Il Tar Lombardia ha respinto – tramite sentenza – il ricorso presentato da una società contro Comune di Desio (MB) e Regione Lombardia, in cui si chiedeva l’annullamento della nota dirigenziale con la quale è stato ordinato il divieto di prosecuzione dell’attività di raccolta del gioco lecito mediante l’installazione di apparecchi di intrattenimento con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, TULPS.

“Con il provvedimento impugnato il Comune di Desio ha ordinato il divieto di prosecuzione dell’attività di raccolta del gioco lecito mediante installazione di apparecchi di intrattenimento con vincita in denaro di cui all’art. 110, comma 6, TULPS da parte della ricorrente, ritenendo che ciò avvenisse in violazione delle distanze minime dai c.d. luoghi sensibili.

L’Ente Locale resistente e Regione Lombardia si sono costituite in giudizio, insistendo per il rigetto del ricorso, in rito e nel merito.

Con ordinanza n. 1015/14, confermata in sede di appello, il Tribunale ha respinto la domanda cautelare, senza che, successivamente alla stessa, le parti abbiano prodotto ulteriori documenti o memorie.

All’udienza pubblica del 20.2.2019 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

I) Nel primo motivo, l’istante deduce l’erronea interpretazione, da parte del Comune di Desio, dell’Allegato A della D.G.R. n. 120 del 24.1.2014, non dovendosi misurare la distanza dai luoghi sensibili ivi prevista in linea d’aria, come ritenuto dal provvedimento impugnato, quanto invece, considerando l’effettivo percorso pedonale.

Osserva il Collegio che la disposizione asseritamente violata correla espressamente la misurazione della distanza ivi prevista al “raggio”, ciò che, inequivocabilmente, come già ritenuto anche dal Consiglio di Stato in sede di appello cautelare, smentisce l’interpretazione propugnata dall’istante.

II) Con il secondo motivo, proposto in via subordinata, la ricorrente deduce l’illegittimità del criterio di calcolo della distanza dai luoghi sensibili indicato nell’Allegato A della D.G.R. n. 120 del 24.1.2014, che violerebbe la L.R. n. 8/2013, dettata in materia di contrasto del gioco d’azzardo, oltreché i principi generali in tema di agire amministrativo, ritenendolo in particolare “incongruente rispetto alla dichiarata esigenza, proveniente anche dalla più recente legislazione nazionale (art.7 D.L. n. 158/2002), di limitare l’accesso alla fruizione di gioco da parte di soggetti particolarmente permeabili a fenomeni di ludopatia, che tradotta in prescrizioni di distanza, deve evidentemente considerare l’effettiva accessibilità dei locali da gioco, intesa in termini viabilistici”.

Il motivo è infondato, proprio in relazione alla ratio della normativa posta a fondamento del provvedimento impugnato, ed invocata dall’istante, che come correttamente osservato, mirando a proteggere le categorie di soggetti maggiormente esposti al rischio di ludopatia, deve essere interpretata alla luce di tale finalità.

In particolare, il criterio di misurazione della distanza minima tra gli esercizi in cui si svolge il gioco d’azzardo ed i luoghi sensibili previsto nell’Allegato A della D.G.R. n. 120 del 24.1.2014, estendendo l’area di protezione dei soggetti esposti al rischio di ludopatia, rispetto alla mera distanza pedonale, risulta perciò ragionevole e coerente con le finalità perseguite dalla normativa dettata in materia.

In conclusione, il ricorso va pertanto respinto.

Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza”.