Simona, dipendente della sala Bingo di Messina, ha inviato una lettera al presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, affinchè dia indicazioni chiare circa la possibilità di riaprire dopo un blocco di oltre due mesi.

In seguito al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 08/03/2020, siamo impossibilitati ad aprire la sala bingo ed eseguire il nostro normale lavoro”. Sono trascorsi più di 60 giorni da quando il Covid-19 ci ha costretto ad affiggere questa triste comunicazione sui cancelli dei locali adibiti all’esercizio della nostra attività; 60 giorni di un devastante lockdown che adesso, considerato il suo protrarsi nel nostro settore sino a data da destinarsi, appare tanto terrificante quanto la letalità del virus stesso.

Entrati a pieno nella fase 2, molti esercenti con a carico numerosi dipendenti e pertanto famiglie intere, iniziano a vedere la “luce” ovvero una più o meno immediata “ripresa della propria attività lavorativa”. Centri estetici, parrucchieri e affini, bar e ristoranti, alberghi e lidi estivi, centri sportivi, commercianti in vari settori, vi è una data che definisce la “ripartenza” per tutti, a parte noi, impiegati nel settore del gioco pubblico SALE BINGO.

Sono una dipendente di una sala bingo con sede a Messina che conta più di 40 impiegati e scrivo a nome di tutti i miei colleghi con un’attenzione particolare a quelli con contratti a termine e a coloro che hanno moglie/marito e figli a casa: il nostro è un grido nel silenzio, quello, mi permetto di dire, di una categoria intera caduta ingiustificatamente nell’oblio. Si stimano nella sola Sicilia 27 sale bingo con più di 850 lavoratori che, in questo momento, non hanno la ben minima idea di quando, come e se potranno tornare a svolgere le proprie mansioni lavorative.

Quando? Nessun esponente governativo, né su piano nazionale né su quello regionale, ha fatto cenno neppure lontanamente alla ripresa della nostra attività. Non ci sono previsioni, non esiste alcuna data per noi, né imminente né prossima, eppure l’8 marzo il “lockdown” lo abbiamo inaugurato noi.

Come? Ci fossero delle disposizioni ministeriali, si potrebbe cominciare nel mettere a norma la sala con le dovute misure anti-covid, ma mancando i protocolli di sicurezza, anche quest’ iter non può che rimanere in sospeso.

La domanda sorge spontanea: ci chiediamo a questo punto se la ripresa della nostra attività è da considerarsi reale o virtuale.

Scriviamo questa lettera perché vogliamo far sentire la nostra voce, la nostra presenza, perché vogliamo far valere i nostri diritti, perché siamo tanti, perché “esistiamo” e abbiamo bisogno di essere considerati allo stesso modo e con pari dignità di tanti altri lavoratori dediti ad altre attività e coinvolti in altri settori. E’ doveroso da parte delle autorità competenti  prendere in esame la nostra situazione e fare chiarezza, perché la totale incertezza che aleggia attorno a un settore che è stato dimenticato non è più accettabile né sostenibile. E ’un nostro diritto che venga presa in carico la nostra situazione perché anche noi siamo lavoratori contribuenti, tra l’altro turnisti, abituati a lavorare nelle fasce orarie notturne e nei giorni di festa, sempre e comunque. Scriviamo questa lettera perché con i ritardi delle casse integrazione, ma anche se non fosse così, non possiamo più permetterci di restare a casa con le mani in mano in quanto i risparmi finiscono e anche noi abbiamo famiglie a carico, figli da sfamare, mutui e bollette da pagare.

Vogliamo ricordare accanto a noi i nostri datori di lavoro che hanno investito parecchi soldi in questo settore e che oggi si vedono mancare gli incassi mentre continuano a sostenere spese come gli affitti con i loro risparmi e senza, a tutt’oggi, nessun tipo di prospettiva futura. Vorremmo non vederli costretti a chiudere!

Vogliamo cogliere l’occasione per sottolineare un dato oggettivo che non deve essere trascurato: noi in qualità di “sale bingo” siamo titolari di concessioni dei monopoli di Stato per cui espletiamo un gioco legale che in quanto tale ovvero “legale” non può né deve essere visto come una minaccia per il sociale.

Di contro, un ulteriore eccessivo ritardo nella ripresa della nostra attività, potrebbe realmente incentivare il gioco d’azzardo, illecito ,illegale, piaga da non sottovalutare.  Inoltre è ben noto come il gioco legale sia il motore dell’economia di molti Paesi, muove l’economia del turismo e dell’intrattenimento e contribuisce notevolmente a incrementare le casse dello Stato con prelievi fiscali che abbiamo visto nel tempo progressivamente aumentare.  Per di più, strettamente legati alle direttive e controlli statali, noi sale bingo non abbiamo modo di evadere il fisco ragion per cui la dimenticanza nello stilare i dovuti protocolli per la riapertura del nostro settore resta un mistero ingiustificato. Ci teniamo inoltre a sottolineare che siamo degli operatori che dignitosamente danno tanto alla comunità per l’occupazione e l’intrattenimento: vogliamo far capire a chi non è mai entrato nelle nostre sale che da noi non esiste solo il gioco perché il nostro lavoro è fatto anche di sorrisi, divertimenti, serate di musica che racchiudono il senso di “famiglia”. La nostra attività non si ferma mai, neanche nei giorni di festa, ed è proprio in queste occasioni che ci rendiamo conto di quanta gente sola si rifugia da noi per stare in compagnia, per scambiare due chiacchiere o semplicemente per vedere ricambiato un sorriso.

In virtù di tutto questo, vedere esponenti di alcune classi politiche esultare per la non riapertura del nostro settore  è poco rispettoso e rasenta l’ipocrisia: siamo lavoratori anche noi e paghiamo le tasse anche noi.

Vogliamo stringerci ai colleghi di tutte le Sale Bingo d’Italia, alle loro Famiglie, sappiamo di essere sulla stessa barca e non Vogliamo che questa affondi. L’intento di tutti Noi è racchiuso nell’iniziativa del  gruppo “uniti per il bingo” che ad oggi conta circa 2700 iscritti su Facebook:  Debora e Valeria, le fautrici, due colleghe di due diverse Sale Bingo che per prime hanno voluto rompere il silenzio, preoccupate per le sorti aziendali, per il loro futuro che è comune al nostro, perché l’intento è appunto quello di mobilitarci tutti insieme per la ripartenza di un intero settore, perché siamo “uniti” per raggiungere un unico e solo obiettivo ovvero sollecitare il Governo a riaprire le nostre Sale.

Il nostro è un “grido” di aiuto, vuole essere quello atto a ottenere come risultato “la nostra ripartenza”! Ci aspettiamo di poterlo fare presto in quanto abbiamo sale che permettono di garantire le stesse condizioni di sicurezza che sono state adottate per altre attività. Sappiamo che la ripartenza sarà lenta e difficile ma bisogna farlo, adesso e non oltre, perché noi non possiamo più autosostenerci con i nostri risparmi, perché la cassa integrazione continua a tardare e comunque non è sufficiente per il sostentamento di una famiglia, perché qui in Sicilia siamo a contagi quasi nulli da qualche giorno a questa parte.  Non fermate il cuore pulsante di un circuito che non ha nulla di meno di tanti altri in termini di rispetto e che contribuisce a far girare di parecchio l’economia! ABBIAMO BISOGNO DI TORNARE A LAVORARE!”. affinch