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(Jamma) – As.Tro e Acmi hanno scritto al Ministero dell’Economia e delle Finanze (M.E.F.) al Ministero dello Sviluppo Economico (M.I.S.E.), all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli chiedendo lo stato di crisi per il settore addetto alla gestione – produzione – distribuzione degli apparecchi da gioco lecito (AWP, tipologia comma sei lettera a dell’articolo 110 del TULPS), e contestuale richiesta di adozione dei provvedimenti urgenti.

La nota è stata congiuntamente redatta e presentata da: Assotrattenimento2007 – Confindustria sit, rappresentanza di categoria degli operatori del gioco lecito, gestori di apparecchi da intrattenimento; Acmi – Confindustria sit, rappresentanza di categoria dei produttori di apparecchi da gioco lecito.

“Attraverso la presente nota, si rappresenta:

1. il trend industriale, e la conseguente spirale implosiva che caratterizza il settore degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro, della tipologia comma sei lettera A) dell’articolo 110 del T.U.L.P.S. (breviter anche AWP).

2. i possibili provvedimenti che potrebbero essere adottati, sia per tentare di scongiurare le conseguenze irreversibili, sia per gestire la situazione di crisi di sistema che – in ogni caso,
(benché con gravità eventualmente modulata/alleviata dalle misure proposte) – coinvolge (nell’immediato) un bacino di centinaia di imprese, e decine di migliaia di lavoratori. In via del tutto preliminare si espone l’impatto della vigente fiscalità sul regime operativo delle imprese applicate al “prodotto” di gioco pubblico in questione, comunemente definite “di gestione”, in quanto: acquistano gli apparecchi; allestiscono le postazioni di gioco lecito all’interno dei pubblici esercizi /esercizi commerciali; effettuano il collegamento telematico dei congegni alle reti dei concessionari di Stato, selezionati e convenzionati con l’agenzia delle Dogane e dei Monopoli – M.E.F.; provvedono ai servizi di esazione e raccolta (prima) e riversamento ai concessionari (poi) del residuo di gioco, in ottemperanza ai contratti di collegamento stipulati con le reti telematiche pubbliche, sostenendo pertanto tutti i costi di manutenzione, ricambio, allestimento e mantenimento della rete distributiva, gestione operativa e finanziaria degli apparecchi medesimi.

Come noto, infatti, il D.L. n. 50 (manovra aggiuntiva) ha introdotto un aumento del PRELIEVO ERARIALE UNICO (P.R.E.U.) sugli apparecchi in questione, elevandone l’aliquota al 19% del volume di gioco, percentuale che impatta per il 65,1% del margine operativo.

Infatti:
– Dato “100” il coin in (ovvero il volume di gioco, ovvero le somme giocate)
– Il 70% (ALMENO) viene restituito in vincite (c.d. pay out)
– 0,3% è il canone di concessione incamerato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
– 0,5% è il deposito cauzionale che l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli incamera a titolo di garanzia sui livelli di servizio dei concessionari, per poi restituirlo (SOLO AI MEDESIMI), nella
parte corrispondente ai livelli raggiunti (corrispettivo “di fonte pubblica” del concessionario, cui non accedono né il gestore, né il punto vendita).

Del 29,2% che residua, il PREU al 19% incide per il 65,1% di quel margine operativo lordo deputato a remunerare la filiera (n.d.a. “il c.d. fatturato”, poi sottoposto all’ordinario regime di imposizione delle imprese annotanti i ricavi).

Se a ciò si aggiunge che non esistono “algoritmi di pagamento” in grado di traguardare esattamente e costantemente – ALMENO – la percentuale minima di retrocessione stabilita dalla Legge, e al massimo, la medesima, la percentuale “effettiva” di pay out (peraltro censita anche dai dati ufficiali rendicontati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) si eleva “strutturalmente” al 70,2%, ciò comportando l’impatto effettivo dell’aliquota PREU introdotta dal D.L. n. 50, ad oltre il 66% del margine operativo lordo. Il “conto economico” medio dell’apparecchio AWP, agevolmente ricostruibile da valori e bilanci temporalmente consolidati, caratterizzanti imprese che sin dal 2004-2005 operano su detto ASSET mette in
evidenza una “sofferenza” di sistema che merita attenzione, sia per le conseguenze immediate, sia per gli effetti “a medio termine”.

E’ quindi evidente che – a livello medio – “l’apparecchio” che raggiunge la soglia di 205,67 euro di COIN IN GIORNALIERO garantisce il pareggio operativo, quello che supera detta soglia consente un ricavo potenzialmente destinato ad utile, mentre la eventuale minor performance infligge – mediamente – al conto economico, una perdita operativa. In virtù dell’elevato numero di congegni “sotto la soglia di pareggio” si rappresenta la sofferenza come situazione di “sistema”, e non più come “difficoltà” di singole imprese. Considerando che sul mercato ci sono circa 345 mila AWP operative, la loro ripartizione in funzione del Cassetto (Gross Win) è la seguente:

L’aumento Preu porta a lavorare in perdita tutte le AWP sotto 62€ di Gross Win giornaliero.
I primi 2 clusters e buona parte del terzo (c.a. 230.000 apparecchi) lavorano in perdita (conclamata o prossima). Il P.R.E.U. associato a quei raggruppamenti è di circa 3 miliardi di €/anno.

Il D.L. n. 50, inoltre, non si limita a disporre il citato aumento del PREU: dispone altresì la riduzione coatta (ovvero eliminazione) di circa 150.000 apparecchi; lascia inalterato “l’appuntamento” al 31 dicembre 2018 per il radicale mutamento del parco AWP attraverso una evoluzione tecnologica tanto fondamentale per il percorso di ridimensionamento del conflitto Stato-Enti Locali, in merito alla distribuzione territoriale e agli orari di esercizio dei congegni (controllo età giocatore, tutor anti-G.A.P., maggiore sicurezza anti-manomissione), quanto a portata di mano, posto che il relativo testo regolamentare è giacente presso il M.E.F.; non incide, lasciandole inalterate, sulle restrizioni territorialmente imposte dagli Enti Locali al funzionamento orario e all’installazione degli apparecchi.

Il quadro descritto, pertanto, evidenzia quanto segue: il segmento “produzione – distribuzione di apparecchi /componentistica, è affetto da una strutturale “assenza” di mercato, caratterizzata dall’esaurimento del ricambio di apparecchi effettuato dal circuito a seguito della Legge n. 208/2015 (aumento del PREU di 4,5 punti e abbassamento del pay out di 4 punti percentuali), associata alla sostanziale “non-vendibilità” di ulteriori prodotti nell’attuale contesto in cui, il parco AWP deve ridursi “per Legge”, e dove – comunque – anche l’ordinario ricambio fisiologico è fortemente contratto dalla condizione di operatività media delle postazioni di gioco, insufficiente per raggiungere la soglia del break even; il segmento delle imprese di gestione è affetto da una elevazione della soglia di break even che – sulla base dei valori medi – colloca i 2/3 del parco AWP in regime di operatività negativa; le 200 imprese del segmento – distribuzione di apparecchi /componentistica, e la relativa base occupazionale di 10.000 addetti, sono a rischio scomparsa; almeno 800 imprese del segmento “gestione” (quelle a più alta organizzazione strutturale e quindi caratterizzate da più ampia diffusione territoriale del relativo parco awp), “incappano” in un sensibile numero di congegni che l’attuale fiscalità ha relegato alla “perdita operativa”, mettendo quindi a immediato rischio occupazionale una base di oltre 30 mila lavoratori; il mancato adeguamento tra il PREU (aumentato di 1,5 punti con il D.L. n. 50, e non
interamente adeguato con la Legge n. 208/2015) e il pay out minimo dei congegni è la genesi più immediata di detta situazione.

Alle Autorità si chiede pertanto di valutare con urgenza ogni e più utile percorso normativo urgente, al fine di introdurre una procedura che consenta a tutto il mercato il sollecito
abbassamento del pay out sugli apparecchi di cui è questione, almeno sino alla soglia del 68%.

La misura proposta si caratterizza in termini di “provvedimento – tampone”, ovvero iniziativa volta a riequilibrare la marginalità operativa lorda della “media” degli apparecchi AWP sino ad una soglia che possa consentire al circuito una tendenziale prosecuzione di esercizio. La presente vale altresì come richiesta di attivazione di un tavolo di crisi presso il M.I.S.E.,
indispensabile per approntare l’oculata gestione di decine di migliaia di lavoratori a rischio esubero, (per le quali le imprese hanno già proceduto all’esaurimento delle ferie arretrate), e per scongiurare la scomparsa di centinaia di imprese ad elevato impatto “contributivo” per tutte le forme di fiscalità a cui concorrono.

Confidando in un sollecito avvio dei percorsi e delle procedure indicate come indispensabili per salvaguardare il futuro di un contesto industriale deputato a garantire importanti poste del pubblico bilancio, si resta in attesa di una comunicazione di riscontro”.

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