Direzione Generale del gioco , accanto a iniziative come jugarBIEN.es e allo studio sulla prevalenza del gioco d’azzardo, questa ricerca è un altro strumento che viene a sviluppare lo spirito di strategia di gioco responsabile e ha come obiettivo principale l’individuazione dei fattori psicosociali e sociodemografici associati a comportamenti di gioco in diverse aree geografiche della Spagna.

Il campione comprende per lo più uomini con un’età media di 43 anni, originari della Spagna (meno del 5 percento proviene da altri paesi), sposati con status socio-economico medio-basso o basso. Vivono, per lo più, in quartieri percepiti come sicuro e senza problemi rilevanti legati al crimine o derivanti ​​dall’uso di droghe illegali e con una buona convivenza di vicinato. Quasi il 60 percento dei partecipanti è professionalmente attivo e l’8 percento ha riferito di ricevere aiuti sociali. Per quanto riguarda eventi stressanti, la maggior parte dei partecipanti individuano nella perdita di familiari o amici o nei problemi economici i fattori più comuni.

Per quanto riguarda l’età di insorgenza dei disturbi di dipendenza, variabile cruciale negli studi empirici sui fattori di rischio della dipendenza, nel campione compare una media di quasi 21 anni. Importante, circa il 36 percento dei partecipanti ha riferito di aver iniziato a giocare prima dei 18 anni. Nel complesso, la salute fisica e psicologica dei partecipanti è stata auto-percepita come buona e solo l’8 percento ha problemi. Esplorando le abitudini tossiche, quasi il 55 percento sono fumatori, oltre il 40 percento assume alcool regolarmente, circa l’8 percento altre sostanze non legali e il 10 percento farmaci senza prescrizione medica. Per quanto riguarda la storia psichiatrica personale, il 45 percento dei partecipanti ha riferito di aver consultato professionisti a causa di problemi relativi alla salute mentale. Quasi il 33 percento ha ricevuto un trattamento precedente per disturbi mentali, i più comune sono risultati essere depressione e ansia.

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