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(Jamma) Impossibile accogliere il ricorso di un gestore di apparecchi da intrattenimento a vincita che , in fase di verifica, si è visto contestare da parte della Agenzia delle Entrate le imposte versate sulla raccolta delle giocate. La Commissione Tributaria Regionale di Milano ha respinto il ricorso ritenendo “abbia incentrato la propria difesa non già  su di un offerto riscontro effettivo di dati positivi qualsivoglia, bensì sull’opporre invece non altro che astratte valutazioni e sull’invocare circostanze solo accennate o postulate, per di più prive talora di pertinenza, il che non giova a modificare il contesto storico potutosi invece acclarare in termini oggettivi dall’Amministrazione e che in buona sostanza non può del resto dirsi nemmeno dibattuto, non essendo in questo senso bastante propugnare la riduttiva lettura del computi effettuatisi come meramente presunti”.

La Direzione provinciale – Ufficio controlli di Pavia imputava al gestore un maggior reddito derivantedalla gestione di apparecchiature di gioco (slot machine) ai fini IRPEF con le inerenti
addizionali ed IRAP per il periodo d’imposta 2009, e cioè in contrasto con il contenuto della
dichiarazione Modello Unico 2010.
L’ente impositore, attese le carenze della documentazione prodotta dal contribuente nella
fase iniziale di ricercata adesione, aveva proceduto a ricostruire la raccolta complessiva
con riferimento alle fatture emesse dal concessionario, una società di diritto inglese,
partendo dal presupposto che il prelievo erariale unico normativamente fissato per l’anno
2009 era pari al 12,43% delle somme incamerate dai singoli apparecchi, per poi
scomputare dal risultato il canone corrisposto all’Amministrazione autonoma dei monopoli
statali, le somme corrisposte agli esercenti, il 75% degli incassi quale quota distribuita
per vincite ai giocatori (il c.d. pay out), i ricavi già dichiarati ed oneri vari, per cosi giungere
infine ad accertare ai fini IRPEF e addizionali un maggior reddito d’impresa non dichiarato
pari ad euro642.793,58 ed ai fini IRAP un eguale valore della produzione netta, e perciò
addebitando una maggior imposta di euro 276.407,00 per il primo titolo, oltre alla
addizionale regionale e comunale, e di euro 25.069,00 per il secondo, nonchè l’importo di
contributi, sanzioni ed interessi.
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