Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto da una società contro il Comune di Lissone (MB), per l’annullamento del regolamento comunale immediatamente esecutivo deliberato dal Consiglio Comunale, in data 20.02.20, con delibera n. 6, denominato “Regolamento per la prevenzione ed il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito” e di ogni altro atto analogo, relativo, presupposto e conseguente, e comunque connesso.

Si legge: “1. Con il ricorso in esame, notificato il 6 agosto 2020, la società (…), s.r.l., titolare di bar nel territorio del Comune di Lissone nel quale sono collocate macchine slot di cui all’art. 110 del testo unico elle leggi di pubblica sicurezza (TULPS), ha impugnato la deliberazione del consiglio comunale di Lissone n 6 del 20 febbraio 2020, di approvazione del “Regolamento per la prevenzione ed il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito”.

2. La ricorrente contesta in particolare le disposizioni del punto 5 del regolamento, relativo alla “ubicazione dei locali e installazione degli apparecchi da gioco” che, richiamando quanto disposto dall’art. 5 della legge regionale della Lombardia n. 8 del 21 ottobre 2013 e successive modificazioni e dalla delibera di giunta comunale n. 148 del 23 aprile 2014, vieta la nuova installazione di apparecchi per il gioco d’azzardo lecito in locali che si trovino a una distanza di 500 metri dai luoghi c.d. sensibili quali: istituti scolastici, asili nido, luoghi di culto, impianti sportivi, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o sociosanitario, strutture ricettive per categorie protette, luoghi di aggregazione giovanile e oratori e i luoghi sensibili di cui alla Delibera di Giunta Comunale n. 148 del 2014, aggiunge ulteriori aree “no slot” (che si aggiungono alle 71 già individuate), aggiungendo la casa di riposo “Agostoni”, la sede di via don Bernasconi dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, il Centro Sociale – Convitto di via Botticelli, il Centro Diurno Disabili di via del Pioppo, le strutture che ospitano l’Associazione Stefania in via Filzi e la Bottega in via Baracca, la Cooperativa Azalea e Donghi in via Pepe, il Cubotto in via Lando Conti, l’Informagiovani di via Ferrucci, la biblioteca civica di piazza IV Novembre e il Museo di Arte Contemporanea, nonché il divieto di collocare apparecchi da gioco nel raggio di 100 metri da sportelli bancari, postali o bancomat, agenzie di prestiti, di pegno o di attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento o oggetti preziosi.

3. La ricorrente contesta altresì l’articolo 6 del regolamento comunale, concernente la disciplina degli orari di esercizio delle attività, nella parte in cui prevede l’esenzione del gioco nelle fasce orarie dalla mezzanotte del giorno precedente alle ore 10 per preservare la fascia di accesso alle scuole e al lavoro; dalle ore 13.00 alle ore 14.30 per preservare la fascia oraria di uscita dalle scuole e dalle ore 19.30 alle ore 20.30 per preservare la fascia oraria di uscita dal lavoro, con limitazioni orarie per un totale di 11 ore e mezza al giorno.

4. A sostegno del ricorso la società ricorrente deduce i seguenti motivi.

4.1. “Eccesso di potere. Mancato rispetto di quanto concordato nella conferenza unificata stato regioni del 7 settembre 2017”: gli “orari di esercizio delle attività” stabiliti dall’art. 6 del regolamento comunale qui impugnato – che prevede una sospensione oraria giornaliera di ben 11 ore e mezza – si porrebbe in contrasto con quanto previsto nell’intesa sancita dalla Conferenza Unificata Stato Regioni n. 103/U del 7 settembre 2017, ai sensi dell’art. 1, comma 936, della legge n. 208 del 2015, che prevede la possibilità di limitazioni fino a 6 ore complessive di interruzione quotidiana di gioco, da definirsi d’intesa con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

4.2. “Eccesso di potere per carenza di istruttoria, irragionevolezza. Contraddittorietà della motivazione e proporzionalità”: il regolamento impugnato, con particolare riguardo alla fissazione degli orari di funzionamento delle macchine nell’arco della giornata e all’aumento dei luoghi sensibili all’interno del Comune, risulterebbe contraddittorio e non bilanciato con riferimento agli interessi in gioco – artt. 32 e 41 Cost. – ponendo divieti e limitazioni senza far riferimento alcuno ad indicatori statistici e dati numerici rappresentativi dei fenomeni che si intenderebbero contrastare, salvo il riferimento a un generico aumento dei ludopatici nel territorio del Comune di Lissone nell’ultimo quadriennio, senza però fornire dati specifici. La misura imposta dal Comune risulterebbe viziata da difetto di motivazione e di proporzionalità perché introduttiva di un blocco totale del gioco per un totale di 11 ore e mezza al giorno in modo totalmente irragionevole a fronte dell’assenza di alcun dato tale da portare l’amministrazione a dover intervenire in modo drastico sulla possibilità di accesso al gioco. Il regolamento contestato, inoltre, non assoggetterebbe a restrizioni attività di gioco analoghe e forse più pericolose, quali il gioco del bingo, i giochi del lotto, superenalotto e dell’enalotto, determinando in tal modo una disparità di trattamento.

4.3. “L’effetto espulsivo determinato dall’art. 5 del regolamento comunale”: l’art. 5 del regolamento, riguardante la disciplina delle distanze in materia di collocazione degli apparecchi da gioco, provocherebbe il così detto “effetto espulsivo” poiché, per l’ampiezza del raggio di interdizione (500 m) e/o per la numerosità dei luoghi sensibili (che con il regolamento comunale impugnato sono stati ulteriormente ampliati) si determinerebbe nel territorio del comune di Lissone il divieto quasi assoluto di installazioni, poiché nella quasi totalità del Comune non vi sono aree in cui possa essere esercitata l’attività del gioco lecito.

4.4. “Illegittimità degli atti impugnati nella misura in cui determinano l’effetto espulsivo, per contrasto con le esigenze di unitarietà di trattamento sul territorio nazionale, nonché per violazione del principio della riserva di legge statale in materia di trasparenza, concorrenzialità e libertà del mercato sanciti dall’articolo 117 e 118 Cost.”: il regolamento impugnato, provocando il suindicato “effetto espulsivo” di sostanziale proibizione del gioco sul territorio interessato, concretizzerebbe una violazione della riserva di legge in capo allo Stato, posto che nell’ordinamento giuridico nazionale, ne ammette la liceità e lo sottopone a una regolamentazione, superando la proibizione.

4.5. “Illegittimità degli atti impugnati per violazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost., sotto il profilo dell’ingiustificata e sproporzionata compressione della libertà di iniziativa economica, di cui all’art. 41 e 42 Cost.”: il regolamento del Comune di Lissone sarebbe viziato, inoltre, sotto il profilo della lesione dell’art. 41 Cost., che garantisce la libertà di iniziativa economica, evidentemente frustrata dall’impossibilità oggettiva da un lato, di consentire l’insediamento del gioco legale su tutto il territorio e dall’altro, di poter svolgere l’attività per un arco temporale idoneo.

5. Il Ministero dell’economia e delle finanze – Agenzia delle dogane e dei monopoli, nella relazione n. prot. 426567/RU del 23 novembre 2020 ha riferito della memoria in data 29 ottobre 2020 con la quale il Comune Lissone ha eccepito l’inammissibilità del ricorso (per la non lesività del regolamento impugnato, non essendo stato emesso nei confronti della ricorrente alcun provvedimento specifico limitativo della libertà di esercizio della sua attività economica e ha replicato nel merito delle censure di controparte) ed ha a sua volta rilevato profili di inammissibilità del ricorso, concludendo comunque per il suo rigetto.

6. La società ricorrente ha replicato con memoria in data 9 aprile 2021.

Considerato:

1. Il ricorso è inammissibile.

2. La società ricorrente, “titolare di bar nel quale sono collocate macchine slot di cui all’art. 110 TULPS, sul territorio del Comune di Lissone”, contesta il regolamento per la prevenzione ed il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d’azzardo lecito, approvato dal Comune di Lissone con la delibera consiliare n. 6 del 20 febbraio 2020, sotto il duplice profilo delle limitazioni orarie e dei limiti distanziali.

3. In ordine alle limitazioni orarie, come condivisibilmente eccepito dalle difese comunali, le disposizioni impugnate non sono di diretta e immediata applicazione, “se non nell’ambito dei poteri attribuiti al Sindaco dagli articoli 50 del D Lgs 267/2000, attività che necessita di una adeguata istruttoria condotta rispetto al caso in esame e che deve necessariamente comportare una motivazione basata su dati certi e concreti che legittimano l’esercizio del predetto potere limitativo”, atteso che l’articolo del regolamento dispone che l’orario di apertura delle sale dedicate e l’orario di funzionamento degli apparecchi da gioco sono stabiliti dal Sindaco con specifica ordinanza ai sensi dell’articolo 50 del d.lgs. n. 267 del 2000 (“Il Sindaco coordina e riorganizza, sulla base degli indirizzi espressi dal Consiglio Comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione, gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici, nonché, d’intesa con i responsabili territorialmente competenti delle amministrazioni interessate, gli orari di apertura al pubblico degli uffici pubblici localizzati nel territorio, al fine di armonizzare l’espletamento dei servizi con le esigenze complessive e generali degli utenti”).

3.1. Se il Comune afferma la non autoesecutività dell’impugnata previsione regolamentare e dichiara che non sono intervenuti provvedimenti applicativi – con ciò responsabilmente impegnandosi evidentemente a non dare esecuzione alla misura censurata se non attraverso un’apposita ordinanza sindacale – è evidente che, allo stato (e salvi ulteriori provvedimenti applicativi che la parte avrebbe l’onere di impugnare) non sussiste una lesione concreta e attuale della posizione soggettiva della ditta ricorrete idonea a fondare l’ammissibilità della proposta impugnazione, che risulta dunque carente sotto il profilo dell’interesse a ricorrere.

4. Con un secondo ordine di censure la parte ricorrente attacca le misure distanziali recate dal regolamento impugnato assumendo la illegittimità in quanto introduttivo del così detto “effetto espulsivo”.

4.1. Anche questo ordine di censure risulta inammissibile perché non sorretto da un’adeguata allegazione e dimostrazione degli effetti lesivi diretti e immediati che verrebbero ad essere spiegati dalle misure qui avversate nella sfera giuridica della parte ricorrente. Come eccepito dalle Amministrazioni resistente e riferente, la ricorrente si è limitata, nel ricorso introduttivo, a dichiarare di essere “titolare di bar nel quale sono collocate macchine slot di cui all’art. 110 TULPS, sul territorio del Comune di Lissone”, senza altro aggiungere o specificare. Nessuna indicazione viene fornita in ricorso circa la esatta collocazione di tale esercizio commerciale e circa la sua inclusione all’interno di aree “coperte” dal limite distanziale di 500 metri dai “luoghi sensibili”, né rispetto a quelli indicati in via generale e tipologica, né rispetto a quelli che sarebbero stati oggetto di puntuale e nominativa inclusione nell’elenco comunale. A fronte di tale carenza nella stessa prospettazione attorea, ha buon gioco l’Amministrazione comunale a obiettare fondatamente che “Ad oggi da comunicazioni degli uffici non risulta che il Sindaco abbia emesso nei confronti della ricorrente alcun provvedimento specifico limitativo della libertà di esercizio della attività economica della società ricorrente” e che “Analogamente il ricorrente non ha dimostrato nel ricorso una concreta lesione dei propri diritti connessa alla difficoltà di reperire una sede o locale idoneo perché inserito nelle fasce cd di rispetto previste dal regolamento, né ha comprovato di aver subito direttamente effetti pregiudizievoli derivanti dal regolamento oggi impugnato”.

5. Per tutti gli esposti motivi il ricorso deve giudicarsi inammissibile.

P.Q.M.

Esprime il parere che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile”.