Il Tar Lazio ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato contro l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento con il quale è stato rigettato il ricorso gerarchico presentato dal sig. (…), confermando il provvedimento prot. n. 33140 del 29 aprile 2019 con il quale il Direttore dell’Ufficio dei monopoli per il Lazio ha disposto la cancellazione della società dall’elenco degli operatori degli apparecchi e terminali di intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a), del TULPS, istituito ai sensi dell’articolo 1, comma 533, della legge n. 266 del 2005, come sostituito dall’articolo 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010; del provvedimento prot. n. 33140 del 29 aprile 2019 – non comunicato e conosciuto dalla parte in data 14 maggio 2019 – con il quale il Direttore dell’Ufficio dei monopoli per il Lazio ha disposto la cancellazione della ditta individuale del ricorrente dall’elenco degli operatori degli apparecchi e terminali di intrattenimento di cui all’articolo 110, comma 6, lett. a), del TULPS.

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Si legge: “1. Il ricorrente è un operatore economico che svolge la propria attività nell’ambito del gioco pubblico mediante apparecchi appartenenti alla tipologia di cui all’art. 110, comma 6, del r.d. 18 giugno 1931, n. 773 (T.U.L.P.S.).

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con provvedimento del 29 aprile 2019, ha disposto la cancellazione dell’iscrizione dell’odierno ricorrente dall’elenco degli operatori economici che svolgono attività in questo settore – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010 – a causa delle irregolarità verificatesi in occasione del procedimento di rinnovo annuale dell’iscrizione.

Più in particolare, l’amministrazione ha rilevato che: i) ai sensi dell’art. 4, lett. c), del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, “la quietanza che attesti il versamento della somma di Euro 150,00 […] è richiesta quale requisito obbligatorio per l’iscrizione all’Elenco dei Soggetti”; ii) l’art. 11 del predetto decreto dispone la cancellazione dall’Elenco dei soggetti “privi dei requisiti di cui agli artt. 4 e 5 del decreto”; iii) “ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. n. 445/2000, qualora dal controllo dell’autocertificazione sia emersa la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

Sulla base di questi presupposti, l’amministrazione ha quindi riscontrato che l’istante, mediante l’apposito modello c.d. RIES, aveva autocertificato, ai sensi del d.p.r. 28 dicembre 2000, n. 445, il versamento del tributo, previsto per il rinnovo annuale nell’elenco, in una data diversa (nella specie, antecedente) rispetto a quella in cui lo stesso risultava in effetti incassato dall’erario.

2. Con il ricorso indicato in epigrafe, il ricorrente ha impugnato la cancellazione dall’elenco avvenuta con il provvedimento del 29 aprile 2019, successivamente confermato con la decisione del 26 luglio 2019 adottata sul ricorso gerarchico medio tempore interposto.

Il ricorso è affidato a sei motivi.

Con il primo motivo, il ricorrente evidenzia di aver ritenuto in buona fede che la ricevuta di pagamento, generata dalla banca a seguito del pagamento con la modalità “on banking”, valesse quale quietanza; che il pagamento risultava comunque effettuato entro il termine di scadenza, sicchè non poteva ritenersi che l’autocertificazione sul possesso della quietanza avesse consentito di ottenere un beneficio in realtà non spettante, trattandosi semmai di un falso innocuo.

Con il secondo motivo, formulato in via subordinata, impugna l’art. 4 del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, ritenendo il decreto illegittimo nella parte in cui avrebbe elevato il possesso della quietanza – che serve a dimostrare il pagamento – tra requisiti di iscrizione o di rinnovo dell’iscrizione nell’elenco, laddove il comma 533-bis dell’art. 1 della le legge 23 dicembre 2005, n. 266, indica quali requisiti di iscrizione o di rinnovo unicamente il versamento effettuato.

Con il terzo motivo, ribadisce l’illegittimità della cancellazione, avvenuta sulla base dell’erroneo presupposto del mancato pagamento della somma dovuta, mentre non sarebbe contestabile che il versamento è stato effettuato entro il termine previsto dall’amministrazione.

Con il quarto motivo, lamenta che l’amministrazione avrebbe dovuto disporre la regolarizzazione dell’istanza di rinnovo poiché il versamento della somma dovuta a titolo di rinnovo costituirebbe non un requisito “di durata” (che deve persistere nel tempo), ma un requisito “puntuale” (che si esaurisce nel momento stesso del versamento) agevolmente sanabile e difatti l’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, non prevedrebbe il possesso della quietanza tra i requisiti per il rinnovo, limitandosi a richiedere a tal fine soltanto l’autocertificazione del versamento.

Con il quinto motivo, denuncia l’illegittimità dell’estensione del divieto di re-iscrizione per cinque anni – previsto in caso di accertamento del mancato possesso dei requisiti per chi si iscrive per la prima volta nell’elenco – alla fattispecie del mancato possesso dei requisiti previsti in caso di rinnovo dell’iscrizione.

Con il sesto motivo, formulato anch’esso in via gradata, impugna, sotto un ulteriore profilo, il decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, per mancanza, in parte qua, di copertura legislativa e per violazione del principio di uguaglianza e di proporzionalità nella parte in cui non si prevede che possono essere ammessi ritardi nel pagamento e/o si stabilisce che, in caso di mancato versamento, segue l’immediata cancellazione o la sospensione dell’iscrizione per 5 anni.

Nel costituirsi in giudizio, l’amministrazione ha replicato puntualmente ai motivi di ricorso chiedendone, nel merito, il rigetto.

3. Con ordinanza n. 7261/2019, la Sezione ha accolto l’istanza di misure cautelari, rinviando la trattazione della causa all’odierna udienza.

4. All’udienza del 17 giugno 2020, la causa veniva trattenuta in decisione.

5. La questione centrale della controversia riguarda la legittimità, o meno, della cancellazione dall’elenco degli operatori economici – istituito ai sensi dell’art. 1, comma 533, lett. c), legge 23 dicembre 2005, n. 266, come sostituito dall’art. 1, comma 82, della legge n. 220 del 2010 – disposta a seguito dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza di pagamento, sebbene sia poi emerso, in sede di controllo, che mentre il versamento è stato effettivamente realizzato nella data indicata nell’autocertificazione, la quietanza di pagamento risulta invece essere stata rilasciata in una data successiva a quella autocertificata.

Il quadro normativo di riferimento, all’interno del quale sussumere la fattispecie della cancellazione disposta in occasione del procedimento di rinnovo dell’iscrizione, è il seguente.

L’art. 1, comma 533- bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, prevede che “L’iscrizione nell’elenco di cui al comma 533 […] è disposta dal Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato previa verifica del possesso, da parte dei richiedenti, della licenza di cui all’articolo 86 o 88 del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, e della certificazione antimafia prevista dalla disciplina vigente, nonché dell’avvenuto versamento, da parte dei medesimi, della somma di euro 150. Gli iscritti nell’elenco rinnovano annualmente tale versamento. Con decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze-Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono stabiliti gli ulteriori requisiti, nonché tutte le ulteriori disposizioni applicative, eventualmente anche di natura transitoria, relative alla tenuta dell’elenco, all’iscrizione ovvero alla cancellazione dallo stesso, nonché ai tempi e alle modalità di effettuazione del predetto versamento […]”.

La disciplina legislativa demanda quindi ad un decreto direttoriale del Ministero dell’economia e delle finanze il compito di stabilire “gli ulteriori requisiti, nonché tutte le ulteriori disposizioni applicative, eventualmente anche di natura transitoria, relative alla tenuta dell’elenco, all’iscrizione ovvero alla cancellazione dallo stesso, nonché ai tempi e alle modalità di effettuazione del predetto versamento”.

Il Ministero ha attuato la disciplina recata dalla legge 23 dicembre 2005, n. 266, con il decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, successivamente modificato con deliberazione dell’AAMS del 22 dicembre 2014, n. 104077. Il comma 1 dell’art. 4 del vigente decreto direttoriale del 2011, rubricato “Requisiti per l’iscrizione”, prevede, in via generale, con riferimento alla procedura di iscrizione e di rinnovo, che “I soggetti che intendono iscriversi all’elenco con modalità telematica o rinnovare l’iscrizione, devono prioritariamente richiedere le credenziali per l’accesso al sistema informatico di gestione dell’elenco, tramite l’apposita area sul sito istituzionale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Utilizzando le credenziali, i predetti soggetti accedono ad un’area riservata sul sito medesimo e compilano lo specifico modulo, ivi disponibile, per l’iscrizione o il rinnovo. Il suddetto modulo deve essere compilato in tutte le sue parti, dichiarando, in regime di autocertificazione, ai sensi del D.P.R. n.445/2000, il possesso di:

a) licenza di cui all’articolo 86 o 88 del T.U.L.P.S., e successive modificazioni;

b) comunicazione antimafia prevista dal D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159.

c) quietanza che attesti il versamento della somma di euro 150,00 (euro centocinquanta/00), da effettuarsi tramite modello F24 accise, codice tributo n. 5216”.

Il comma 4 dell’art. 8 del decreto, rubricato “Durata”, detta ulteriori disposizioni con riferimento, nello specifico, al procedimento di rinnovo. Si prevede, in particolare, che “I soggetti che intendono mantenere l’iscrizione per ciascuno degli anni successivi, devono inoltrare attraverso modalità telematica, all’Ufficio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli – area monopoli – competente per territorio, in relazione alla residenza o alla sede legale della persona fisica o dell’impresa richiedente, l’istanza di rinnovo contenente autocertificazione in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5, nonché del versamento dovuto per il rinnovo dell’iscrizione stessa”.

Per completezza della cornice giuridica, occorre evidenziare che l’elenco di cui all’articolo 1, comma 533, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, è stato sostituito, ai sensi dell’art. 27, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124, conv. in legge n. 157 del 2019, dal “Registro Unico degli operatori di gioco pubblico” – non ancora entrato in vigore – che richiede al comma 4, per l’iscrizione, requisiti sostanzialmente identici a contenuti nell’attuale elenco. Tuttavia, il legislatore ha stabilito, nel comma 6 dell’art. 27, che “L’omesso versamento della somma di cui al comma 4 può essere regolarizzato, prima che la violazione sia accertata, con il versamento di un importo pari alla somma dovuta maggiorata di un importo pari al 2 per cento per ogni mese o frazione di mese di ritardo”.

6. Dal combinato disposto degli artt. 4 e 8 del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, emerge che l’operatore in sede di iscrizione deve possedere i tre requisiti indicati nel comma 1 dell’art. 4 alle lettere a), b), c) (ossia la licenza per l’esercizio dell’attività economica, la comunicazione antimafia, la quietanza che attesti il versamento del tributo), mentre in sede di rinnovo deve possedere i primi due requisiti previsti per l’iscrizione (licenza commerciale e comunicazione antimafia) e il requisito del versamento del tributo (specifico per il rinnovo). Ciò si evince dallo stesso dato letterale del decreto laddove si precisa che, in sede di rinnovo, l’istanza deve contenere l’autocertificazione “in merito alla sussistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5”, mentre, con riferimento al tributo, l’autocertificazione deve riguardare il (solo) “versamento”, anziché l’autocertificazione del “possesso […] di quietanza che attesti il versamento” richiesta, invece, per l’iscrizione nell’elenco.

I primi due requisiti (licenza commerciale e comunicazione antimafia) attengono al profilo per così dire strutturale o statico del rapporto in quanto riguardano la posizione sostanziale dell’istante e per essi non è prevista un’efficacia prestabilita, sicchè devono esistere al momento della domanda di iscrizione e persistere fino al termine di durata dell’efficacia dell’iscrizione; l’altro requisito (versamento del tributo) attiene al profilo dinamico del rapporto in quanto riguarda l’obbligazione tributaria e ha un’efficacia limitata nel tempo, dovendosi rinnovare anno per anno in relazione al periodo di imposta coincidente, sostanzialmente, con quello di esercizio dell’attività (ai sensi dell’art. 1, comma 533- bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, “Gli iscritti nell’elenco rinnovano annualmente tale versamento”).

Ne consegue che l’operatore già iscritto nell’elenco è tenuto ad inoltrare, ai fini del rinnovo dell’iscrizione, un’autocertificazione sulla persistenza dei requisiti di cui agli articoli 4 e 5 del decreto direttoriale del 2011 (relativi alla licenza e alla comunicazione) e sulla sussistenza del “versamento” di cui all’art. 8, comma 4, del medesimo decreto, quale prova documentale idonea a dimostrare l’adempimento dell’obbligazione tributaria per l’anno di imposta relativo all’esercizio dell’attività.

7. Alla luce del quadro normativo qui esposto, il primo, il secondo ed il quarto motivo di ricorso – che attesa la loro stretta connessione vanno esaminati congiuntamente – sono fondati nei termini che seguono.

Nel caso di specie, il ricorrente ha correttamente autocertificato di aver versato il tributo per l’anno di imposta, relativo al periodo di efficacia del mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, nella data (16 marzo 2018) indicata nel modello c.d. REIS che è antecedente a quella stabilita per il “versamento dovuto” (15 maggio 2018). In aggiunta a tale autocertificazione, ha dichiarato di “possedere” la quietanza di pagamento del versamento del tributo in una data diversa (16 marzo 2018, coincidente con la data del versamento) rispetto a quella in cui si è poi accertato l’effettivo incasso del tributo in favore dell’erario (30 marzo 2018).

Come correttamente evidenziato nel ricorso, l’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, prevede che l’operatore iscritto nell’elenco per ottenere il rinnovo dell’iscrizione deve inoltrare un’autocertificazione in cui si attesti la sussistenza del “versamento”. Al contrario, con riguardo al procedimento di iscrizione, l’art. 4, comma 1, lett. e), del medesimo decreto, prevede che l’operatore interessato alla prima iscrizione deve autocertificare il “possesso […] di quietanza che attesti il versamento”. Dunque, soltanto per il procedimento di iscrizione nell’elenco si richiede, al momento della domanda, l’estinzione anticipata del rapporto tributario e quindi, a tal fine, si onera l’istante a fornire la piena prova dell’estinzione del rapporto mediante l’autocertificazione del “possesso” della quietanza, ferma restando la verifica della legittimità della cancellazione dell’iscrizione disposta in tal caso.

Ad ogni modo, per il procedimento di rinnovo, invece, il decreto direttoriale neppure formalmente contempla tra i requisiti quello dell’estinzione anticipata del (futuro) rapporto tributario, ma si limita unicamente a stabilire che, per conseguire il rinnovo, occorre versare il tributo entro il termine previsto, versamento che, come la Sezione ha già evidenziato, “è l’atto materiale di esecuzione della prestazione oggetto dell’obbligazione che, ove realizzato nei tempi e nei modi convenuti, si risolve nell’esatto adempimento dell’obbligazione” (sentenza 7 maggio 2020, n. 4789). Una volta adempiuta l’obbligazione tributaria, è onere dell’istante autocertificare, mediante la dichiarazione di scienza, l’avvenuto adempimento al fine semplificare i controlli dell’amministrazione sul possesso dei requisiti abilitanti il rinnovo.

8. Il ricorrente ha in effetti chiesto ed ottenuto l’iscrizione nell’elenco in sede di rinnovo sulla base della ricorrenza dei presupposti previsti dall’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, adempiendo entro il termine previsto l’obbligazione tributaria. Tra questi requisiti non rientra, come detto, la prova dell’estinzione anticipata dell’obbligazione tributaria da attestare mediante il possesso della quietanza.

Ciò comporta che l’erronea indicazione dell’autocertificazione del “possesso” della quietanza non si risolve in una dichiarazione falsa sul possesso di un requisito prescritto dal decreto. Non essendo infatti il possesso della quietanza (e quindi la prova dell’estinzione anticipata del rapporto tributario) un requisito richiesto per il buon esito del procedimento di rinnovo, la dichiarazione sulla sua sussistenza, al momento della domanda di rinnovo, non è idonea a fare conseguire al dichiarante alcun beneficio e quindi, specularmente, l’erronea dichiarazione del possesso della quietanza non fa perdere o decadere il dichiarante da un beneficio che ha conseguito sulla base di essa.

9. Va dunque disattesa la tesi difensiva dell’amministrazione secondo cui, anche in sede di rinnovo dell’iscrizione, l’interessato dovrebbe autocertificare il possesso della quietanza di pagamento del tributo. Tale assunto si risolve in un’inammissibile integrazione postuma di un requisito abilitante il mantenimento dell’iscrizione nell’elenco, di natura restrittiva, non previsto nel decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857 e comunque si porrebbe in violazione di proporzionalità e di adeguatezza dell’azione amministrativa in considerazione dell’esiguità del versamento dovuto una tantum e della stessa ratio di tutela del ravvedimento operoso dell’interessato, avvenuto prima dell’accertamento della violazione, a cui oggi si conforma la disciplina di settore (art. 27, comma 6, del decreto legge 26 ottobre 2019, n. 124).

Né invero assume rilievo la disposizione dell’art. 75 d.p.r. n. 445 del 2000 sulla decadenza dai benefici secondo cui qualora a seguito dei controlli effettuati dall’amministrazione “emerga la non veridicità del contenuto della dichiarazione, il dichiarante decade dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione non veritiera”.

Come rilevato, la cancellazione è stata disposta a prescindere dalla non veridicità della dichiarazione rilasciata, la quale è soltanto conseguente alla ritenuta esistenza di una causa ostativa sostanziale (cfr., Corte costituzionale, 24 luglio 2019, n. 199) che si è accertato non ricorre nella specie.

11. In conclusione, l’amministrazione, in seguito ai controlli effettuati, ha disposto in modo illegittimo la cancellazione dell’iscrizione sulla base dell’erronea assenza in radice di un requisito (possesso della quietanza) non previsto per il buon esito del procedimento di rinnovo.

Il ricorso va quindi accolto e, per l’effetto, va annullato il provvedimento di cancellazione dall’elenco e quello di conferma della cancellazione, adottato a seguito del ricorso gerarchico, per violazione dell’art. 1, comma 533-bis, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e dell’art. 8, comma 4, del decreto direttoriale dell’AAMS del 9 settembre 2011, n. 31857, oltre che per eccesso di potere. L’accoglimento del ricorso, nei limiti e nei termini sopra esposti, comporta l’assorbimento delle altre censure proposte nei confronti della cancellazione e di quelle formulate, in via subordinata, nei confronti del decreto direttoriale.

La natura e la peculiarità della controversia, nonché la complessità delle questioni trattate, giustifica la compensazione integrale delle spese di giudizio tra tutte le parti costituite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, sede di Roma, Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti e nei termini di cui in motivazione.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.