Un uomo ha impugnato sette avvisi di accertamento relativi agli anni 2009, 2010 e 2011 con i quali l’ufficio ai sensi dell’articolo 38 commi 1 e 2 D.P.R. 600/1973 accertava maggiori redditi non dichiarati. L’accertamento dell’ufficio si fondava su una verifica eseguita sui conto correnti del contribuente, ove erano rilevate somme non compatibili con reddito da lavoro dipendente. Il contribuente, opponendosi, ha dedotto che gli importi contestati erano ricondurre alle vincite al gioco ottenute presso i casinò di Innsbruck, Seefeld e Bregenz. I ricorsi, previa riunione, sono stati respinti in primo grado. Ha proposto appello il contribuente e la CTR con sentenza depositata in data 22 maggio 2018 ha riformato la sentenza di primo grado, ritenendo che il contribuente avesse documentato un “numero impressionante” di accessi al casinò di Innsbruck e altre sale da gioco in Austria e “pur non disponendosi di documentazione attestante le singole vincite conseguite dal contribuente presso i casinò, appare del tutto plausibile che egli oltre che coipicue perdite abbia in alcune occasioni vinto somme variabili versandoli in contanti in banca”. Aggiunge inoltre la CTR che il contribuente è stato anche sottoposto a processo disciplinare per l’assidua frequentazione della case da gioco e quindi non avrebbe avuto tempo libero per svolgere altre attività.

Avverso la predetta sentenza propone ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate affidandosi a due motivi. Resiste con controricorso il contribuente. Assegnato il procedimento alla sezione sesta, su proposta del relatore è stata fissata l’adunanza camerale ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. notificando la proposta e il decreto alle parti.

Si legge: “Ritenuto che con il primo motivo del ricorso, la parte lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 32 primo comma n. 2) e 7) del D.P.R. 600/1973 in relazione all’art. 360 n. 3) deduce che è stato eseguito un accertamento bancario rilevando versamenti non giustificati e che in conformità alla norma richiamata opera una presunzione legale rispetto alla quale la parte avrebbe dovuto fornire una prova contraria puntuale, in particolare con la esibizione dello scontrino delle giocate o comunque la certificazione che le case da gioco rilasciano all’atto del pagamento. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta la violazione e falsa applicazione degli articoli 2727 2729 c.c. in relazione all’articolo 32 citato e ai sensi dell’art. 360 numero tre c.p.c. Si deduce l’errore del giudice di appello che ha ritenuto sufficiente a vincere la presunzioni legali sulle quali si fonda l’accertamento non già una prova contraria rigorosa ma semplicemente una prova indiziaria non dotata dei requisiti di gravità, precisione e concordanza. I motivi possono esaminarsi congiuntamente e sono fondati. Si applica qui il principio già affermato da questa Corte ed al quale il Collegio intende dare continuità secondo il quale “In tema di accertamenti bancari, gli artt. 32 DPR n. 60011973 e 51 DPR 63311972 prevedono una presunzione legale in favore dell’erario che, in quanto tale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c. per le presunzioni semplici, e che può essere superata dal contribuente attraverso una prova analitica, con specifica indicafzione della riferibilità di ogni versamento bancario, idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentnioni bancarie non attengono ad operazioni imponibili, cui consegue l’obbligo del giudice di merito di verificare con rigore l’efficacia dimostrativa delle prove offerte dal contribuente per ciascuna operazione e di dar conto espressamente in sentenza delle relative risultane (Cass. 13111/2020; Cass. 10973/2020).

La CTR non ha fatto corretta applicazione di questo principio, perché a fronte delle risultanze degli accertamenti bancari, e della circostanza che il reddito del contribuente era certificato, trattandosi di un dipendente dello Stato, ha ritenuto sufficiente la plausibilità delle giustificazioni date, non sostenute da prova delle vincite, ma solo degli accessi alle case da gioco. Ne consegue, in accoglimento del ricorso, la cassazione della sentenza impugnata e non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto può decidersi nel merito, rigettando l’originario ricorso del contribuente. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza della controricorrente e si liquidano come da dispositivo, mentre possono essere compensate le spese dei gradi di merito.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta l’originario ricorso del contribuente; condanna il controricorrente alle spese del giudizio di legittimità che liquida in curo 5.600,00 oltre rimborso spese prenotate a debito. Compensa le spese del doppio grado di merito. Roma camera di consiglio del 16 dicembre 2020”.