Secondo quanto emerso dall’udienza odierna al Tar Lazio andranno di nuovo in decisione i ricorsi dei concessionari sulla tassa da 500 milioni. Ventuno aziende, tra concessionari di rete, gestori di apparecchi da intrattenimento e associazioni di settore hanno chiesto l’annullamento della tassa extra prevista dalla Legge di Stabilità 2015 e il relativo decreto attuativo.

Il legale di Global Starnet, Carmelo Barreca e l’avvocato di Hbg Gaming, Federico Tedeschini hanno chiesto remissione alla Corte Europea e alla Corte Costituzionale.

L’avvocato in rappresentanza del CRIGA- Consorzio Rete Italia Gestori Automatico, Carlo Lepore, ha chiesto che questi rispondano solo della somma spettante loro, in percentuale. Non anche quella che dovrebbero versare gli esercenti.

Sapar sulla stesa linea, considera che i gestori sono imprese medio piccole e l’impatto è stato devastante.

Il fronte dei Concessionari è rimasto compatto e hanno chiesto le stesse cose. L’avvocato dello Stato ha detto che la richiesta di remissione non sussite.

L’avvocato del Codacons: “So quanto guadagnano gli operatori della filiera, con riferimento soltanto al comparto apparecchi. Secondo Adm l’introito al netto delle vincite erogate ammonta a 20 miliardi di euro, sia nel 2014, nel 2015 che nel 2017. Un intervento di 500 milioni di euro rapportato a 20 miliardi di euro costituisce il 5%. Quindi si tratta di un intervento irrisorio, come per altro era stato già evidenziato dal Collegio con le precedenti ordinanze. Per cui per quanto riguarda l’applicazione del principio di proporzionalità riteniamo che non si possa invocare. Per quanto riguarda poi le questioni di legittimità costituzionale vorrei solo precisare che dal 2014 è stato istituito un fondo presso il Ministero della Salute di 50 milioni di euro annui per la prevenzione, la cura e il contrasto delle patologie legate ai giochi d’azzardo, per cui eccole qui le ragioni di pubblico interesse. In merito alla norma programmatica che è stata invocata, quando si parla nella legge di riduzione degli aggi e dei compensi, non si fa un preciso riferimento agli operatori di filiera nella loro globalità, ma nella logica del mercato ed era prevedibile per tutti gli esercenti della categoria all’atto della stipulazione dei vari contratti e concessioni prevedere sia del Preu, che dell’imposta unica e dei compensi perchè è evidente che sono tantissimi anni che lo Stato interviene con queste manovre di aumento e riduzione del Preu, aumento e riduzione degli aggi e dei compensi. Lo abbiamo visto da ultimo con il DL Dignità. Per cui tutto ciò era prevedibile nella logica del mercato e non si può invocare alcuna violazione dell’articolo 41 della Costituzione”.

L’avvocato Filippo Lattanzi: “C’è la necessità di una nuova remissione alla Corte Costituzionale. Vanno fatte due valutazioni. Lo stesso avvocato Marrone riconosce che è un prelievo forzoso. Quindi non è vero che si tratta di risorse pubbliche. Nel combinato disposto rimane intatto il pregiudizio rilevantissimo. La questione deve essere nuovamente sottoposta alla Corte Costituzionale sul discorso del prelievo forzoso. Il legislatore ha ridotto il numero delle macchine. Una ipotetica misura compensativa, ma insufficiente, sarebbe stata quella di aumentare il numero delle macchine, mentre il legislatore ha continuato ad andare per la sua strada. Un indennizzo deve esserci. Questo è un esproprio”.

L’avvocato Carlo Lepore: “C’è un profilo che secondo noi va sottolineato. Una volta che la legge di stabilità 2016 è venuta a chiarire il coinvolgimento dei vari soggetti automaticamente va effettuato un test di proporzionalità riguardo all’obbligo anche con riguardo alla figura del gestore. Oggi parliamo di piccole e medie imprese. Non solo è stato ferito un segmento all’interno di un settore ma quello è il segmento poi vessato da tutti i successivi provvedimenti di legge. Allora quando si interviene su realtà di piccole e medie imprese come quelle dei gestori questo comporta la loro ‘morte’. Allora riteniamo doveroso effettuare un test di proporzionalità anche e soprattutto oggi”.

L’avvocato Carmelo Barreca: “Sia la Corte Costituzionale che la Corte di Giustizia hanno detto cose molto importanti. Per la Corte Costituzionale si può intervenire sul settore solo in caso di esistenza di interessi imperativi generali, come contrasto al gioco illegale, tutela sicurezza, ordine pubblico, tutela consumatori e lotta alla criminalità organizzata. La Corte di Giustizia dopo aver riconosciuto che un intervento peggiorativo sulla convenzione di concessione lede il diritto comunitario, però l’intervento è giustificato se sussitono due condizioni: i motivi imperativi di interesse generale e la proporzionalità. A noi pare che manchi totalmente il presupposto del motivo imperativo di interesse generale. La Corte di Giustizia più volte ha chiarito che i motivi meramente economici non possono assurgere a quelli imperativi di interesse generale, quindi non consentono questo tipo di intervento. Noi riteniamo quindi che ci sia una violazione del diritto comunitario e per questo abbiamo preparato richiesta di remissione pregiudiziale alla Corte di Giustizia. Sulla disparità di trattamento voglio dire che non è possibile che si sia scelto di prendere dei soldi soltanto da un settore, si è scelto di intervenire solo ed esclusivamente nei confronti dei concessionari di gioco da intrattenimento lasciando stare tutti gli altri giochi. Anche per questo aspetto abbiamo preparato una richiesta di remissione alla Corte di Giustizia”.