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(Jamma) Risponde di peculato il gestore che non versa il PREU al concessionario di riferimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gestore contro il provvedimento del  Tribunale di Pescara, in funzione di tribunale del riesame, che ha confermato il decreto con il quale il G.i.p. presso il Tribunale di Pescara,

ritenendo sussistente il fumus commissi delicti del reato di peculato a carico di un gestore disponendo il sequestro preventivo delle somme di denaro nella disponibilità dell’indagato.

Il decreto di sequestro è stato emesso a seguito della denuncia sporta
da parte della HGB Connex s.p.a., società concessionaria della Agenzia delle Dogane e dei
Monopoli, con la qualeil  gestore, aveva sottoscritto un contratto per le attività di raccolta del gioco mediante apparecchi da divertimento ed intrattenimento AWP collegati alla rete telematica nonché delle attività e funzioni connesse.
Per la Corte di Cassazione risulta dalla documentazione in atti che la il concessionario, non “poteva essere chiamata a rispondere di eventuali malfunzionamenti e disfunzioni tecniche degli apparati di gioco, essendo il gestore, comunque, tenuto al versamento delle somme a titolo di PREU e di canone per ciascun apparecchio in suo possesso per il quale il concessionario ha ottenuto il cosiddetto nulla osta per la messa in esercizio”.
“Il Tribunale del riesame – si legge nella pronuncia-  ha correttamente evidenziato che gli apparecchi da gioco non funzionanti e nella disponibilità della società dell’indagato erano dotati di regolare nulla osta venuto meno poi a causa proprio del mancato collegamento per un determinato lasso di tempo a una rete telematica, mancato collegamento del quale però non risponde il concessionario.
D’altra parte, il mancato versamento del dovuto è riconosciuto dallo stesso ricorrente che, difatti, accampa pretese riconvenzionali nei confronti del concessionario.

Trattandosi di somme dovute all’Erario, non può in alcun modo valorizzarsi la pretesa domanda riconvenzionale del ricorrente, né, parimenti, l’avvenuto adempimento dell’obbligo fiscale da parte del concessionario esclude la rilevanza penale della condotta appropriativa, non potendosi giovare il ricorrente dell’adempimento spontaneo di altro obbligato per andare esente dalla responsabilità penale per avere trattenuto imposte di cui aveva il possesso a

causa dello svolgimento di una pubblica funzione”.
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